Progetto Hitler: c’è un nesso tra il crollo di Wall Street (1929), l’ascesa di Hitler e la persecuzione degli ebrei?

hitler
Ci chiediamo spesso come nascono le guerre, ma la storia, come sempre, viene scritta dai vincitori, ed è poi l’ingnara voce del popolo che la rende mito, che la rende reale. Ma tutte le storie “Vere”, quelle non modificate dall’uomo, sembrano avere lo stesso inizio e portano tutte alla stessa mano che ha finanziato e armato i portatori di morte e persecuzione.

I passi seguenti, sono stralci di un lungo articolo che potrete trovare nella sua interezza al seguente link: https://www.disinformazione.it/adolf_hitler.htm

Bene, mettetevi comodi e cominciamo…

Anche il crollo di Wall Street del 1929, doveva contribuire all’ascesa di Hitler. La grande finanza americana aveva il potere di condizionare la borsa e di creare una crisi che mettesse in pericolo gli equilibri europei. Dopo la Prima guerra mondiale, i banchieri di Wall Street alimentarono una grande fiducia nel mercato e indussero molti alla speculazione. Improvvisamente ritirarono i crediti, generando insicurezza e panico. Gli investitori furono trascinati nell’impeto delle svendite disperate, e le azioni crollarono oltre il valore reale delle imprese. Emile Moreau, governatore della banca di Francia, scriveva nel suo diario l’8 febbraio del 1928: “Le banche avevano ritirato improvvisamente dal mercato diciottomila milioni di dollari, cancellando le aperture di credito e chiedendone la restituzione“. Nel giugno del 1929, a causa di queste politiche bancarie, l’economia si bloccò, e ciò non poteva non riguardare anche il mercato borsistico. Prima o poi sarebbe scoppiata una grave crisi, proprio come accadde il 29 ottobre del 1929.

Con il sopraggiungere della povertà e della disoccupazione, i consumi calarono, così come le produzioni. Molte industrie e piccole banche fallirono, ma i milioni di dollari “bruciati” non erano certo spariti: stavano nelle casse delle grandi banche che avevano indotto la crisi. E proprio queste banche avrebbero rilevato le imprese e le banche fallite. I grandi finanzieri di Wall Street avevano così ottenuto molteplici risultati. Si erano appropriati di parecchi beni: case, fabbriche, piccole banche ecc.., mentre ovunque aumentò la disoccupazione. In Germania la crisi fu talmente grave da accrescere oltremodo le adesioni al nazismo.

Nella campagna elettorale del 1932, Hitler puntò alla lotta contro la disoccupazione e alla partecipazione statale nell’economia. Con questi temi riuscì ad ingannare le masse di lavoratori disperati. Il partito nazista diventò il primo partito della Germania, e nel gennaio del 1933 Hitler diventò cancelliere. Hindenburg aveva subito forti pressioni, che lo avevano indotto ad affidare il governo a Hitler. Era l’élite tedesca (i Krupp, i Siemens, i Thyssen ecc.), sostenuta da quella anglo-americana, a desiderare che il nazismo prendesse il potere.

Le banche e le imprese americane si sarebbero dichiarate “neutrali”, e avrebbero ricavato parecchi vantaggi dalla sanguinosa guerra, che avrebbe indebolito gli imperi europei e rafforzato l’impero americano. Molte imprese americane, durante la guerra, schiavizzarono i prigionieri, costringendoli a “morire di lavoro”. I sopravvissuti raccontarono cose agghiaccianti. Ad esempio, Alexander Samila, un ucraino imprigionato alla fine del ’43, raccontò: “Si scavava, si martellava, si brillavano mine ininterrottamente. Le luci non erano mai spente nei tunnel. Per ogni anche piccola mancanza i detenuti erano bastonati brutalmente. Tentavamo di dormire all’interno delle gallerie, ma non ci riuscivamo perché c’era sempre qualcuno che urlava. Ogni punizione consisteva in 25 colpi inferti con un manganello di gomma. A me, per fortuna, è toccato in tutto solo sette volte”. Ewald Hanstein, sopravvissuto a tre campi di concentramento, fra i quali Auschwitz, disse: “Ma per me Dora è stato il peggiore dei lager. Uccidevano la gente col lavoro. Chi non ce la faceva più a lavorare, finiva nel crematorio. Ci tormentavano finché crollavamo. Per esempio: c’era pochissima acqua. Qualche volta ci davano aringhe salate da mangiare e noi avevamo una sete terribile. C’era una sola fontanella per tutti i detenuti, e per lo più non ci si riusciva neppure ad avvicinare. Chi ce la faceva, beveva troppo e gli veniva la dissenteria”…

