La sicilia non è tutta mafia, ma solo uniti potremo sconfiggerla, e quel giorno potremo gridare ai quattro venti: Sugnu Siciliano!

Sono nato a Palermo nel gennaio 1973, un periodo molto buio per l’intera Sicilia, spazzata in lungo e in largo dalla ferocia degli uomini di mafia. Dagli anni ’70 agli anni ’90, Palermo è stata teatro di molti efferati omicidi, alcuni dei quali consumati nei pressi del quartiere d’origine. Ero piccolino, ma già conscio di cosa volesse dire schierarsi contro quegli uomini spietati. Non era affatto facile convivere con tutte quelle sirene che suonavano ad ogni ora del giorno e della notte, così come non era facile vivere in un contesto di paura, dove una parola era poco e due erano già troppe. Quella mano nera colpì anche persone conoscenti, amici di gioco che ebbero la sfortuna di essere imparentati con coloro che erano già stati etichettati come cadaveri che camminano, e pagarono cara la vendetta dei senza onore. Caddero a centinaia, dei nostri e dei loro.

In quel tempo, nel lontano 1982, quella frase prese l’aspetto di una triste realtà! La gente non riusciva a nascondere l’amarezza di un tradimento ben architettato: ci sentimmo lasciati soli. Eppure non ci siamo arresi, noi, gli onesti, abbiamo continuato a sperare che le cose potessero cambiare, ma ogni volta che sorgeva un paladino, la mano nera si abbatteva con più forza per sgretolare quel barlume di speranza, tacitando con la forza ogni voce fuori dal coro.

Quella lotta è ancora presente, forse più di ieri, e a combatterla sono sempre quei pochi uomini lasciati soli. Ed è proprio nel momento in cui ti lasciano solo che la mafia vince! Il silenzio e la paura della gente la rendono più forte.

Nel mondo ci chiamano “mafiosi”, ma la Sicilia non è tutta mafia e noi non siamo tutti mafiosi, e anche se la gente non vuole crederci, noi la combattiamo da sempre, fin dai primi passi compiuti in questa terra disgraziata e martoriata, e sappiamo bene che la mafia si combatte a Palermo, ma si sconfigge a Roma. Ne abbiamo subite tante, e tante altre continuiamo a subirne anche oggi da parte dei nostri stessi connazionali, ma noi non demordiamo. Continueremo a combattere uniti per chi verrà dopo di noi, per i nostri figli, per i nostri nipoti, per noi stessi. Perché soltanto uniti potremo sconfiggere questo male la cui mano è ben celata nei palazzi, e verrà il giorno che potremo gridare con fierezza ai quattro venti: Sugnu Siciliano!

Dal monologo finale del film dedicato al Generale Carlo Alberto dalla Chiesa “100 giorni a Palermo”, la voce è del cantastorie Mimmo Cuticchio che vi invito ad ascoltare. Questa è la voce di tutti i siciliani.

Elenco delle vittime di cosa nostra dal 1970 al 1990 fonte wikipedia

screenshot-it.wikipedia.org-2017-07-08-05-34-03

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