Il declino della lingua italiana nel mondo videoludico. La lingua italiana è morta?

I videogiocatori nostrani se ne sono accorti da tempo, ma anche chi segue il mondo videoludico per pura passione o per tenersi semplicemente aggiornato su ciò che gravita attorno a quel mondo, compreso i comparti software e hardware che sono in continua evoluzione, non ha potuto fare a meno di notare che della lingua italiana stanno rimanendo pochi scorci. Sarà che ci stiamo abituando a sostituire anche le semplici parole con termini più trendy, più cool, in poche parole più snob e alla moda, e sempre strettamente con termini anglosassoni, vedi autoscatto con selfie; buon fine settimana con buon weekend; faccio una pausa con faccio un break; premio con award, e tante altre parole di utilizzo ormai quotidiano come talk show, stalking, last minute, performance, chat, reality, express, web, social network, on line, file, scanner, mail, account, share, audience, smartphone, pixel, location, community, crew, download, wireless, copyright, art director, manager, ecc.

Ok, alcuni termini riguardano prodotti tecnologici nativi, ma anche il nostro mondo politico non manca di abbracciare termini più difficili da far comprendere alla massa di italofoni, direi volutamente, così si parla di jobs act, di spread, di stepchild adoption, di family day, di welfare, ecc., termini spesso utilizzati ad cazzum e per sentirsi più fighi. È forte la sensazione che la lingua italiana sia minacciata dall’avanzare dei tempi, molte lingue sono state dimenticate con la stesso metodica, ma è anche colpa dell’indifferenza delle nuove leve che sembrano snobbarla allegramente, dimenticando la bellezza di questa lingua che è stata madre di molteplici culture, e solo per sentirsi alla moda. Non c’è dubbio che la lingua italiana sia tra le più difficili grammaticalmente, tuttavia, la melodia delle parole è semplice da imparare, diversamente da altre che sono molto più ostili e i cui termini portano a volte a più significati.

Può esserci una coesistenza? Certamente! Però coesistenza non significa dimenticare, ed è ciò che sta accadendo nel mondo dei videogiochi e dei software di nuova concezione… non facciamo i furbi! Di questi tempi puoi trovare giochi e software tradotti anche in aramaico antico, ma non in italiano… ma che cazzo!

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C’è da dire che i giornalai, scusate… mass media, ce la stanno mettendo tutta per inculcarci questa nuova ondata di stile linguistico, ma gli consiglierei di ricordarsi chi paga i loro conti e chi gli mette il piatto in tavola, e tornare a scrivere utilizzando termini nostrani, quantomeno per semplice orgoglio nazionale.

Proprio un paio di giorni or sono, ho apposto la mia firma su una petizione (lo faccio spesso e per molte cause) apparsa su Activism.it che riguardava la richiesta di traduzione del terzo capitolo della serie Syberia (tra l’altro si tratta di una storia che ho giocato e amato in gioventù) e non nascondo la grande incazzatura provata nel vedere sottratta ai nuovi arrivati, ma anche ai vecchi, la possibilità di assaporare questa splendida esperienza videoludica come Dio comanda. Avete doppiato i primi due capitoli in italiano, allora perché non continuare? Significa che non siamo più degni? Dobbiamo prepararci all’estinzione culturale?

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Che il tema “Italia” stia scomparendo da tutte le argomentazioni, in tanti ce n’eravamo già accorti, ma forse non abbastanza da capire che è giunto il momento di alzare le barricate e salvare il salvabile, di difendere a spada tratta il nostro dna linguistico (e non solo quello) prima che sia troppo tardi. Non mi aggrada l’idea di dover parlare una lingua morta per un sordido capriccio, e proprio per questo voglio dire una cosetta a chi si ostina ad utilizzare parole trendy come se non ci fosse un domani: la lingua italiana è una lingua bellissima, sostituirne le parole con la scusa della moda equivale a vergognarsi delle proprie origini.

Per chi vuole affiancarci nella lotta di resistenza, può fare un salto sulla pagina http://www.activism.com/it_IT/petizione/doppiaggio-italiano-syberia-3/195374 e apporre la sua firma per una giusta causa, anche se può apparire frivola è una risposta che andrebbe data di massa “La nostra lingua non la molliamo!”.

Dal sito nuovoeutile.it ho prelevato la seguente immagine che elenca 300 parole ormai sostituite o di consueto utilizzo in territorio italiano (anche se con qualche errore di traduzione). Buona lettura.

screenshot-nuovoeutile.it-2017-04-24-14-46-53

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