A te che non hai nulla

Ancora pochi giorni e sarà Natale. Le famiglie si riuniranno per il classico cenone celebrativo, durante il quale mangeranno, brinderanno, giocheranno e si scambieranno i regali che hanno acquistato nel corso di questi ultimi giorni: magari attendendo l’offerta speciale dell’ultimo momento. Anche se le famiglie non sono più unite come un tempo, vuoi perché i figli crescono o perché qualcosa non è andato per il verso giusto durante l’anno, questo non fermerà l’oliato ingranaggio messo in movimento dall’atmosfera natalizia, e spesso ci si ritrova a scambiarsi falsi sorrisi e false parole da dimenticare al più presto. La stessa cosa accade sempre più spesso anche tra amici di una vita, la situazione sopradescritta non cambia affatto. Ciononostante, scambiarsi gli auguri di Buone Feste e di un prospero Nuovo Anno, è una prassi che non deve e non può mancare. Tuttavia, a prescindere dai sentimenti affettuosi e dalla voglia di festeggiare insieme, augurare buone feste a chi ha già tutto lo ritengo un atto di puro egoismo. Stai festeggiando ingozzandoti di ogni sorta di prelibatezza, hai un tetto sopra la testa, la tua famiglia è felice, tutti lavorano e guadagnano lo stretto necessario per permettersi qualche lusso… cos’altro potrei o dovrei augurarti?

In questi brevi giorni di festosa illusione, tutte le parole spese in difesa di questo o di quel povero disgraziato, figlio di un colore, di una sorte e di una diversa società andranno a farsi benedire ”Ma sì, chi se ne fotte!”, un atteggiamento che chiarisce ciò che in realtà siamo: bocche parlanti e niente di più! Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio, ed è anche chiaro che queste mie parole possano risultare antipatiche, dure, sconvenienti, e potrebbero anche spingere molti lettori e amici a voltarmi le spalle… in tal caso me ne farò una ragione! Nonostante tutto, queste sono parole sentite e genuine… e non attendono applausi. Quello che posso certamente augurare a tutti voi, lettori di passaggio e amici blogger, è una serena presa di coscienza. Siate voi stessi, senza alcuna costrizione indotta dai social o dai leoni da tastiera: siate veri!

Quest’anno, il mio augurio più sincero andrà a chi ha davvero necessità di ritornare a sentirsi parte di questa affannata società. Quei reietti che sono usati per favorire questa o quella campagna di falsità che li avvolge a tempo determinato, ma che vivono giornalmente dell’altrui incapacità di cambiare le loro speranze in realtà. So cosa vuol dire portare un tozzo di pane a chi non lo possiede, ma non per questo mi sento migliore di tanti altri. Se c’è qualcosa che mi auguro con tutto il cuore, è che da quelle tavole imbandite a festa possano nascere tanti pasti da offrire a quei figli della sfortuna, accompagnandoli con carezze e sorrisi che possano alleviare le loro sofferenze anche per un sol giorno. Anche se non è molto, quel giorno sarebbe comunque speciale e indimenticabile!

clochard

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