Il Bivio

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Dove stiamo andando e come sarà la società del futuro?
Sarà un Futuro 3.0, o soltanto lo zero assoluto?

Sono domande che mi pongo spesso, specialmente dopo aver assistito a quello che ultimamente sta succedendo in più parti di questo nostro mondo. Un mondo dove tutto è confuso e dove non esiste più una linea guida per la corretta convivenza. Dove chi ha denaro cerca sempre di averne di più anche se potrebbe benissimo accontentarsi e pensare che non vivrà per sempre. Ma ci sono sempre i bisogni dei figli, direte voi. Ed io rispondo, ma chi vi assicura che i figli seguiranno le orme del padre o saranno allo stesso modo intoccabili? Non è infatti la prima volta che i figli debbano pagare per la condotta squilibrata o gli errori dei propri genitori e la storia ci insegna quanto possa essere pericoloso un individuo che non ha più nulla da perdere, quando si trova davanti ad un’ingiustizia. Il discorso cambierebbe aspetto se tali individui reinvestissero nella società il denaro e le risorse accumulate, creando benessere. Pensiamoci bene per un solo momento e proviamo a far diventare questo pensiero una sorta di bella favola da raccontare al mondo. A volte per andare avanti bisogna tornare indietro, e ricercare le soluzioni ai quesiti partendo dalle basi, ed è quello che cercherò di fare.

Come ben sappiamo, i principali problemi che attanagliano questa nostra società riguardano: Lavoro, Denaro, Gestione delle risorse e la Visione del futuro. Sono tutti punti sociali collegati tra di loro da una connessione evidentemente chiusa, e che possiamo immaginare come un serpente che si morde la coda.

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Analizzando i vari punti e le connessioni, possiamo dire che:
Il lavoro (bisogno ormai primario) è collegato direttamente al denaro che ne è una conseguenza. Nel contesto globale è un baratto tra datore e dipendente, per quello che svolge in suo favore (un tempo vigeva il baratto di generi di utilità) e concluso con un pagamento, solitamente in denaro, e spesso corrisposto in modo iniquo o non abbastanza da non compensare lo sforzo fatto.
Bisogna dire che l’uomo di un tempo svolgeva lavori dedicati esclusivamente a sopperire ai propri bisogni elementari: mangiare, bere, dormire, abbigliarsi, ecc, attraverso la coltivazione della terra, allevando animali o cacciandoli in natura, e sbizzarrendosi nella creazione e trasformazione artigianale di tutto quello che si trovava in natura.

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Nella nostra epoca molti lavori sono principalmente dedicati alla finanza e alla progettazione di generi non alimentari, adatti a sopperire le necessità egocentriche dell’uomo moderno e al suo bisogno di svago, e molto spesso anche i lavori primitivi vengono affidati a macchine prive di anima e coscienza, costruite appositamente per prelevare, elaborare e trasformare le risorse naturali o chimiche, e aumentare la produzione del prodotto finito pronto per la vendita. Risorse che sono in continua diminuzione e, a volte, in profondità irraggiungibili per l’uomo, rendendo necessario l’utilizzo di macchine costose e lo studio di alternative tra l’altro pericolose. Infine c’è il futuro, che non è altro che il risultato di quello che è stato capace di fare o non fare l’uomo stesso, che un tempo poteva essere soltanto immaginato e che adesso possiamo programmare in anticipo in base alle nostre idee, siano queste fiorenti oppure drammatiche.
Sin dalla sua comparsa in questa terra, l’uomo si è spesso trovato davanti a delle scelte da  compiere e che avrebbero influenzato il suo stesso futuro. Per la maggior parte di queste ha optato per la salvaguardia della specie, altre volte si è lasciato avvelenare dalla parola profitto e si è scagliato contro i propri simili sotto l’effetto di manie da onnipotenza. Se solo si fosse fermato per un solo istante a pensare che avere tanto denaro non serve a nulla se non c’è nessuno che produce beni o servizi da poter acquistare, forse non saremmo in questa condizione economica fantoccia e non dovremmo guardarci dai nostri simili che sembrano pronti ad accopparci per garantire la propria sopravvivenza.

