La purezza delle perle – Vi regalo un ampio estratto del libro.

La purezza delle perle segue le vicende narrate in ”Non puoi ucciderli tutti” e anticipa i fatti narrati in ”L’abbraccio dell’odio”, lasciando spazio a un quarto libro che chiuderà il cerchio. Spero che questo ampio estratto del libro possa essere di vostro gradimento, e vi spinga con curiosità a proseguirne la lettura. Troverete i dettagli per l’acquisto alla fine del luuungo post (sono ben 4 capitoli su 29) :P, ma vi ringrazio in anticipo per aver deciso di spendere alcuni minuti della vostra giornata per conoscere le vicende di questo apprezzato detective soprannominato il mastino. Il suo nome è Trevor McCallister, ama la sua dolce Betty Carson e la vita semplice, ma odia gli sbirri corrotti e i criminali spietati. È dotato di un istinto infallibile e rischia spesso di calarsi nei panni del killer per batterlo sul suo stesso terreno. Crede fermamente che bisogna essere degni di indossare l’uniforme ed è sempre a caccia della sua prossima preda. Buon weekend.

La purezza delle perle cover red

Prefazione (quel che accadde in Non puoi ucciderli tutti)

Il suo esordio nel Dipartimento di Cleveland, l’aveva portato a scontrarsi con la cruda realtà della corruzione, e non solo del suo ruolo di poliziotto, ma anche della propria anima. Non poteva certo immaginare che sarebbe stato obbligato a dover fare un patto con il diavolo, né che avrebbe dovuto scegliere fra l’onestà che imponeva l’indossare un’uniforme, e il dover mentire per salvare le apparenze di un sistema giuridico che aveva fallito nella sua prerogativa principale: salvaguardare i cittadini da ogni forma di crimine. La morte di Virgil Monroe l’aveva segnato profondamente, e gli aveva anche mostrato il mostro che poteva nascondersi dietro il paravento offerto da un distintivo. Quell’uomo retto trasformatosi in un assassino spietato, che sebbene potesse essere giustificabile per la sua sete di vendetta, gli aveva offerto una grande lezione di vita, ma l’aveva anche gravato di un grosso fardello che avrebbe dovuto trasportare sulle spalle per l’eternità. In tutta coscienza, Trevor sentì la necessità di cambiare aria per non cedere alla tentazione di seguire le orme del suo mentore, e poter perseguire l’obiettivo della vita: entrare a far parte del reparto di investigazione forense. La cittadina del Lancaster fu la scelta migliore, e non solo perché la sua Betty c’era nata, ma anche perché il Dipartimento della contea gli avrebbe dato modo di raggiungere il suo scopo. Ma in cuor suo bramava anche il desiderio di convolare a nozze con Betty, e l’idea di poter mettere su famiglia in un ambiente che gli avrebbe permesso di vivere tranquilli e poter crescere i propri figli, era a portata di mano. La decisione era stata presa, e la famiglia Carson attendeva con ansia il ritorno della loro giovane figlia. Tuttavia, il sergente McCallister non poteva sapere che l’eco delle sue gesta l’avrebbe preceduto, né che stava per imbattersi in un’indagine che gli avrebbe riservato molte altre sorprese.

BUONA LETTURA

1

Un’ultima occasione

Slam!”, il fragore prodotto dalla porta si propagò per tutto il corridoio, mentre i pochi uomini presenti nel dipartimento poterono assaporare tutta la rabbia che proveniva dall’interno della stanza. Nessuno di loro osava guardare in direzione dell’ufficio del comandante, sapevano bene che in quei momenti era meglio far finta che nulla fosse successo. Erano tutti un po’ abituati a quelle improvvise sfuriate ma, stavolta, la cosa sembrava essere più grave del solito, poiché le urla di Mike Parker attraversavano le pareti come se fossero di carta, lasciando trapelare ogni singola parola di quell’incazzatura.

«Il vecchio sta dando di matto. Non vorrei essere nei panni di Jim; chissà che diavolo avrà combinato stavolta!» disse uno dei due agenti che sostavano lungo il corridoio con il chiaro intento di impicciarsi.

«Beh, se chiudi la bocca per alcuni istanti, forse riusciremo a saperne di più!» lo rimproverò l’altro, portando un dito sulla bocca e facendogli segno di zittirsi.

«Non m’importa se hai fatto del tuo meglio, quello che voglio sapere è come hai fatto a lasciartelo sfuggire!»

«Comandante, le assicuro che …»

«Basta! Non ho alcuna intenzione di sorbirmi un’altra delle tue inutili giustificazioni. Sono certo che, alla fine,tutto ciò che saprai dirmi è che è tutta colpa della fatalità. Vedi, Brennan, queste tue parole fanno ormai parte di un repertorio che ho sentito fin troppo spesso, ma anche la mia pazienza ha un limite!»

