Blutec: 700 famiglie di Termini Imerese con i piedi sul baratro per un bluff.

Credevano che tutto si stava sistemando, che avrebbero potuto ridare dignità alle loro famiglie e riprendere la normale vita lavorativa, ma le volpi non mancano mai: girano sempre intorno all’uva usando mille sotterfugi.

Di notizie cattive stiamo facendo ormai indigestione; tra furti, rapine con il morto, fallimenti, stupri, ecc, trovare una bella notizia è diventato molto difficile, e se ti metti a scavare tra le notizie per pura curiosità, poi vengono a galla altre storielle che sono tenute più o meno celate all’attenzione della popolazione: sempre più distratta da altre carabattole tecnologiche e dallo stile di vita moderno al quale “qualcuno” sta tentando di abituarci giorno dopo giorno. Oggi, tra una news e l’altra leggevo del grande bluff della Blutec: società di Pescara che si era proposta di rilanciare lo stabilimento di Termini Imerese e che avrebbe dovuto assicurare la tranquillità economica/lavorativa a circa 700 famiglie, approfittando dell’aiuto di un grosso finanziamento di Invitalia.

Lascio la parola ad alcuni stralci del PalermoToday:

Termini Imerese – Ai domiciliari finiscono il presidente del Consiglio Roberto Ginatta (il figlio Mario Ginatta, 36 anni, ex socio di Lapo Elkann e socio di Andrea Agnelli, sarebbe stato tra i clienti del giro di prostituzione minorile organizzato in alcuni locali torinesi da Enrico Marchesi. “600 euro per un pomeriggio di sesso” – 24 marzo 2018) e l’amministratore delegato Cosimo Di Cursi (attualmente all’estero). Contestato il reato di “Malversazione a danno dello stato“. Il denaro finanziato da Invitalia (21 milioni di eurozzi) è stato già utilizzato, ma senza seguire l’accordo del programma di sviluppo. La Blutec spa, costituita nel 2014, con sede a Pescara, ha sottoscritto nel 2015 l’accordo di programma con i dicasteri dello Sviluppo Economico, del lavoro e delle politiche sociali, con la Regione Siciliana e il Comune di Termini, per un importo complessivo di circa 95 milioni di euro, chiedendo agevolazioni pubbliche per oltre 71 milioni di euro (67 milioni per finanziamento agevolato e 4 milioni a fondo perduto). A partire dal dicembre 2016, sono stati erogati alla società circa 21 milioni a titolo di anticipazione. Gli investigatori hanno ricostruito in questi mesi i movimenti di denaro: l’azienda avrebbe utilizzato i fondi senza rispettare l’accordo di programma. Alcune spese sono state giudicate non ammissibili, in altri casi i fondi pubblici sono stati utilizzati per l’acquisto di beni (ad esempio software) impiegati a beneficio di altre unità produttive dell’azienda situate fuori regione e non nel polo industriale di Termini Imerese. A tutt’oggi, nonostante la revoca del finanziamento intervenuta ad aprile del 2018, le procedure di restituzione non sono state ancora avviate. La Blutec è stata segnalata per responsabilità amministrativa degli enti dipendente da reato, per aver tratto un indebito profitto dal reato di malversazione commesso nel suo interesse da Ginatta e Di Cursi.

Ma chi è Invitalia, qual è il suo ruolo e quali sono i suoi investimenti?

Da Wikipedia:
InvitaliaAgenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A., è una società per azioni italiana partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia. Nasce nel 1999 come Sviluppo Italia S.p.A. in seguito al decreto legislativo n. 1 del 9 gennaio 1999 deliberato dal Governo D’Alema (Riordino degli enti e delle società di promozione e istituzione della società Sviluppo Italia) che disponeva la fusione di SPI, Itainvest (ex Gepi), IG (S.p.a. per l’imprenditorialità giovanile), Insud (promozione e sviluppo di imprese turistiche e termali), Ribs (strumento operativo del Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali sul risanamento agro-industriale zuccheri), ENI-Sud, Finagra (promozione nel settore agro alimentare) in un’unica azienda per rilanciare lo sviluppo industriale del Mezzogiorno d’Italia dopo la scomparsa della Cassa del Mezzogiorno. (Dal 2003 rientra nella sua missione anche l’attrazione di investimenti esteri.) Invitalia gestisce quasi tutte le agevolazioni dello Stato alle imprese e alle startup innovative e fornisce un supporto tecnico e operativo alla pubblica amministrazione in particolare come al Ministero dello sviluppo economico e provvede all’attuazione degli accordi di programma dei progetti finanziati dallUnione europea. Sul fronte dell’attuazione degli investimenti, dal gennaio 2013 al settembre 2014 contribuisce, con i Contratti di Sviluppo, all’insediamento sul territorio nazionale di multinazionali come Rolls-Royce, Unilever, Vodafone, Enterra, Sasol e Bridgestone, attivando investimenti esteri per circa 250 milioni di euro, uniti ai 166 stanziati da Invitalia. L’obiettivo è quello di promuovere l’innovazione del sistema industriale e gli investimenti esteri in Italia, attraverso la valorizzazione e il rilancio delle potenzialità dei territori. Dal 2014 si occupa anche di edilizia e di rilanciare le aree industriali in crisi, talvolta tramite la rilevazione o l’acquisizione delle imprese in difficoltà. Queste nuove attività gli sono valse il soprannome di “nuova IRI”.

Ma non è tutto.