tante persone
E’ vero, siamo in troppi per poter essere tutti soddisfatti. E la colpa è soltanto di chi ha amministrato tutto il sistema e che non ha pensato a come portare avanti la baracca, se non la propria, garantendosi il futuro per se e, forse, per i propri figli.
Se potessi tornare indietro nel tempo, porterei con me un film degli ultimi cinquant’anni e griderei al mondo gli errori fatti e quelli da evitare assolutamente, ma forse siamo ancora in tempo ad invertire la rotta ed evitare una triste sorte a questa umanità che sembra avviarsi sul lungo cammino.
Come abbiamo fatto a ridurci in questo modo?
Chi ci ha tolto la facoltà di “vedere” gli errori fatti e quelli che stiamo continuando a fare?
Cosa ci rende così vigliacchi da non riuscire a ribaltare la situazione nella consapevolezza che si sta per consumare l’estinzione di una buona parte della razza umana a favore di pochi megalomani?
Troppe sono le domande e troppo poche le risposte, anzi, in verità ne basterebbe soltanto una: “Noi stessi!”
Se volessimo davvero cambiare le cose (cosa in cui dubito fortemente),dovremmo essere pronti a prendere drastiche decisioni nell’immediato.
Dovremmo cominciare a rinunciare a tutta la tecnologia inutile che assembra le nostre case;
Smettere di ascoltare chi un lavoro ce l’ha già e parla soltanto per difenderlo, dicendo agli altri che va tutto bene;
Dovremmo entrare nelle fabbriche e distruggere tutte le macchine che hanno sostituito l’uomo, dato che anzichè aiutarlo lo hanno ridotto alla fame, e riprenderci i posti di lavoro che ci spettano, ristabilendo l’ordine delle cose;
Istituire per legge la meritocrazia certificata nei lavori pubblici, affinchè chi possiede un certo QI possa svolgere soltanto incarichi equivalenti alla sua dotazione naturale e venir retribuito come merita senza mai eccedere con i compensi, i quali dovrebbero avere un tetto massimo non superabile e che non sia troppo diversificato dalle altre categorie.
Tali compensi dovrebbero tenere conto del numero dei componenti familiari e dei loro bisogni, garantendo il lavoro esclusivamente al capofamiglia o le donne single;
Ripristinare gli antichi mestieri, tutti quelli che oggi sono scomparsi perchè sostituiti dalle produzioni di massa e dare la possibilità ai bottegai di istruire i propri figli, garantendogli un futuro lavorativo in sostituzione all’atto del pensionamento o spingendoli all’apertura di una nuova bottega socialmente utile alla comunità;
Garantire un prezzo fisso e giusto per tutti i tipi di prodotti e servizi, evitando così che pochi centesimi di farina possano diventare tre euro di pane;
Ovviamente, in un sistema funzionale non ci sarebbero episodi di criminalità dovuti alla mancanza di lavoro o di denaro, in quanto tutti avrebbero di che sfamarsi e nessuno sarebbe costretto all’illegalità.

L’elenco può continuare e vi spingo a farlo commentando questo articolo.

Vi invito anche a riflettere sulle seguenti parole:
Per alcuni siamo in troppi ed è possibile che questa situazione economica già drammatica sfoci in una guerra civile dalle proporzioni mondiali con conseguenze inimmaginabili. Le ultime notizie sulla diffusione incontrollata delle malattie virali, non fanno presagire nulla di buono ed in molti si chiedono se non sia una manovra premeditata dalle menti illuminate per attuare il loro piano di decimazione dell’umanità. Nessuno da risposte su cosa spargano nell’aria gli aerei che si possono intravedere nei cieli durante la notte. Quello che arriva sulle nostre tavole è dalla dubbia provenienza e non sappiamo più cosa mangiare che non sia già stato trattato con agenti chimici o alimenti geneticamente modificati (OGM). I problemi di concepimento sono in aumento e nessuno da risposte su quali possano essere le cause. Alcune malattie già debellate a suo tempo, sono tornate a mietere morte.

Siamo sicuri di voler continuare a subire tutto questo?

Grazie per l’attenzione.

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