Jim rimase in silenzio. Era ormai consapevole che, qualunque cosa avesse detto o fatto in quel preciso momento, sarebbe stato del tutto inutile o avrebbe addirittura peggiorato la situazione: quando Parker dava inizio ai suoi sproloqui, non si poteva fare altro che lasciarlo sfogare. Stavolta, però, il comandante non aveva tutti i torti: nonostante Parker gli avesse fornito un buon numero di agenti, e che lui stesso si fosse appostato per diverse notti pur di riuscire a beccare il suo uomo, quest’ultimo era riuscito a scappargli dalle mani, tra l’altro facendosi beffe dei suoi metodi investigativi. Thompson, così si faceva chiamare quell’abile figlio di puttana noto da tempo alle forze dell’ordine. Era un farabutto della peggior specie che poteva vantarsi d’aver collezionato innumerevoli crimini, a partire dal semplice scippo fino ad arrivare alla più ingegnosa delle rapine. Era sfuggente e geniale, e gli stava davvero dando del filo da torcere e tanti grattacapi. Non solo sembrava conoscere in anticipo le sue mosse, ma sembrava che avesse preso gusto nell’infondergli la speranza di essere a un passo dall’acciuffarlo, ma in realtà, qualunque cosa Jim facesse o pensasse, Thompson gli dimostrava d’essere più scaltro, lasciandolo sempre con un pugno di mosche. La cosa ancora più incredibile, era il fatto che di quell’uomo conoscevano soltanto il nome; un nome che lui stesso gli aveva indicato per mezzo di una sorta di biglietto da visita lasciato sul luogo del misfatto, con impressa una frase scritta di pugno: “Salve, sbirri! Questo crimine vi è stato offerto da Thompson. Buona caccia!”. Un biglietto che sapeva chiaramente di scherno e di sfida, appositamente lasciato in bella vista affinché potesse essere trovato. Ma la canaglia non si era limitato solo a questo, poiché era solito lasciare un’ulteriore segno del suo passaggio: una piccola e lucente perla.

All’inizio, nessuno era riuscito a comprendere il significato di quella perla: erano così impegnati a cercare il colpevole che non ci fecero assolutamente caso. In seguito, però, Jim cominciò a nutrire il sospetto che si trattasse di qualcosa di ben diverso di una semplice firma. Sospetto che in breve tempo divenne una certezza, poiché le perle ritrovate divennero così numerose da poterci confezionare svariate collane e bracciali da donna. Ciononostante, non gli era ancora chiaro il messaggio che il malvivente volesse comunicargli; seppure lucenti, quelle perle non erano altro che volgare bigiotteria priva di valore. Col passare del tempo, e grazie anche ai continui fallimenti delle forze investigative, le cose andarono peggiorando. Thompson sembrò non volersi più accontentare di quelle umilianti batoste che riusciva a mettere a segno, poiché fece crescere il livello di quella sfida personale portandola su tutt’altro piano: cominciò a uccidere! Tuttavia, diversamente dalla metodica raffinata utilizzata per mettere a segno le rapine, le vittime sembravano essere state scelte per puro caso. Non presentavano alcun collegamento tra di loro, né un solo movente di qualunque natura o una ragione che potesse giustificare quelle strane uccisioni, nonostante l’unica costante di tutti i delitti fosse proprio quella dannata perla. Ben presto, a tutti fu chiaro che si trattava della folle volontà di un uomo dalla mente deviata e pericolosa; un uomo che andava fermato ad ogni costo. Purtroppo, però, c’era anche qualcos’altro che contribuiva ad aumentare il grado di difficoltà di quella estenuante ricerca, qualcosa che rendeva impossibile poter prevedere con largo anticipo le mosse successive di quel criminale: Thompson era diventato parecchio enigmatico e incostante. A volte riusciva a collezionare tanti delitti in diverse zone della città e nell’arco di breve tempo, dando l’impressione che fosse pienamente consapevole del fatto che le risicate forze di polizia non avrebbero mai potuto assicurare la loro presenza in ogni angolo della città; altre volte, invece, spariva per diversi giorni, dando a tutti l’illusoria speranza che fosse finita.

Ma non era soltanto Thompson a turbare la quiete del dipartimento, giacché  il fatto che il comandante si fosse affidato alle ignote abilità dell’ultimo arrivato per poter risolvere il caso, aveva dato vita al malcontento generale, tanto che nei corridoi non si faceva altro che vociferare con malignità alle spalle di Jim Brennan. In molti asserivano che fosse stato fortemente consigliato dai piani alti e che non avesse alcun diritto di dirigere le operazioni, mentre Jim non faceva altro che collezionare un fallimento dietro l’altro gettando altra legna sul fuoco. Quindi, a conti fatti, non c’era alcun dubbio che Parker avesse i suoi buoni motivi per strigliarlo a dovere.

