Mochi: una pietanza gustosa, ma spesso mortale.

Abbiamo appena salutato la festività della Pasqua, nonché la tradizionale abbuffata ad essa collegata, e in molti, quasi fosse stato un brutto sogno, si sono risvegliati appesantiti dall’ingozzamento incontrollato e quasi compulsivo, e visto che ci stiamo avvicinando sempre più alla stagione estiva che ci vorrà tutti snelli e scattanti, hanno già cominciato ad industriarsi per riuscire a sudare le fatidiche sette camicie e cercare di smaltire i chili di troppo… sanno bene che la prova costume non perdona e non potranno fare i fighetti da spiaggia.

Piccola parentesi: (molte festività e/o santi di qualsiasi cultura e religione, vengono ricordati più per il cibo ad essi collegati che per il loro reale significato, e viene da chiedersi se certi santi non fossero in realtà dei pasticcieri o provetti gastronomi.)

Per confortare gli occasionali seguaci della dottrina 7 chili in 7 giorni (alcuni spererebbero anche in molti di più) sarebbe giusto parlare dei benefici effetti dell’attività fisica e dell’alimentazione più adatta allo scopo, ma oggi parlerò di altro cibo… tiè!

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Per l’appunto, quello di cui tratterò oggi è il Mochi: un piatto gustoso e molto apprezzato in Giappone, anche se spesso risulta essere mortale per la sua caratteristica principale… essere molto appiccicoso!

I giapponesi vanno davvero matti per il Mochi, tanto che lo utilizzano seguendo svariate ricette sia dolci che salate, ed anche se ogni anno si registrano svariati morti per soffocamento, questo non li ferma dal consumare questa particolare pietanza. Tra l’altro, si tratta sempre di una pietanza collegata ad una festività, poiché viene preparata, regalata e consumata maggiormente durante il capodanno in una cerimonia chiamata Mochitsuki.

Ma che cos’è il Mochi?

Non è altro che del riso cotto, tradizionalmente a vapore, che viene poi schiacciato (originalmente in un mortaio di legno chiamato “Usu”) fino a creare una sorta di panetto di pasta morbida e appiccicosa. Non pensate che, solo perché si tratta di riso cotto, sia poi così facile da preparare. Certo, oggi esistono macchinari che possono fare tutto il lavoro in pochissimo tempo, ma chi segue la tradizione sa bene che si tratta di un lavoro lungo e faticoso, spesso pericoloso… specialmente se chi picchia non ha una buona mira. 😛

Cosa ci serve e cosa fare per ottenere un buon Mochi:

1) Innanzitutto bisogna utilizzare il tipo di riso giusto! Non è affatto vero che il mochi si può fare con qualsiasi tipo di riso e, sicuramente, quello maggiormente utilizzato è chiamato Mochigome (o Hakubai), un tipo di riso dolce e particolarmente glutinoso, quindi non è proprio adatto a tutti i palati. (Ovviamente, chi vorrà provare questa pietanza senza incorrere in problemi di natura fisica, potrà sempre scegliere il tipo di riso o la farina che preferisce, anche se il risultato non sarà lo stesso);

2) Tanta acqua. L’acqua è importante sia per la cottura a vapore, che per fare in modo che il mochi non si attacchi alle pareti del mortaio durante la preparazione;

3) Una pentola per la cottura a vapore, meglio ancora se si utilizza il contenitore smontabile e in legno di bambù (in questo caso servirà anche un telo di cotone);

Nella tradizione giapponese:
Per cominciare bisogna mettere a bagno il riso per tutta la notte, poi si dovrà sciacquare e posto a cottura nella vaporiera finchè il riso non avrà assorbito tutta l’acqua (circa 1 litro d’acqua per ogni 100 grammi di riso). Il riso cotto viene poi trasferito nel mortaio e pestato con il Kine (martellone di legno che viene tenuto umido) fino a ridurlo in una pasta collosa… e qui viene il bello! Il lavoro viene solitamente svolto in coppia, e mentre uno martella, l’altro gira e umidifica il mochi per non farlo incollare al mortaio. E se manca la coordinazione… il bernoccolo è assicurato!

Alla fine, la pasta ottenuta può essere tagliata e modellata a piacere, ad esempio sfere o tranci, e preparare ottimi dolcetti, semplici panini da forno, o anche dei mochi ice cream.

Essendo il Mochi un piatto fortemente appiccicoso, solitamente viene consumato dopo essere stato intinto nella salsa di soia, oppure nello sciroppo d’acero o nella zuppa di miso, ma può essere davvero accompagnato da svariate salse, anzi, oserei dire che DEVE essere intinto in qualcosa, oppure si rischia seriamente di rimanere soffocati (avete mai masticato il pongo? ecco, fatevi un’idea di cosa vi aspetta.) Il Mochi rimane una pietanza prelibata e molto apprezzata dalla popolazione asiatica, ma anche da parte dei consumatori della cucina macrobiotica: è un alimento altamente energetico che può essere trovato facilmente in commercio.

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Spero d’aver stuzzicato la vostra curiosità ma, mi raccomando… non vi strozzate!

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4 pensieri su “Mochi: una pietanza gustosa, ma spesso mortale.

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