L’essere umano nell’era sociale: un camaleonte privo d’identità.

“L’epoca d’oro dei social, sarà ricordata come l’epoca della perdita dell’identità umana.”, di questo ne sono più che convinto.

Oggi più di ieri, assistiamo costantemente a manifestazioni di adattamento forzato da parte di individui che hanno sposato particolari regole di vita, tra queste c’è il “Vantati ad ogni costo” e “Sii sempre all’altezza della situazione”, ma credo che ve ne sarete accorti anche voi, e piuttosto spesso.

camaleonte_human_identity

L’individuo di questo secolo si adatta ad ogni situazione con la velocità di un abile trasformista, indossando perfettamente i panni del suo interlocutore e ponendosi al suo stesso livello. Non conosce affatto i limiti, né le caratteristiche fondamentali del terreno al quale tenta di adattarsi, e tanto meno conosce il frasario utilizzato dal suo interlocutore, eppure si arroga il diritto di calarsi perfettamente nei sui stessi panni: diciamo che cerca di farlo. La personalità, l’aspetto, nonché i comportamenti del soggetto, mutano in concomitanza dell’ambiente alla stessa velocità del pensiero, portandolo spesso a dimenticare ciò che è in realtà. Diventa dottore tra i dottori, economista tra gli economisti, chef stellato tra gli chef stellati, e quasi sempre cerca di surclassare colui che si trova davanti, attraverso l’utilizzo di concetti e parole che non conosce nemmeno, ma con le quali cerca di dare l’impressione di essere a proprio agio e pienamente padrone della situazione: in realtà non lo è affatto!

Per questi motivi, l’essere umano può tranquillamente definirsi del tutto simile al camaleonte, ma le sue mutazioni possono risultare molto più arroganti e indirizzate ad un fine esclusivamente sociale e temporaneo, anziché dettate da una reale necessità di sopravvivenza. La necessità di far parte di ogni ambiente o di ogni gruppo, così come l’obbligarsi a parteciparvi attivamente e ad ogni costo, nasconde una patologia psicologica che lede la vera identità dell’individuo. Comportamento psicologico che lo spinge a compiere scelte o comportamenti che perseguono un finto e ipotetico obiettivo finale, poiché il target scelto muta alla stessa velocità della loro identità. Così come accade a un lettore che pretende di leggere tanti testi simultaneamente, anche loro non arrivano mai al capitolo finale con la certezza d’aver compreso ciò che hanno appena letto. Tuttavia, se glielo chiedete vi parleranno di tutto e di niente.

Di questo loro problema adattativo, se di problema vogliamo parlare, te ne accorgi nel corso di una comunissima conversazione, e poco importa che sia uno scambio di esperienze personali di vita o di un parere sul tempo. Magari stai raccontando un piccolo episodio della tua vita, di cose che hai fatto in modo esclusivo e difficilmente ripetibili, ma proprio in quel momento avviene il camaleontico mutamento del soggetto-interlocutore. Tutto ciò che hai appena raccontato di te stesso, viene immediatamente sminuito dal racconto di altrettante esperienze quasi fotocopiate, ma molto più folte nei particolari e con finali alternativi che tendono a farti credere che le sue esperienze siano state di gran lunga migliori. Ma non crediate che lo facciano apposta; probabilmente non sanno nemmeno d’averlo questo problema, poiché fa parte della loro natura incoerente e dell’innegabile sensazione d’inferiorità che provano nei confronti degli altri soggetti: è un meccanismo di difesa interiore che scatta senza alcun preavviso.

Ma quanto può essere importante conformarsi con tutti gli ambienti e le persone che ne fanno parte? Beh, per alcuni è importantissimo per la sopravvivenza in questo mondo sempre più social, mentre per altri è assolutamente inutile ai fini personali.

Per un mio personalissimo parere, dovremmo cercare di capire quanto sia di gran lunga più importante che l’identità del signolo individuo sia sempre coerente con ciò che pensa o fa. Il doversi sminuire e adattarsi a tutto, e solo per piacere agli altri, non fa altro che creare dei freddi robot privi di una propria anima, e noi dovremmo cercare di rimanere noi stessi, sempre e comunque, perché ognuno di noi è inclonabilmente speciale!

5 pensieri su “L’essere umano nell’era sociale: un camaleonte privo d’identità.

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