Le nostre vecchie caserme militari? Terreno fertile per la coltivazione della Cannabis.

Di questi tempi, spesso si sente parlare della volontà di reintrodurre il servizio di leva obbligatorio. In effetti, vista l’affluenza di immigrati e della quasi totale assenza di strutture difensive degne di questo nome, l’idea non sarebbe affatto da scartare. Chi ha avuto la fortuna/sfortuna di calcare il suolo delle caserme nostrane, non potrà fare a meno di ricordare quei tempi con un po’ di romantica nostalgia. Non si trattava di accantonare un anno della propria vita, nonostante in molti avessero dovuto sacrificare studi e lavoro, perché quei dodici mesi ci hanno regalato esperienze formative e sentimentali indimenticabili. Anche l’economia del Paese era più ridente; orde di militari prendevano d’assalto trattorie, negozi e sale cinematografiche, e rendevano più vivi anche i paesini più ameni. Tra l’altro, cosa che non si può di certo non tenere in grande considerazione, le responsabilità e la disciplina impartita tra quelle quattro mura recintate, facevano sì che i ragazzi cominciavano a diventare uomini, mentre la gente comune dormina sonni tranquilli: c’era sempre qualcuno che vegliava sui confini.

Ma parlare di un ritorno alla leva, seppure sia auspicabile, è davvero una questione romantica che rischia di cozzare con l’ingegnoso e remunerativo utilizzo di alcune strutture militari italiane, come ad esempio il caso di Firenze. Non è una novità che tale struttura sia stata trasformata in una immensa serra per la coltivazione della CANNABIS. Come riportava Repubblica.it in quel poco lontano giugno 2015:

Una zaffata di odore intenso e dolciastro che invade il naso e lascia quasi storditi. Non ci si aspetta di sentirla aprendo una porta di una struttura militare, tra anfibi e camici da cui spuntano le stellette. Allo stabilimento Farmaceutico militare di Firenze sono i giorni del primo raccolto della cannabis di Stato e le piante di marijuana sono state tagliate e appese a testa in giù, per far andare tutto il principio attivo verso i fiori. Così l’aroma che producono nella stanza trasformata in serra è intensissimo. Gli addetti indossano guanti, cuffie e mascherine per compiere operazioni che in altri contesti non prevedono grandi precauzioni igieniche. Staccano i fiori dai rametti, li triturano, li pesano, li infilano nei sacchetti. Cercano di ridurre al minimo le contaminazioni per arrivare ad un prodotto farmaceutico e quindi “standardizzato”, che abbia una determinata quantità di principio attivo per grammo. Va inviato nelle case di malati di sclerosi multipla, tumore, sla e quindi deve essere super sicuro. Sono cinquanta le prime piante di cannabis coltivate in Italia in una struttura pubblica e sono venute su in 3 mesi. La prima serra usata nell’Istituto farmaceutico militare verrà subito dismessa. Troppo piccola. “Spostiamo tutto in un ambiente di 250 metri quadrati e se la domanda crescerà abbiamo anche altri spazi da utilizzare. Vogliamo arrivare a produrre 100 chili nel 2016”, spiega il colonnello Antonio Medica, direttore dello Stabilimento chimico farmaceutico militare, che dipende dall’Agenzia industrie difesa. Nell’unico centro pubblico italiano autorizzato alla produzione di farmaci in effetti gli ambienti non mancano.

Israel Pioneers Use Of Medical Marijuana

Il progetto era partito nel 2014, ma il Colonnello Antonio Medica, direttore dello Stabilimento militare, tenne a farci sapere che in Italia esisteva già uno Stabilimento chimico farmaceutico militare che collaborava con varie università per la ricerca e la formazione dal 1853, soprattutto nel campo dei medicinali detti “orfani”, quelli che non si trovano più in commercio ma di cui i pazienti, soprattutto affetti da malattie rare, hanno bisogno. Dal 2016, quel progetto si è rapidamente evoluto a tal punto da dar vita a una produzione su scala industriale di una grande varietà di prodotti a base di cannabis, la cui richiesta è “ovviamente” fortemente aumentata.

Questo è quanto ha riferito dal Colonello Medica: Fino a quel momento importavamo la marijuana dall’Olanda. Poi abbiamo capito che l’Italia poteva diventare autonoma e nel 2014 è stato attivato il progetto sulla cannabis in fase sperimentale: abbiamo ottenuto le autorizzazioni per coltivare nelle serre all’interno dello stabilimento grazie a un investimento di un milione di euro. Sebbene il consumo iniziale del prodotto è stato di 30 Kg in un anno, nel 2014 siamo partiti con ben 100 Kg e a fine 2016 abbiamo distribuito il prodotto alle farmacie. Le serre in cui si coltiva questa cannabis sono come sale operatoria, il ciclo di coltivazione è standardizzato. Si deve fare attenzione a tutto: non devono esserci contaminazioni con metalli pesanti, pesticidi e l’acqua deve essere controllata. Noi inviamo il nostro dossier all’Agenzia del farmaco. Se un lotto non va come avevamo pensato, non lo distribuiamo. Il progetto di espansione esiste così come l’idea di estendere le autorizzazioni a soggetti privati. Nei prossimi mesi potrebbe essere aperto un bando di gara per fare sviluppare le coltivazioni farmaceutiche. Il nostro stabilimento resterà comunque l’organo di controllo. Ci sono delle differenze tra il prodotto destinato all’uso “ludico” e quello a uso medico; quest’ultimo ha un livello di standardizzazione elevato.

Marijuana

Da il Salvagente.it
Il prezzo condiviso con il ministero della Salute è di 6,88 euro al grammo. Resterà fisso per i primi 1.000 kg. Contiamo di recuperare 1 euro al grammo per rientrare nella cifra stanziata per l’investimento, dopodiché la cifra scenderà a 5,88. C’è da dire che da quando siamo usciti sul mercato il prezzo si è livellato sul mercato globale e si è scesi di molto per l’utente finale. Il prezzo finale nel 2013 era di 30/40 euro al grammo; dal novembre 2017 è di 9 euro al grammo. Una cifra che permette all’utente di non spendere troppo e al farmacista di avere un piccolo margine (la vendita illegale si aggira sui 10/12 euro al grammo).

Enecta - CBD ed estratti di Cannabis

Futuro e attuali collaborazioni:

Ci sono Aziende, come Enecta, che lavorano con l’estrazione e collaborano con ambiti farmaceutici, ma ad oggi la struttura militare italiana è la sola (!?) a produrre la cannabis terapeutica per le farmacie. Il progetto prevede l’espansione costante e la possibilità di estendere le autorizzazioni anche ai soggetti privati, tanto che potrebbe essere possibile aprire un bando di gara per fare sviluppare le coltivazioni farmaceutiche.

A conti fatti… (quelli che LORO si son fatti) le caserme da trasformare in piantagioni non mancano. Dubito fortemente che l’amor per la Patria e la sua difesa, possa vincere contro l’amor per il denaro abilmente celato dall’idea di un aiuto farmaceutico per pochi eletti. Sta di fatto che la CANNABIS è utile se coltivata dallo Stato per uso benefico, ma guai a farvi trovare con un vasetto di Marijuana sul balcone di casa per uso terapeutico privato, perché in quel caso v’inculano a sangue.

La logica del denaro non conosce confini.

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3 pensieri su “Le nostre vecchie caserme militari? Terreno fertile per la coltivazione della Cannabis.

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