Difendere a oltranza il comportamento dei figli quando sbagliano, significa fare il loro bene?

Bentrovati, amici. Anche la Pasqua è ormai un ricordo; possiamo ritornare ad occuparci del presente e di tutti gli impegni. Spero, comunque, che la pausa sia servita a portarvi tanta serenità… a me ha fatto soltanto incazzare e voglio raccontarvene il motivo. Si tratta di una storiella legata al giorno della pasquetta, il cui tema è la maleducazione. Siete pronti? Andiamo!

maleducazione

Come spesso accade nelle occasioni festive, i ragazzini palermitani invadono le strade dei quartieri in cerca di divertimento: non c’è nulla di male. Peccato, però, che il loro divertimento si trasformi nel disturbo della quiete altrui, nel momento in cui decidono di trasformare le strade pubbliche in campetti di calcio.
Era un momento di apparente tranquillità, e a parte il dover sopportare il vicino dj e le sue musiche di tempi ormai dimenticati, tra l’altro sparate a manetta, la giornata prometteva bene. Improvvisamente, intravedo un pallone di cuoio volteggiare alto nel cielo e ripiombare al suolo nelle vicinanze del mio piccolo eden (il giardino), e comincio a temere la fine della serenità: presagivo la mia Odissea. Tuttavia, resto fiducioso che i bambini comprendessero la necessità di moderarsi, poiché sapevano bene che la gente era nei giardini privati e in procinto di festeggiare all’aperto. Ma… non è andata così! Immancabilmente e così come temuto, il pallone piove come un proiettile nel mio giardino e comincia a rimbalzare colpendo tutto e di più, compresa l’auto parcheggiata all’interno: uno scompiglio generale. Un paio di ragazzini si presentano alla porta con moderna baldanzosa arroganza: nessun mi scusi, soltanto il perentorio ordine “mi dia il pallone!”. Faccio finta di niente e, cercando di mantenermi tranquillo per non rovinarmi la giornata, riconsegno il pallone sorridendogli, offrendogli l’invito a prestare maggiore attenzione. In breve, i pargoli riprendono a giocare tranquillamente, come se niente fosse successo.
Dopo un po’, il pallone finisce all’interno di un altro giardino vicino, ma i frugoletti sanno che i proprietari sono assenti, allora si danno subito da fare per recuperarlo con metodi alternativi. Inizialmente, provano a introdursi illegalmente nella proprietà scavalcando il muro di cinta, ma questo è troppo alto, quindi passano al piano B: la rottura dei rami di uno degli alberi alla loro portata. Li usano come leva e, alla fine, il pallone è recuperato e chissenefrega!
Passati pressappoco altri dieci minuti, il pallone viene scagliato a circa cinquanta metri d’altezza e ripiomba all’interno del mio giardino con tutto il suo peso: una potenza esplosiva! Ovviamente, i ragazzini cercano di dileguarsi: sono consci del ripetuto errore. Decido di prendere il pallone in ostaggio; mi siedo e attendo paziente il loro ritorno. Dopo appena una manciata di minuti, ecco la prima testolina apparire tra le aperture del cancello: “mi scusi, può darci il pallone?”. L’infingardo sa bene d’aver sbagliato, ma cerca di arginare la falla, provando a conquistarmi con modi apparentemente educati.
“Mi dispiace, il pallone rimane qui! Fai venire tuo padre e lo darò a lui”.
Detto… fatto! Nel giro di pochissimi istanti, il padre si presenta alla porta col fare un po’ infastidito… lui è infastidito!!!
Ho già il pallone nelle mani e glielo consegno, facendogli presente quanto accaduto. Cerco bonariamente di fargli anche capire d’essere stato disturbato ripetutamente e ne approfitto per ragguagliarlo su gli altri episodi che vedono i suoi figli protagonisti, così che possa comprendere l’intera faccenda.
La sua risposta è fin troppo “Stupida”, ma viene spesso utilizzata dai panormosauri per difendere l’operato della prole: “Lei… ha figli? Io ne ho quattro”.
“No… non ho figli”, rispondo. “Mi faccia capire… questo significa che i suoi figli devono sentirsi liberi di distruggermi la proprietà? Vede, queste sono le risposte che non mi aspetto da un uomo adulto. Sicuramente è colpa mia, oppure è colpa dei miei genitori e della loro educazione. Sono stato ragazzino anch’io, come anche lei del resto, ma se qualcuno avesse chiamato in causa mio padre, soprattutto per rimproverarmi di qualcosa, per prima cosa si sarebbe scusato per il disturbo arrecato, poi mi avrebbe corcato di mazzate per darle soddisfazione; le assicuro che l’avrebbe fatto, e senza pensarci due volte”. Non mi aspettavo feroci punizioni, sia chiaro, mi bastava un cenno, un semplice “mi dispiace”, ma il padre era peggio dei figli; si ostina a giustificare i comportamenti. Allora, decido che era inutile continuare a parlare e che era meglio chiudere velocemente la questione, quindi lo saluto (tradotto: lo mando a cagare). A ogni modo, i ragazzini si sono quietati, ma tutta la situazione mi ha spinto alla seguente riflessione: A loro modo di dire, chi non ha figli non può capire. Ma capire cosa? La differenza tra un bambino educato ed uno maleducato?
Non ho alcun dubbio nel pensare che, quella domanda utilizzata come tentativo di difesa, non era altro che un modo come un altro per celare la sua incapacità di educare i figli. Allearsi e/o difendere a oltranza il comportamento dei figli, soprattutto quando sbagliano palesemente, significa fare il loro bene? Secondo me, questo non farà altro che creare dei mostri privi di educazione, arroganti e presuntuosi. Credo che sia inutile cercare di accampare scuse, perché il comportamento errato dei figli, spesso è una conseguenza del comportamento degli stessi genitori-educatori. Magari mi sbaglio, ma che volete… non ho figli. Permettetemi di non capire.

