Play, Stop, Rewind. Ripetiamo le stesse cose all’infinito.

Ovunque punti l’occhio o l’orecchio, vuoi o non vuoi ti ritrovi a leggere qualcosa o a sentire qualcuno che parla dei giorni della merla. Ieri parlavano di olocausto e domani parleranno di festival; poi verrà il tempo di scalmanarsi con altri argomenti e/o eventi già noti, poiché non c’è niente di nuovo all’orizzonte: solo una vecchia pellicola impressa con pezzi di vita vissuta da rivedere all’infinito. Come la perla che scorre l’intero filo per poi tornare al punto di partenza, così è la nostra esistenza. Se proviamo a tornare indietro con la memoria, anche non troppo indietro, possiamo sicuramente affermare di essere intrappolati in un Loop di eventi ripetitivi e preconfezionati. Viviamo con ardore un dato momento, ma poi ce ne dimentichiamo e lo riponiamo nel cassetto, almeno fino a quando non verremo spinti a tirarlo fuori per poterlo ripetere. Vi sembrerà strano, ma faremo uso delle stesse parole e degli stessi metodi che ci hanno inculcato nel corso del tempo. La calda carne umana è stata sostituita dalla fredda corazza di un’automa i cui ingranaggi vanno lubrificati di tanto in tanto per non perdere quell’effimera illusione di essere vivi, e in quanto tali siamo costretti a partecipare agli eventi di questo universo così come è stato deciso, ma non da noi.

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Crediamo di essere liberi di scegliere, ma la realtà dice che la nostra esistenza è tutta un ripetersi di eventi positivi e negativi, di feste e di atrocità da commemorare, del risorgere di malattie debellate e dimenticate e di tutte quelle abitudini che ci sono state imposte da un sistema invisibile che ci spinge all’azione in un preciso momento. A cose fatte ci tiene buoni con un’organizzata opera di distrazione collettiva, finché non arriverà il momento di risvegliarci dall’indotto torpore, proprio come se fossimo tutti collegati al timer di una sveglia mondiale, per poter ripetere l’intero copione.
Nulla è più genuino.
Nulla è più frutto della spontaneità umana.
Tutto è stato programmato ad arte affinché le cose vadano in una certa direzione. Nessun perdono per chi arrischia un cambio di marcia o mette il piede oltre la linea disegnata sul sentiero, perché ogni cosa è stata già decisa e non sono consentite le interferenze. Ce ne rendiamo conto, tutto ci porta a pensare che ci sia in atto un tentativo di depersonalizzazione del genere umano, eppure continuiamo a far parte di questo gioco vorticoso che sta prosciugando ogni briciola di autonomia decisionale.

Ammiriamo le opere d’arte di chi ci ha preceduto, ma noi non lasceremo alcun segno tangibile del nostro passaggio, a parte la distruzione di tutto ciò che c’era di buono.

È tutto un Play, Stop, Rewind. Inutile far finta che non sia così, poiché l’evidenza è inattaccabile! Non facciamo altro che rivangare il passato e ripetere ciò che è stato già fatto (errori inclusi), ma così facendo abbiamo perso di vista il futuro di questa umanità: sempre meno umana e sempre più robotica. Mi piacerebbe approfondire l’argomento con voi, amici e lettori di passaggio, ma oggi è risaputo che NESSUNO si sofferma nella lettura di qualcosa che superi le poche righe: non siamo più padroni nemmeno del nostro tempo.

Buona giornata.

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Un pensiero su “Play, Stop, Rewind. Ripetiamo le stesse cose all’infinito.

  1. Amara riflessione, passato il momento di sconforto ci deve esortare – ognuno – ad usare la testa, essere critici, non subire. Forse anche a “fottercene” di quello che ci mostrano e dicono, di questi “grandi temi” e “grandi eventi”, più o meno importanti, più o meno seri.

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