Avvisare la gente… era troppo?

Nel corso degli anni, tutti noi abbiamo assistito a un progressivo cambiamento negli iter e nella struttura interna della maggior parte degli uffici di pubblico servizio: tra questi c’è sicuramente la Posta Italiana. La tecnologia è ormai parte integrante di questo tipo di edifici, anche troppo, peccato che non tutti gli impiegati siano al passo con i tempi, né hanno conservato alcun ricordo di ciò che vuol dire buon senso. I nuovi uffici postali sono indubbiamente più carini, forse anche troppo dispersivi, e la tecnologia non aiuta come dovrebbe. Una volta seguivi un turno e sapevi che dovevi attendere un tot di gente che ti precedeva. Oggi, soprattutto con l’avvento delle prenotazioni online tramite smartphone, dopo aver atteso tempi biblici e sei ormai pienamente convinto di essere a un passo dalla meta, quella meta ti si allontana all’improvviso: chi ha prenotato online arriva tranquillamente e ti ciulla il posto. Ok, anche lui ha atteso che arrivasse il suo turno, ma diversamente dai tanti presenti che non hanno più sensibilità al deretano o ai piedini, il loro turno l’hanno fatto comodamente al bar, oppure si sono appena alzati dal letto o fatto tanto altro. La tecnologia è anche questo… amen!

Tuttavia, se sei in piedi e in attesa da un’oretta per poter richiedere un misero pezzo di carta per i fini Isee, nel mio caso la giacenza media annua della carta ppay, e quando viene il tuo turno ti presenti dall’impiegata che, fintamente dispiaciuta, ti comunica: “Se ne parla dopo giorno 20, perché il sistema ancora non lo permette.” è chiaro che ti girano gli zebedei. Nessuno, ripeto, nessuno si è preso la briga di affiggere un fottuto pezzo di carta che avvisasse i presenti dell’impossibilità di compiere quella stramaledetta operazione, obbligando tanta gente a buttare nel cesso il proprio prezioso tempo, e che siano stati 10 minuti o 1 oretta non fa alcuna differenza.

incacchiato

In quell’ufficio postale c’erano 6 sportelli attivi. Due di questi erano occupati da giovincelli di primo pelo, quattro erano occupati da donne di media età, mentre altre due donne (una delle quali era la direttrice) erano all’interno di una stanza occlusa alla vista da una sorta di parete divisoria, e un’altra ancora si occupava delle consulenze in un’altra stanzetta separata. Ebbene, ad un certo punto rimasero solo i due giovanotti, mentre le donne “contemporaneamente” abbandonarono la postazione e si portarono tutte all’interno di quella stanza a ciarlare della puntata della soap opera preferita e fare gossip consumando un caffè appena arrivato a mezzo ragazzo del bar (le si sentiva senza alcuno sforzo). In altre parole, le gentili donzelle se ne sono sbattute le ovaie, mentre la gente aspettava i loro porci comodi. Sarò certamente etichettato come maschilista, anche se ci tengo a precisare che sono cresciuto con un padre che ha lavorato alle poste italiane fino alla pensione, ma ho la netta sensazione che ci si stia un po’ approfittando della corrente social correct. Certe cose accadevano anche nei tempi in cui la presenza maschile era nettamente superiore, non lo metto in dubbio, ma c’era più discrezione, tanta paura di perdere il posto e, almeno, un avviso su un pezzo di carta scritto a penna lo appendevano in bella vista. Oggi il buon senso è qualcosa di superfluo, non è più necessario. Scusate questo piccolo sfogo: adattarsi a questo tipo di progresso sta diventando sempre più difficile, almeno per me.

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