11 pensieri su “Difendere a oltranza il comportamento dei figli quando sbagliano, significa fare il loro bene?

  1. Concordo con te. Anch’io non sopporto la maleducazione. Poi non capisco solo perché se uno ha dei figli, deve imporre un loro “problema” agli altri. È la stessa questione dei cani. I padroni maleducati lasciano le deiezioni davanti le case altrui e poi si giustificano “che cosa ci posso fare è un cane!”. 🤦🏼‍♀️🤦🏼‍♀️🤦🏼‍♀️
    Io apprezzo il tuo autocontrollo. Al tuo posto l’avrei già bucato il pallone subito all’inizio, per non dare altre possibilità di rompermi le scatole 😄😄

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    • La tentazione era forte, questo non lo nego, ma sono stato ragazzino anche io e ho preferito cercare di ragionarci. Ovviamente, ragionare con quel tipo di genitore (più interessato alla birra che ai figli) non è servito a molto, però il messaggio è stato recepito dai figli… in qualche modo 😉 Sono d’accordo con la tua definizione di “problema per gli altri”, sembra che sia l’ultima moda di questo mondo squinternato. Buona giornata 🙂

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  2. Io ho figli (una per l’esattezza), e sono stata quasi sempre rappresentante di classe: ti assicuro che dal comportamento dei figli riconosci i genitori, e quelli che li difendono a oltranza sono solo degli egoisti che hanno rinunciato ad educarli perché fa troppa fatica: preferiscono occuparsi d’altro, e difenderli a oltranza è un modo per mettersi a posto la coscienza e non fare i conti con la propria squallida realtà di genitori incapaci e/o assenti.

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  3. Facendo così si finisce per rovinarli questi ragazzi, che poi cresceranno con la convinzione che tutto gli è permesso! Io ho una figlia e ti posso dire che di questi genitori, purtroppo, ce ne sono molti…infatti poi si vedono i ragazzini che vengono su!

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