«Parliamoci chiaro, Brennan, se non metterai fine a questa storia, sarò costretto a toglierti la direzione delle indagini. La gente vuole delle risposte, per non parlare di tutti quelli che mi rimproverano il fatto di aver dato questa occasione all’ultimo arrivato. Non puoi negare di aver avuto una splendida occasione per fare bella figura, tra l’altro basata esclusivamente sulle parole di chi ti ha voluto in prima linea, ma farmi diventare lo zimbello del dipartimento non è certo un buon modo per ripagarmi della fiducia. Quindi, ascoltami bene! Ti concederò ancora quarantott’ore per portare a casa dei risultati, ma se dovessi fallire ancora una volta, allora finirai dritto di pattuglia come i tuoi giovani colleghi, e al diavolo tutte le raccomandazioni che ti hanno portato in questo dipartimento» disse Parker, picchiando i pugni sulla scrivania con severità.

«Ma, Comandante…»

«Niente ma, Brennan! Questo è tutto quello che ho da dirti! Se fossi in te, non mi perderei in chiacchiere e mi darei subito da fare. Comunque, se la mia decisione non dovesse essere di tuo gradimento, sei sempre libero di inoltrare una formale richiesta di trasferimento e sperare che qualcun altro ti conceda la stessa occasione che io ti ho dato. Adesso, però, ti invito a lasciare questa stanza e metterti al lavoro» disse Parker, mentre tornava ad occuparsi delle sue scartoffie, senza più degnarlo di un solo sguardo.

Jim capì che non ci sarebbe stato verso di fargli cambiare idea, né che gli avrebbe mai concesso dell’altro tempo. Il comandante Parker aveva ormai preso la sua decisione ed era inutile insistere, e le sue parole erano state più che sufficienti a suggerirgli che fosse arrivato il momento di lasciare l’ufficio, cosa che Jim fece immediatamente. Attraversò a testa bassa quei lunghi e ombrosi corridoi cercando di non incrociare gli sguardi beffardi di quei colleghi che cercavano di fargli credere di essere lì per caso, ma nonostante li conoscesse appena,  sapeva bene quanto fosse improbabile.

Improvvisamente, Jim si fermò al loro fianco continuando a guardare verso il fondo del corridoio, poi gli disse «Lo spettacolo è finito! Sono anche certo che sarà stato di vostro gradimento, ma credo che sia superfluo ricordarvi quanto sarebbe meglio per tutti, se ognuno di noi facesse la propria parte per fermare quel criminale. C’è una cosa che vi è sfuggita: se cadrò io, anche voi mi seguirete a ruota. Da questo momento e finché questa storia non avrà fine, non ci sarà alcuna tregua per nessuno di noi. Vi suggerisco di chiamare le vostre famiglie e dirgli di non attendervi per la cena: abbiamo molto lavoro da fare e poco tempo per farlo. Passate parola agli altri agenti, e dite loro che ci vediamo in sala riunioni tra trenta minuti.»

Riprese a camminare a passo spedito per guadagnarsi l’uscita, mentre i muri spogli del dipartimento gli davano la spiacevole sensazione di essere soffocato. Il peso di quegli sguardi poco amichevoli, dei sussurri alle sue spalle, e di una responsabilità fin troppo grande per le sue capacità, gli suggerirono che fosse stato meglio prendere una boccata d’aria.

Passeggiò alcuni minuti sul prato antistante il dipartimento, lasciando orme profonde sul terreno cedevole e ancora intriso dell’umidità della sera. Quel fardello diventava sempre più opprimente, tanto che si sentiva stringere il petto, il battito era irregolare , le mani gelide e tremanti. L’ansia aveva preso il sopravvento sull’autocontrollo, mentre l’ipotesi di poter fallire ancora una volta, diventava sempre più reale: aveva l’impressione di riuscire a toccarla con le mani. Per un breve momento, gli tornarono alla mente gli strani insegnamenti del tenente O’Neill e il suo modo discutibile di aggirare gli ostacoli. Era un uomo capace di farsi beffe delle regole e di raggiungere i suoi scopi con qualunque mezzo, anche se significava far ricadere le colpe sul primo delinquente dalla fedina penale discutibile, magari costruendo ad arte tutte le prove necessarie affinché non ci potessero essere dubbi sulla sua colpevolezza, e poco gli importava se quel poveraccio ne fosse stato del tutto  estraneo o se fosse stato innocente, lui avrebbe fatto in modo che nessuno potesse mai negare l’evidenza delle prove: era una vera canaglia!