L’Invitalia si preoccupa di finanziare anche progetti che non hanno niente a che vedere con l’Italia, infatti i soldini finiscono anche nelle mani di immigrati irregolari per favorirne il ritorno in patria e rimettere in piedi nuove attività. Lo dice lo stesso sito di Invitalia.it, dove potrete trovare tante storielle come quella di “Kalifa e la sua officina di riparazioni in Costa d’Avorio” che riporto qui sotto:

Un’officina per la riparazione di motocicli e la fornitura di ricambi per auto e moto. Era questo il sogno di Kalifa, 37 anni, ivoriano. Un sogno perduto e poi ritrovato, un progetto di vita, su cui scommettere per rimanere con la compagna e i tre figli nella sua terra d’origine, la Costa d’Avorio. Con un contributo di 770 euro Kalifa ha rimesso in piedi la sua officina a Daloa, venduta nel 2016 per pagarsi un viaggio della speranza verso l’Europa, mai giunto a termine. Il tutto grazie al Progetto “Fah-So-Kafissa”, che nel dialetto Malenké significa “Sentirsi bene nella propria terra di origine, superare le difficoltà anche più grandi per stare a fianco della famiglia”. Il progetto punta da un lato a promuovere lo sviluppo socio-economico della Costa d’Avorio (in particolare nel distretto di Daloa) attraverso la creazione di opportunità di lavoro ed il sostegno alla micro-imprenditoria giovanile e femminile delle fasce sociali più vulnerabili; dall’altro vuole mitigare il rischio di migrazione illegale, attraverso un programma di rafforzamento delle competenze, corsi di alfabetizzazione e di sensibilizzazione sui temi socio-economici. Kalifa infatti è un “migrante di ritorno”: nel 2016 decide di vendere il negozio e partire, perché con la crisi che aveva colpito la Costa d’Avorio, la clientela della sua officina era drasticamente diminuita. Fermato dalla guardia costiera libica su un gommone appena salpato dalle coste nordafricane, viene portato in carcere, dove rimane per tre mesi, ma grazie all’incontro con un volontario di una ONG operante per conto dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, riesce a rimpatriare a Daloa. Ed è qui che Kalifa viene a sapere del progetto Fah-So-Kafissa: con la formazione in contabilità semplificata e l’assegnazione di un microcredito riesce a rimettere in piedi la sua officina, il sogno ritrovato di una vita dignitosa nella propria terra. Il Progetto “Fah-So-Kafissa” è realizzato dalla ONG CeVI e finanziato dal Ministero dell’Interno. Invitalia affianca il Viminale nelle attività di monitoraggio e verifica dell’andamento dei progetti avviati, gestendoli dal punto di vista amministrativo e finanziario.

L’invitalia ha anche dato sostegno ad altre forme di sviluppo locale, ma che non fruttano soldini sul suolo italiano, come ad esempio:
– Il consorzio per le coltivazioni orticole avviato da Brigitte in Costa d’Avorio.
Il gelato gourmet di Marco Ottaviano, dal Mugello alla Cina grazie a Invitalia. Storiella che vi segnalo qui di seguito:

Marco Ottaviano, un passato da manager del settore farmaceutico e medicale, ha deciso di reinventarsi, riscoprendo una passione nata da bambino e trasmessa dal nonno, gelataio di Piazza Vittorio a Roma. Marco però ha puntato più in alto: ha studiato tecniche e componenti e ha cercato di differenziare il suo prodotto in un mercato certamente saturo. Ha scelto di operare in assoluta libertà, realizzando un prodotto anche più costoso rispetto alla media, ma è diventato in pochi mesi un riferimento anche per i diabetici e celiaci, apprezzato da Tripadvisor e dal Gambero Rosso. La gelateria è nata con i finanziamenti per l’Autoimprenditorialità, oggi incentivo Nuove Imprese a tasso zero, rivolto ai “giovani” e alle donne di tutta Italia che vogliono diventare imprenditori. (Il finanziamento di Invitalia è servito per comprare le macchine utili alla produzione del gelato gourmet). A pochi mesi dall’avvio dell’attività nel Borgo toscano, che conta 60.000 abitanti, Marco Ottaviano guarda già a Oriente: “Un giorno è venuto da me un imprenditore appartenente a una famiglia di importatori ed esportatori cinesi. Ha provato il mio gelato. Poi, a distanza di tempo, è tornato e ha spinto suo fratello a investire sulla mia attività: abbiamo infine sottoscritto un accordo per produrre il mio gelato in Cina – ci ha raccontato Ottaviano – Gli imprenditori cinesi sono formati da me, su tecniche e macchinari e utilizzeranno le mie materie prime. Io e mia moglie dovremo tornare a Pechino dove, in primavera, apriranno il primo punto vendita. Pechino conta 21 milioni di abitanti! – sottolinea Ottaviano.

Se vuoi scoprire altre storie interessanti nate dagli investimenti di Invitalia, che attualmente guarda in direzione del nord Africa, puoi andare direttamente sul loro sito web

Se vi chiedete perché le nostre attività storiche stanno scomparendo dal quadro economico mondiale, e perché i nostri prodotti nazionali non hanno più nulla di Nazionale, è chiaro che nonostante le risorse per aiutare milioni di lavoratori italiani e/o salvare il made in Italy potrebbero essere disponibili, è più conveniente investire all’estero, smantellare tutto o far entrare gli investitori stranieri nel territorio italiano. Amen!

Fonti e immagini dal web

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