Tumore al seno: quando la vera notizia è scritta in piccolo.

Quando un quotidiano nazionale divulga notizie di pubblico interesse, nelle quali si vanta il raggiungimento di importanti risultati nel campo della ricerca, tutti noi dovremmo essere contenti… a patto di fermarci alla lettura del titolo scritto in grassetto. Accade sempre più spesso che, celati dai titoli scritti a caratteri cubitali, le notizie più rilevanti siano citate nei sottotitoli che li accompagnano: i colori sono più stinti e i caratteri notevolmente più piccoli. Quello che segue ne è un esempio:

Tumore al seno - Salute Benessere

Nel sopracitato articolo di oggi, ripreso da una notizia già divulgata dal Notiziario Chimico Farmaceutico lo scorso novembre 2018, si parla della scoperta della nuova molecola “Ribociclib” che, aggiunta alla terapia endocrina standard, potrebbe assicurare il 70% di sopravvivenza in più, rispetto al 46% della sola cura standard. Viene evidenziato che, seppure i farmaci prodotti con tale molecola possano allontanare il ricorso alla chemioterapia, utilizzare il Ribociclib non significa che non si arriverà alla necessità di doversi sottoporre alla terapia invasiva.

Ribociclib (nome commerciale Kisqali – 63 compresse rivestite da 200mg – costo approssimativo € 7.920,01) è un inibitore della ciclina D1 / CDK4 e CDK6, ed è usato per il trattamento di alcuni tipi di cancro al seno. Viene anche studiato come trattamento per altri tumori resistenti ai farmaci, ed è stato sviluppato da Novartis e Astex Pharmaceuticals.

Annotazioni prelevate dall’articolo del NFC – novembre 2018:

  • Ribociclib (Kisqali®), inibitore selettivo delle chinasi ciclina-dipendenti 4/6 (CDK 4/6), è disponibile e rimborsabile in Italia.
  • Ribociclib (in combinazione con un inibitore dell’aromatasi) è indicato come terapia iniziale a base endocrina per il trattamento delle donne in post-menopausa con carcinoma mammario in stadio localmente avanzato o metastatico positivo per il recettore ormonale (HR) e negativo per il recettore 2 per il fattore di crescita epidermico umano (HER2).
  • I risultati dimostrano che ribociclib, in associazione con un inibitore dell’aromatasi o tamoxifene e goserelin come terapia endocrina iniziale, prolunga in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS, progression-free survival) rispetto alla sola terapia endocrina e goserelin (PFS mediana di 23,8 mesi rispetto ai 13,0 mesi con tamoxifene o un inibitore dell’aromatasi più goserelin).
  • I dati relativi al nostro paese indicano che 1 donna su 8 in Italia si ammala di tumore al seno nel corso della sua vita. Tra le patologie oncologiche è la più diffusa tra il genere femminile, con circa 50.000 nuovi casi ogni anno in Italia, e con un trend di incidenza in leggera ascesa (+0,3%). Complessivamente, la sopravvivenza risulta in Italia essere pari all’87% a 5 anni dalla diagnosi e all’80% a 10 anni. Inoltre la mortalità è in diminuzione continua (-0,8% per anno). Questo grazie ai significativi progressi compiuti nella diagnosi e nella cura. Ma, malgrado tali avanzamenti, il tumore al seno si configura ancora, tra le patologie oncologiche, come la prima causa di morte, rappresentando il 17% delle morti femminili dovute al cancro, con oltre 12.000 decessi ogni anno.

Tornando all’articolo Ansa

Screen - Salute - Benessere - tumore

stralcio articolo ansa

 

Beh, la notizia potrebbe essere promettente, ma quello che lascia l’amaro in bocca e fa nascere tante domande è scritto in piccolino: quell’aumento di tumori in stato avanzato, nelle donne in età compresa tra i 20 e i 39 anni, dovrebbe farci riflettere.

Screenshot_ Salute Benessere-sottotitolo

stralcio screen articolo ansa

La vera notizia, e le domande che nascono spontanee.

Che cosa sta causando lo smisurato aumento di pazienti colpite dal tumore al seno, soprattutto in giovane età? È questa la domanda alla quale dovremmo ricevere una risposta esaustiva. Risposta che, ovviamente, potrebbe anche non arrivare mai. Nonostante tutto, dovremmo essere già consapevoli che i tempi stanno cambiando al peggio e per mano dello stesso essere umano; essere umano che, tra l’altro, se dovessimo dare uno sguardo a ciò che i testi scientifici descrivono come “evoluzione” dallo stato di Australopiteco a Homo Sapiens, risulterebbe evidente il fatto che non si evolve da parecchio tempo, anzi, direi proprio che “l’uomo moderno” è in pieno stato di regresso. Se questa inversione di tendenza sia indotta o naturale, beh, non sta a me dichiararlo, ma non posso fare a meno di chiedermi se certe malattie non siano una conseguenza di quel che mangiamo o utilizziamo quotidianamente, inclusi i prodotti cosmetici ed elettronici.

evoluzioneumana

10 e lode a chi sta cercando di aumentare le possibilità di sopravvivenza, ma medaglia al demerito a chi sta nascondendo le cause per mero profitto. È forte il sospetto che entrambi gli schieramenti facciano parte dello stesso gioco, ma staremo a vedere: il tempo è galantuomo!

Ffp

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