Compra, butta, compra – Obsolescenza programmata e pratiche scorrette.

Bentrovati a tutti voi, amici e lettori di passaggio, spero che il 2019 sia cominciato nel migliore dei modi e che possa regalarci tante belle sorprese. Per questo diario è il momento di aprire nuove pagine, quindi procediamo con il primo post di questo nuovo anno. Questo è un post che punta il dito contro le pratiche commerciali scorrette che sono cominciate nel 1924 e non hanno mai avuto fine. Ma andiamo con ordine e buona lettura.

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OBSOLESCENZA PROGRAMMATA

PRATICA COMMERCIALE SCORRETTA

Come già detto, vari cenni storici puntano il dito sul 1924, quando alcune grosse compagnie di produzione delle lampadine decisero di commerciare prodotti con una durata temporale programmata. Tale Lobby prese il nome di Cartello Phoebus e sembra che ne facessero parte aziende molto note: Philips, Osram, General Electric Company, Tungsram e altre (n.p.). L’accordo stretto dal cartello, semplificato nella frase: “1000h sono una ragionevole aspettativa di vita per una lampadina”, doveva terminare nel 1955, ma la seconda guerra mondiale ne anticipò la fine nel 1939. In realtà, anche se il nome non è più quello e nonostante molti paesi abbiano vietato questa pratica commerciale scorretta, le Lobby commerciali hanno continuato a produrre prodotti dalla durata limitata.

carbonfilament

Per quanto riguarda i tempi moderni, raggirare l’acquirente non è stato così difficile!
È bastato sostituire i materiali duraturi come l’acciaio, l’alluminio e/o il ferro con ingranaggi plastici molto sottili e fragili. Poi, nascosta la magagna all’interno delle varie macchine moderne ed evitato di vendere i ricambi necessari alla riparazione autonoma, è bastato obbligare l’acquirente a rivolgersi ai centri specializzati, oppure a cestinare il prodotto per acquistarne uno nuovo o finto nuovo (basta cambiare colore o stile). Mica scemi!

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Curiosità:
L’ingranaggio che gestisce la forza dei macinacaffè delle macchine automatiche casalinghe, è in plastica e costa mediamente 3 euro, ma non tutte le case forniscono il ricambio. Sembra che sia stato fatto appositamente perché possa rompersi alla minima pressione (basta un chicco di caffè più duro) così da costringere l’acquirente a spendere ulteriori soldini in riparazioni (circa 90 eurozzi) o spingerlo all’acquisto di una macchina più moderna.

Questo è un video a testimonianza – postato su Youtube da Strade sotterranee:

Pare che la pratica scorretta sia ancora in atto e abbia inglobato anche i prodotti elettronici, ma questa non è affatto una novità e possiamo tranquillamente valutare con mano: smartphone, ipod e tablet durano veramente poco. Non si tratta soltanto della morte prematura delle batterie (che non possono più essere sostituite) ma anche dell’intera struttura plastica sempre più fragile. Per non parlare dei continui aggiornamenti che sanno sempre più di operazioni ghost marketing.

Obsolescenza programmata o pianificata: (da wikipedia) – strategia volta a definire il ciclo vitale di un prodotto in modo da limitarne la durata a un periodo prefissato. Il prodotto diventa così inservibile dopo un certo tempo, oppure diventa semplicemente obsoleto agli occhi del consumatore in confronto a nuovi modelli che appaiono più moderni, sebbene siano poco o per nulla migliori dal punto di vista funzionale.

L’ordine è “Compra, Butta, Compra”. Noi lo sappiamo, lo vediamo e ce ne fottiamo!  Intanto, però, tutto questo materiale plastico indistruttibile continua ad accatastarsi da qualche parte in questo pianeta, a volte sopra e a volte sotto, ma questo non sfiora l’animo sensibile degli ecologisti a tempo determinato (proprio come i prodotti di cui sopra) e snobbano la questione seguendo le direttive dei loro veri padroni.

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Un pò di storia:

  • Il termine «obsolescenza pianificata» è comparso per la prima volta in letteratura nel 1932, anno in cui il mediatore immobiliare Bernard London propose che fosse imposta alle imprese per legge, così da poter risollevare i consumi negli Stati Uniti durante la grande depressione.
  • Anni 30, i ricercatori dell’azienda chimica DuPont riuscirono a creare una fibra sintetica molto resistente “il nylon”. A quell’epoca le calze da donna si smagliavano facilmente, il nylon rese tutto più duraturo, dannoso e pericoloso per gli affari delle aziende coinvolte. In breve la DuPont incaricò i propri tecnici di indebolire la fibra stessa che avevano creato.
  • Fu il designer statunitense Brooks Stevens a reinterpretare il concetto di obsolescenza pianificata: «l’instillare nell’acquirente il desiderio di comprare qualcosa di appena un po’ più nuovo e un po’ prima di quanto sia necessario». Piuttosto che creare manufatti poveri che sarebbero stati sostituiti in breve tempo, bastava progettare prodotti sempre nuovi che utilizzassero le moderne tecnologie e generassero nuovi gusti e necessità. Stevens ha dichiarato di non considerare l’obsolescenza programmata come una sistematica produzione di rifiuti, ma supponeva che i prodotti sarebbero finiti nel mercato di seconda mano, dove sarebbero potuti essere acquistati da persone con un potere di acquisto inferiore.

In effetti, sembra che molti dei prodotti cestinati nei paesi progrediti finiscano in Africa come prodotti di seconda mano.

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Di Ulfbastel – Fotografia autoprodotta, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1989554

Altra curiosità:
Nella caserma dei Vigili del Fuoco di Livermore-Pleasanton, in California, esiste una vecchia lampadina a incandescenza che è entrata nel Guinnes dei primati come “Centennial Light”: è accesa ininterrottamente da più di 118 anni.

Andiamo a noi. Parliamo spesso di progresso e di ecologia, ma cerchiamo sempre un capro espiatorio per le nostre malefatte, dato che non siamo capaci di guardarci allo specchio. Potrà sembrare tragicamente difficile da digerire, ma se il mondo sta andando a rotoli è soltanto colpa nostra e del nostro desiderio di possedere tutto ciò che serve “esclusivamente” per apparire alla moda.

fonti e immagini dal web

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