Scosse la testa con forza, come se volesse allontanare l’idea di dover essere costretto a seguire le sue orme, pur di riuscire a chiudere il caso. Credeva fortemente nelle sue capacità investigative, e nonostante fosse consapevole di dover fare ancora molta esperienza nel campo, non aveva alcuna intenzione di perdere quella partita, né voleva scendere a patti con il diavolo. Guardò l’orologio che indossava al polso, un caro ricordo del suo ingresso in accademia, e subito dopo si mosse per rientrare nell’edificio per raggiungere i suoi uomini in tutta fretta e poter fare un chiaro punto della situazione.

 

2

Il muro della vergogna

 

Una dozzina di agenti lo attendevano all’interno della sala riunioni. Gli fu subito evidente che fossero in stato di agitazione, poiché li sentiva mormorare animatamente al di là della porta chiusa: parlavano di ciò che era appena successo nell’ufficio di Parker. Quando Jim fece il suo ingresso nella stanza, il silenzio calò improvvisamente e tutti si sedettero ai loro posti, cominciando a fissarlo mentre prendeva posto al centro dei loro sguardi. La stanza era appena sufficiente a contenere quel piccolo gruppo di agenti, alcuni dei quali erano stati prelevati da altri dipartimenti, con l’intento di rafforzare le risicate forze che gli erano state messe a disposizione. Numerose foto segnaletiche tappezzavano una buona parte di quelle grigie pareti; raffiguravano i volti di tutti i sospettati fino a quel momento, attorniati da molti ritagli di giornale che descrivevano le gesta dell’inafferrabile Thompson e gli insuccessi collezionati dal dipartimento. Erano stati catalogati e affissi su una sorta di bacheca creata per l’occasione, alla quale gli agenti avevano perfino dato il nome. Lo chiamavano il Muro della vergogna, ed era un modo per ricordarsi della sfida lanciatagli da quel criminale.

Jim si avvicinò proprio alla parete che ospitava quel monito, poi si fermò! Passò la mano destra al di sopra di ogni singolo articolo, scorrendo i trafiletti con le dita e aguzzando la vista, proprio come se li stesse leggendo per la prima volta. In realtà, ogni parola impressa in quei piccoli ritagli di carta stampata la conosceva a memoria, e il suo viso cominciò a mostrare i segni della rabbia che montava velocemente, attimo dopo attimo. Strinse il pugno e colpì violentemente la bacheca, facendo cadere alcuni di quei marchi d’infamia ingialliti dal troppo tempo rimasti a penzolare su di essa, e che sembravano sbeffeggiarlo ad ogni suo passaggio.

«Vi pare possibile che, per riuscire  ad acciuffare questo maledetto criminale, dobbiamo augurarci che commetta un passo falso? Ha mostrato la nostra debolezza all’intera città, tanto che la gente ride di noi non appena gli mostriamo le spalle. Ma… forse hanno ragione: non siamo più credibili! Un intero dipartimento è stato messo alle strette da un farabutto da quattro soldi che, grazie anche alla nostra incompetenza, si è messo in testa di poter fare il bello e il cattivo tempo e di poter prendere la vita di chi gli pare e piace, con l’arroganza di chi sa bene che riuscirà a farla franca e che rimarrà impunito. Non m’importa se si fa chiamare Thompson, poiché sono certo che quel nome sia soltanto un altro dei giochetti che ha organizzato per prenderci in giro. Ciò che mi interessa, è che ci è stata concessa un’ultima opportunità per assicurarlo alla giustizia e, stavolta, non possiamo fallire!» disse Jim, girando la testa di scatto e incrociando il suo sguardo severo con quello di ogni singolo agente. Sapeva che lo consideravano come un intruso; più volte aveva ascoltato le chiacchiere poco lusinghiere sul suo conto che riempivano i corridoi del dipartimento, ma non poteva perdere anche quell’ultimo treno. Era l’ultima occasione per dimostrare le sue capacità ed essere preso in seria considerazione dai piani alti, così da poter centrare l’obiettivo di avanzare di grado.

 

3

Fuga dal passato

 

«Tesoro, sei davvero certo che questa sia la decisione giusta?» chiese Betty, poggiandogli una mano sulle spalle.

