Uva contaminata: non sappiamo più cosa possiamo mangiare, senza dover ricorrere al 118.

L’ho provato sulla mia pelle e ho subito sospettato che si trattasse proprio di questo. Potrei tranquillamente parlare della mia esperienza, senza nemmeno dover ricorrere al contributo di articoli trovati sul web, ma in questo caso servirà come certificazione del problema. A ogni modo, vi dirò che giorni or sono, con la mia consorte abbiamo acquistato alcuni grappoli di uva bianca e altrettanti di nera in un noto supermercato, diciamo il giusto quantitativo per rallegrare la tavola. L’abbiamo lavata con cura e poi consumata lontano dai pasti, ma mentre a mia moglie ha causato un notevole aumento del gas intestinale, al sottoscritto ha dato vita a episodi di crampi e fastidi alla bocca dello stomaco mica da ridere. Il sospetto che la causa fosse stata proprio l’uva era forte, e adesso ne abbiamo anche la conferma.

uva-svizzera-salvagente

Approfitterò dell’articolo di Riccardo Quintilli (salvagente.it), per portarvi a conoscenza di ciò che sta avvenendo e dei pericoli ai quali siamo sottoposti giornalmente, con tutto questo cibo adulterato dall’uso di pesticidi e fertilizzanti, e dei quali i Big continuano a negarne l’utilizzo: cosa ormai ovvia.

Ancora un record polverizzato. Le analisi su 20 campioni di uva effettuate in Svizzera dalla rivista KTipp hanno fatto l’en plein: tutti e 20 i prodotti sono stati trovati contaminati da pesticidi – oltre la metà di essi in quantità tutt’altro che trascurabili. Non solo, il laboratorio ha trovato non meno di 15 sostanze critiche nelle uve di Eurospar provenienti dalla Turchia.
L’uva è stata acquistata dai maggiori supermercati. L’editore – racconta la redazione di KTipp – non ha resistito alla tentazione di mangiare alcuni dei frutti non lavati e poco dopo ha avuto mal di stomaco. Dopo aver ricevuto il rapporto del laboratorio, ha capito perché: tutte le uve contenevano residui di pesticidi. 16 dei 20 campioni erano carichi di sostanze. I frutti provenivano da Italia, Francia, Spagna e Turchia.
La quantità maggiore di fitofarmaci è stata trovata nella costosa varietà “Muscat de Hambourg” di Globus. Per circa 16 milligrammi di residui di pesticidi, i clienti della controllata di Migros pagano oltre 13 euro al chilogrammo. In confronto, l’uva meno contaminata di Denner conteneva “solo” 0,13 milligrammi. Eppure, complice una legislazione che non tiene conto del numero di residui contemporanei in un alimento, i massimi legali non sono stati superati in nessun campione.
Ben 11 i campioni di uva che provenivano dall’Italia. E non si può dire che il made in Italy si sia distinto per l’uso moderato di pesticidi. 5 sostanze diverse, per esempio, sono state rilevate tanto nel prodotto “Prima gusto” venduto da Coop Svizzera che in quello a marchio Lidl, e più in generale tutta l’uva raccolta in Italia ha mostrato tracce di veleni.
In 14 grappoli il laboratorio ha trovato acido fosfonico. Il fungicida, secondo l’Ufficio tedesco per la protezione dei consumatori, è tossico per gli uccelli, i mammiferi e gli organismi acquatici. Dopo un test sulla pelle dei conigli, la sostanza è stata classificata come “altamente corrosiva”.
Ancora una volta immediate le reazioni delle catene citate dal test.
Spar, per esempio, ha comunicato che ha revocato il contratto con il fornitore turco. Gran parte delle insegne però non vedono alcun motivo per agire: Migros, Globus, Aldi e Lidl sottolineano che tutti i residui sono al di sotto dei limiti di legge, Coop scrive che le uve sono trattate con prodotti per la protezione delle colture legalmente autorizzati.
Certo è che, nonostante si tratti di campioni da agricoltura convenzionale dove si possono utilizzare pesticidi, è evidente da queste e da altre analisi come i trattamenti siano ben lontani da essere fatti con tecniche che garantiscono l’assenza nel prodotto finale che finisce in tavola.

Ribadisco che l’articolo è stato copia/incollato da https://ilsalvagente.it/2018/09/22/gli-acini-di-biancaneve-al-supermercato-fino-a-15-pesticidi-in-un-grappolo/40970/

Per quanto tempo ancora, dovremo far finta di vivere in un mondo occupato da commercianti e agricoltori che si interessano della salute dei consumatori?

A parte il fatto di sentire una certa nausea, ogni volta che mi parlano di “Biologico” come se fosse la scoperta del secolo, quando dovrebbe essere l’esatto dono di Madre Natura e non un ritrovato scientifico da laboratorio, mi viene naturale chiedermi cosa diavolo abbiamo mangiato fino ad ora, anche se conosco bene la risposta. Non posso fare a meno di tornare con la mente agli anni della mia infanzia, di quando bastava alzare la mano verso un albero e afferrare un frutto, della cui naturalezza eri più che certo. Tutto aveva più sapore, così come un’aroma che non poteva trarti in inganno, mentre oggi sa tutto di plastica insapore e ti avvelena il fisico. Non rimane che dedicarsi alla creazione di un piccolo appezzamento di terra per farci un orticello, e sperare che dai cieli non piova il demone della distruzione umana, o trovare un consorzio agrario che sia rimasto immune dal morbo del facile guadagno e ti proponga concimi adulterati da quelle schifezze.

Buona giornata e… occhio a ciò che acquistate.

4 pensieri su “Uva contaminata: non sappiamo più cosa possiamo mangiare, senza dover ricorrere al 118.

  1. 😱 oh poveracci!!
    Buona giornata anche a te. Non credo neppure io al biologico sapendo cosa cade dai cieli… e sì, se possibile consiglio di fare un bell’orticello privato, anche se mi è pur chiaro che se non piove dal cielo è possibile che sia già nel terreno… per cui, comela giri giri…

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    • Infatti, Laura, il tuo dubbio è anche il mio. È impossibile sapere fino a che punto il danno è stato già fatto, a meno di non creare una serra e cominciare a prelevare terreno moooolto in profondità. 😦 poveri noi.
      A ogni modo, buon inizio di settimana 🙂

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