«Sì, Betty, questo è l’unico modo che conosco per continuare a indossare l’uniforme. Devo poter continuare a credere nella giustizia, ma voglio anche riuscire a buttarmi alle spalle questa storia al più presto» le rispose Trevor, fissandola in quegli occhi che centuplicavano i flebili raggi del sole primaverile. «Quello che è successo a Cleveland mi ha un po’ scosso! A lungo ho riflettuto sul mio futuro nella polizia e non ti nascondo di aver messo in cantiere anche la possibilità di mollare tutto. Ma, poi, mi sono detto che non avrei potuto mollare proprio adesso, perché facendolo avrei lasciato a quegli uomini il potere di piegare la legge al loro volere. Lo so cosa vuoi dirmi con il tuo sguardo, amore mio, un solo uomo non può fare molto; ma finché qualcuno non sarà disposto a mettere sul piatto della bilancia tutto se stesso per cercare di  fermarli, le cose potranno solamente peggiorare. Sei titubante e ti capisco, perché lo sono anch’io: non sarà affatto facile! A questo mondo, siamo così tanti che è impossibile riuscire a scoprire tutti gli inganni e, nello stesso tempo, rimanere vivi il tempo necessario per portarli alla luce. Tuttavia, ci sono cose che vanno fatte, qualunque sia il prezzo da pagare. Ci sono persone, come me, che sono venute al mondo con un dono particolare: la capacità di guardare oltre l’aspetto degli uomini, di scrutare nel profondo delle loro anime. Ed è proprio per questo che non ho intenzione di fermarmi, perché significherebbe buttare al vento la possibilità di mettere un freno a questa follia. L’unica cosa che ti chiedo di fare, mio dolce amore, è quella di starmi vicino, comunque vadano le cose» le disse carezzandole il viso, poi proseguì. «In questi ultimi giorni, ho capito che se non stai nel cuore a nessuno e se non ci sono occhi disposti a guardare oltre le celate menzogne, quei vigliacchi riusciranno sempre a farla franca, e alla fine avranno vinto rimanendo impuniti. Io voglio essere quegli occhi, voglio poter vedere dove nessuno cercherebbe mai, affinché comprendano che non si può sfuggire alla giustizia, nemmeno quando si indossa una divisa. Accettando il silenzio sul caso Monroe, anche se non avevo altra scelta, non ho fatto altro che scendere a patti con il diavolo, poiché avevo capito che da solo non sarei mai riuscito a battere quell’omertoso sistema, ma è stato un errore che mi porterò sulla coscienza per tutta la vita. Tuttavia, in quel preciso momento ho promesso a me stesso che non avrei più ripetuto quello stesso errore, mai più! Non ci può essere spazio per i sentimenti, quando ci sono in ballo vite innocenti» le disse, con tono adesso nervoso, ma poi continuò! «La telefonata di tuo padre, con la quale ti informava di averti trovato un lavoro presso lo studio Mellory & Co. nel Lancaster, è stata più che una fortunata coincidenza. Seppure avessi già pensato di cambiare aria, non ti nascondo che il poterti avere costantemente sott’occhio, oltre a poter contare sulla presenza della tua famiglia, mi ha dato la possibilità di prendere questa decisione con serenità, dato che sarei libero di preoccuparmi esclusivamente del mio lavoro. Tesoro, non te l’avevo ancora detto, ma è mia intenzione chiedere il trasferimento nella sezione scientifica. Qualora le cose dovessero andare come spero e dalle alte sfere dovessero accettare la mia richiesta, allora sarei molto occupato, perché dovrei impegnarmi al massimo per riuscire a seguire i corsi sui metodi di investigazione e ricerca e, forse, anche psicologici. Voglio imparare tutto ciò che serve per analizzare la scena di un delitto e come riuscire a comprendere tutto ciò che passa nella mente di un criminale. È un progetto che avevo in mente da un po’ di tempo, ma i fatti di Cleveland mi hanno spinto ad affrettare i tempi. Ho capito quanto possa essere importante saper vedere dove gli altri non guarderebbero mai. La natura mi ha fornito di un ottimo istinto, pertanto sarebbe giusto contraccambiare con ogni mezzo a mia disposizione per non sprecare questo dono.»

«Quello che mi hai appena detto è molto interessante, ma non crederai davvero che io voglia tornare a vivere con i miei genitori? Sinceramente, speravo che tra i tuoi progetti ci fosse spazio anche per qualcosa che mi riguardasse da vicino» disse Betty, ed era evidente che fosse un po’ amareggiata.

«Tesoro, sai bene che l’unico progetto al quale non rinuncerei mai, sei proprio tu! Tuttavia, spero che vorrai concedermi un po’ di tempo per trovare una buona sistemazione. Nel frattempo, però, non vedo perché non dovresti approfittare dell’occasione per risparmiare qualche soldino. Un matrimonio comporta molte spese, ed è meglio cominciare con il piede giusto» le rispose sorridente, mentre il viso di Betty si illuminava di gioia.

«Trevor, stai forse dicendo che vuoi sposarmi?» gli chiese con voce tremante, mentre cercava di trattenersi dal saltargli addosso.

«Non l’avevi ancora capito?» le rispose, fissandola con uno sguardo estremamente serio.

Betty lo guardò negli occhi, mentre le lacrime di gioia le bagnavano il viso, poi gli disse «Certo che l’avevo capito, ma avevo bisogno di sentirtelo dire chiaramente. Va bene, amore mio, se il sapermi al sicuro tra le coltri famigliari può esserti di aiuto, vorrà dire che cercherò di venirti incontro, ma ti assicuro che non sarà affatto facile, perché la mia famiglia può essere soffocante; questo è uno dei motivi che mi hanno spinto a cambiare città. Aspetterò che tu sia pronto, anche se in cuor mio nutro la speranza di non dover attendere troppo a lungo. Io ti amo, Trevor! Ti assicuro che non è passato un solo giorno, senza trovarmi a sognare il nostro futuro insieme, quindi, fai in modo che quel giorno arrivi al più presto!» gli si avvicinò lentamente fino a sfiorare le sue labbra, soffermandosi un sol momento per godere del profumo che emanava il suo respiro, e poi lo baciò con tutta la passione che aveva in corpo, abbandonandosi alla stretta morsa delle sue forti braccia, lasciando che i loro corpi scivolassero sul manto erboso e fossero al riparo da occhi indiscreti, per dar sfogo al più puro dei sentimenti umani: l’amore.

Per un breve attimo, ai due amanti sembrò che lo scorrere del tempo si fosse interrotto per favorire quello scambio di sentimenti ma, in realtà, non era affatto così! Presto si resero conto di essersi attardati ben oltre il previsto, quindi, si ricomposero in tutta fretta e cominciarono a correre incontro a Lucy con la mano nella mano, così da potersi rimettere velocemente in marcia e riuscire a raggiungere il territorio del Lancaster, prima che la luce del giorno avesse passato il testimone all’oscurità della sera.

Seppure il viaggio si fosse appena dilungato oltre le più rosee previsioni, rischiando anche di suscitare il malcontento della famiglia di Betty, Trevor era piuttosto tranquillo e confidava nella generosità dell’anziana amica a quattro ruote che, nonostante avesse accumulato così tanti chilometri sotto il cofano impolverato e avesse anche cominciato a mostrare i chiari segni di tutto il tempo vissuto sulle strade, cercava di tenere duro come poteva per condurlo alla meta. Anche Betty si mostrava tutt’altro che preoccupata, perché da molto tempo desiderava fuggire dal clamore della città di Cleveland e di riuscire a godersi un tranquillo picnic sul prato in compagnia di Trevor, quindi, anche se era consapevole di essere attesa, non sembrava avere alcun rimorso. In tutta coscienza, non poteva certo non approfittare di quella splendida occasione per coronare il suo desiderio. E poi, conoscendo bene il carattere di sua madre, era certa che sarebbe stata giustificata, perciò era inutile darsi pensiero.

 

4

Ritorno a casa Carson

 

Incredibilmente, come se avesse compreso la delicatezza del momento, la piccola Lucy fece del suo meglio per giungere sulla Park Avenue che non era ancora pomeriggio, per poi soffermarsi a un passo dal vialetto di casa Carson, mentre Melody, la mamma di Betty, tirava un sospiro di sollievo: attendeva il loro arrivo fin dal mattino, dondolandosi nervosamente su una sedia coloniale color noce che aveva posizionato sotto il porticato. Il viso della donna, inizialmente teso e preoccupato, divenne sorridente nello stesso istante in cui i suoi occhi incontrarono quelli della figlia, la quale, scese subito dall’auto e le andò velocemente incontro. Betty si fermò giusto a un passo dalla madre, come se stesse attendendo un suo cenno, mentre questa allargò immediatamente le braccia e la strinse con forza contro il petto.

«Mi sei mancata!» le sussurrò in un orecchio, prima di baciarla sulla guancia.

«Mamma, mi stai soffocando! Guarda che sono passati appena pochi giorni da quando sono andata via; non mi sembra proprio il caso» le rispose Betty, ricordandole di aver passato il Natale in sua compagnia.

«Lo so, tesoro, ma ogni giorno passato in tua assenza, mi è sembrato lungo come un’eternità. Andiamo, ti aiuterò a disfare le valigie» le disse, prendendola sotto braccio obbligandola a seguirla all’interno della casa e salutando anche Trevor con un gesto della mano. Entrambe le donne varcarono la porta, lasciandola spalancata affinché le avesse potute seguire: cosa che fece immediatamente.

Anche se casa Carson cominciava ad essergli un luogo familiare, lui continuava a muoversi con la stessa timidezza della prima volta che gli aveva messo piede, e il suo fare impacciato non era rimasto affatto inosservato, suscitando una sottile ilarità da parte delle due donne che, nel frattempo, si scambiarono complici sguardi.

«Ragazzo mio, poggia pure quelle valigie dove ti pare e vieni a sederti in cucina insieme a noi. Voglio farvi provare il punch che ha preparato Dorian. È delizioso e servirà a riscaldarvi» disse melody, muovendosi velocemente tra i vari mobili che arredavano la stanza, in cerca di un paio di bicchieri adatti allo scopo. I ragazzi si accomodarono a tavola, ponendosi uno di fronte all’altra, e dopo appena una manciata di minuti le loro mani si strinsero attorno ai bicchieri fumanti che sprigionavano un forte e pungente aroma di fruttato. Entrambi, quasi contemporaneamente, ne mandarono giù un buon sorso, lasciando che il caldo nettare scivolasse all’interno delle loro bocche compiacenti, mentre continuavano a scambiarsi sguardi colmi di tenerezza.

Ben presto, anche Melody si unì al gruppetto e cominciò a sorseggiare quella dolce bevanda, lentamente, facendo attenzione a non scottarsi. Poi, mettendo fine al silenzio imbarazzante che era sceso nella stanza, disse «Allora, signor McCallister, c’è del vero in tutto quello che ci ha raccontato Betty?». La voce della donna spezzò l’intreccio di quegli sguardi.

Trevor portò subito il tovagliolo alla bocca, e poi le rispose «Vorrei poterle dare una risposta, signora Carson, ma prima dovrei sapere a che cosa si riferisce di preciso!? Ma, forse intendeva chiedermi il motivo che mi ha spinto a lasciare Cleveland?». La guardò negli occhi e si accorse che tentennava, come se non fosse più tanto certa di voler sentire la sua risposta, ma quando la donna chinò il capo, allora si affrettò a tranquillizzarla. «Sì, è tutto vero! Ma le assicuro che non è stata una scelta facile. Tante sono state le notti passate a tormentarmi per cercare di capire quale sarebbe stata la cosa più giusta da fare, o il modo migliore per affrontare questa storia. La mia mente è stata severamente impegnata, torchiata fino a sanguinare, mentre continuavo a chiedermi cosa sarei stato disposto ad accettare. Avrei potuto accettare tutta quella corruzione? Sarei davvero riuscito a fare il mio lavoro con quel peso sulla coscienza? La risposta era sempre la stessa: non avrei potuto! Ma, in tutta coscienza, non potevo nemmeno gettare al vento tutti quegli anni spesi per raggiungere il mio obiettivo. Non avrei mai potuto cancellare quei ricordi con un semplice colpo di spugna, così come non avrei potuto continuare a vivere nell’illusione che tutto fosse andato per il verso giusto. Un uomo…, un amico ha commesso dei crimini orribili, quegli stessi abomini che mi hanno spinto a indossare l’uniforme e che ho giurato di fermare, e noi, tutti noi, abbiamo venduto l’anima al diavolo per salvare le apparenze ed evitare di essere giudicati dalla gente. In molti sapevano, ma nessuno ha mosso un dito per fermarlo, lasciando che un giovane agente si scontrasse con il peggior incubo che possa fare un uomo in divisa: dover scegliere tra l’osservanza delle regole e i legami sentimentali. Mi hanno dato carta bianca perché facessi giustizia e mettessi fine a quegli orrori, senza nemmeno pensare alle conseguenze che avrebbero avuto su di me. Le cose sarebbero potute andare diversamente, se la legge si fosse messa dalla parte dell’uomo; se solo gli avesse fatto capire che c’era ancora speranza, anziché abbandonarlo alla certezza che non avrebbe mai potuto aiutarlo. In quel momento, lo ammetto, forse anch’io avrei scelto la via della vendetta personale, perché sarebbe stata l’unica strada da percorrere per ottenere giustizia. Virgil non era certo uno stinco di santo, anzi, si era trasformato in un assassino, ma non meritava di finire in quel modo. Certo, da poliziotto l’ho condannato per i suoi crimini, ma da uomo l’ho assolto. È per questo motivo che ho preferito cambiare aria, perché rimanendo avrei corso il rischio di percorrere la sua stessa strada. Mi creda, signora Carson, è difficile indossare una divisa e cercare di fare il proprio dovere, quando sai bene che la stessa legge può esserti d’intralcio. Io ho indossato l’uniforme per combattere i criminali, ed è quello che continuerò a fare, a costo di dover girare tutti i dipartimenti di questa nazione per riuscire a  trovare un solo poliziotto non corrotto che abbia voglia di sposare la mia stessa causa, e spero che il Lancaster possa rispondere alle mie esigenze. Come avrà già capito, è mia intenzione chiedere la mano di vostra figlia e stabilirmi definitivamente da queste parti, sempre che lei e suo marito non abbiate nulla in contrario!» disse Trevor, stringendo la mano di Betty tra le sue e mostrandole un timido sorriso.

«Giovanotto, posso sapere quand’è che avresti intenzione di chiedermi la mano di mia figlia? Beh, spero che sia al più presto, così mia moglie potrà finalmente scoppiare in lacrime; sembra che non aspetti altro» esordì Dorian Carson, entrando nella stanza di soppiatto e facendo sobbalzare i presenti.

Trevor seguì con lo sguardo il padre di Betty, mentre questo, con aria piuttosto seria, si accomodava esattamente nella parte opposta alla sua e cominciava a fissarlo per fargli capire che fosse in attesa della sua risposta.

«Giusto il tempo di trovare una sistemazione, signor Carson. Non ho ancora preso servizio e, sinceramente, non ho nessuna idea di cosa mi attenda o quale incarico mi daranno, ma stia pur certo che farò tutto ciò che mi sarà possibile, affinché sua figlia sia felice. Anzi, dato che Betty mi ha fatto capire che lei è una persona molto conosciuta e apprezzata, mi chiedevo se non fosse il caso di beneficiare del suo aiuto per rendere tutto più semplice» rispose Trevor, mostrandosi un po’ inquieto.

«È ciò che mi auguro, signor McCallister! Betty le ha detto il vero; ho molte conoscenze e in tanti mi devono parecchi favori, ma è giusto che lei si prenda tutto il tempo che le sarà necessario per dare uno sguardo in giro e valutare la città. Non appena si sarà accertato che il Lancaster risponde pienamente al suo fabbisogno e decidesse di rimanere, allora venga pure a trovarmi; non le negherò il mio aiuto. Tenga però presente, signor McCallister, che un padre è solitamente protettivo nei confronti dei propri figli, e che Betty è il nostro gioiello più prezioso. Quindi, anche se questo potrà sembrarle sconveniente, non le nasconderò d’aver preso informazioni sul suo conto. Spero vorrà perdonarmi, ma è stato necessario! Mia figlia non aveva mai portato nessun uomo in questa casa e avevo già capito che non fosse un semplice amico, poiché mi siete sembrati piuttosto intimi. Per questo motivo, sono già stato informato dei fatti che la riguardano. Innanzitutto, voglio dirle che approvo la sua decisione di voler proseguire il cammino su altre strade, e sono anche certo che il Lancaster sia ciò che lei cerca, ma faccia in modo che la mia bambina sia sempre al sicuro e non avremo alcun problema. Detto questo, le do il benvenuto in questa nostra piccola famiglia» disse Dorian, e subito dopo allungò la mano verso il ragazzo.

Trevor rimase un po’ meravigliato dal comportamento prudente del signor Carson. I due uomini avevano già avuto modo di conoscersi, scambiandosi opinioni e chiacchiere in privato, proprio durante le ultime festività natalizie passate insieme. Era stato ospitato in casa Carson in qualità di amico di Betty, ricevendo anche un dono inaspettato da parte di Dorian. In quell’occasione si erano abbondantemente capiti, quindi, non gli ci volle molto a comprendere le motivazioni di quell’atteggiamento. Si alzò immediatamente per stringergli la mano, dichiarandosi pronto ad osservare quell’unica, quanto importante richiesta.

«Grazie per l’accoglienza, signor Carson, sono onorato di far parte della vostra famiglia. Le assicuro che farò di tutto, affinché la nostra Betty non corra alcun pericolo. Voglio anche ringraziarla per quel trattato di criminologia che mi ha donato nel nostro ultimo incontro; le assicuro che mi è stato molto utile! È stato proprio leggendolo che ho preso la decisione di dedicarmi al ramo scientifico. Ha risvegliato la mia naturale propensione per la ricerca e lo studio dei dettagli che si celano nelle scene dei delitti: credo che in questo campo potrei essere davvero utile. È chiaro che dovrò farmi in quattro e che potrà volerci del tempo, ma  sono certo che potrò sempre contare sul suo aiuto. Inoltre, il sapere che Betty sarà vicina e al sicuro, non potrà che rendere più facile il mio compito. Mi dispiace soltanto di non potermi trattenere oltre; si è fatto tardi e devo ancora presentarmi al dipartimento per prendere possesso dell’alloggio che mi hanno assegnato, sempre che si siano ricordati di quanto promessomi a Cleveland. Arrivederci, signori Carson, e grazie di tutto!»

Salutò con una stretta di mano i genitori di Betty, invitando la stessa ad accompagnarlo alla porta, dove la strinse con forza tra le braccia, e poi, approfittando del fatto che fossero rimasti da soli, la baciò con passione sulla bocca. Infine, prese congedo anche da lei e scivolò con la sua Lucy tra quell’intricata rete di vialetti, mentre il tramonto cominciava a colorare il cielo del Lancaster.

FINE ESTRATTO

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Buon Weekend

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