La Ford , anche dopo l’entrata in guerra degli Usa, continuò a produrre materiale bellico, che sarebbe stato utilizzato contro gli americani. Gli americani, durante la guerra, non bombardarono mai le fabbriche americane in Germania. Le industrie Ford si valsero ampiamente di manodopera coatta dei prigionieri nei lager. Uno dei tanti lavoratori forzati, Johannes Van Weeszenberg, raccontò: “Noi dicevamo ‘è tutta una barzelletta’, qui si producono gli autocarri con cui vengono colpiti gli americani, proprio così, eppure non ci bombardano mai. Del resto, si capisce, gli americani non sono mica tanto scemi da distruggere le loro stesse fabbriche”.

L’Ibm offrì a Hitler assistenza tecnica per i lavori forzati e per i programmi di sterminio. Grazie alle tabulatrici di Hollerith, che erano le antenate dei calcolatori, venne immagazzinata una quantità enorme di dati. Un lavoratore anonimo scrisse in una lettera: “L’Ibm è un mostro internazionale…come i nazisti”. Il giornalista investigativo Edwin Black, nel libro L’Ibm e l’olocausto, documenta la stretta collaborazione fra la grande Corporation americana e la Germania di Hitler. Black riesce a provare che l’allora presidente dell’International Business Machines, Thomas Watson, collaborò col governo nazista fin dall’inizio. Egli aiutò i nazisti nell’opera di classificazione degli ebrei per finalità razziste. La filiale tedesca dell’Ibm prese il nome tedesco di Dehomag (Deutsche Hollerith Maschinen Gesellschaft), per poter operare anche durante la guerra. Watson, nel 1933, fornirà la tecnologia necessaria per il primo censimento del nazismo, a cui ne seguiranno altri più perfezionati, anche negli anni di guerra. L’intera popolazione sarà schedata, in modo da poter identificare gli ebrei e differenziare anche altre categorie, ad esempio, i soggetti che avevano sposato ebrei, gli ebrei che avevano combattuto durante la Prima guerra mondiale, la percentuale di sangue ebraico, ecc. La tecnologia dell’Ibm permetterà una maggiore efficienza dell’industria bellica, e una migliore organizzazione dei trasporti. Black sostiene che l’aiuto della Ibm fu fondamentale per realizzare l’olocausto degli ebrei e per ottenere i migliori risultati nello sterminio dei soggetti ritenuti indegni di vivere (zingari, disabili, mendicanti, ecc.). Watson era talmente vicino ai nazisti che, nel 1936, ricevette la “Croce al merito dell’aquila tedesca”, la più alta onorificenza nazista che si poteva offrire ad uno straniero.

“La sede di New York era pienamente a conoscenza di quanto stava accadendo nel Terzo Reich… che i macchinari erano abitualmente utilizzati nei campi di concentramento, e sapevano anche dello sterminio degli ebrei… non ebbe mai nulla a che vedere con il nazismo… ma solo e sempre con il profitto”.

Molte altre società e banche americane finanziarono Hitler, come la Chase Bank dei Rockefeller. Alla Deutsche Bank (controllata dai Rockefeller), dal 1940 al 1945, fu direttore Hermann Joseph Abs, un fervente sostenitore del nazismo. Abs fece parte dell’amministrazione di industrie che basavano i loro profitti sulla guerra e sul lavoro forzato dei prigionieri nel campo di sterminio di Auschwitz. Fino agli anni Cinquanta, fu responsabile della filiale svizzera della Deutsche Bank, Alfred Kurzmeyer, detto anche “Banchiere dell’Olocausto“. Grazie a lui la Deutsche Bank prevalse. I suoi pochi scrupoli avevano permesso alla DB di incassare denaro e oro di dubbia provenienza, che dopo molti anni si scoprirà essere appartenuti alle vittime del nazismo morte nei campi di sterminio. Si trattava di almeno 300 chili di oro, che comprendevano anche i denti d’oro estratti ai prigionieri. La stessa banca aveva finanziato la costruzione del campo di Auschwitz e lo stabilimento BUNA, dove si produceva gomma per pneumatici, e dove, successivamente, si iniziò ad arricchire l’uranio per la bomba atomica. Anche il progetto nazista di sterminio ebbe sostegno da parte dell’élite finanziaria americana.

Durante il periodo nazista, le grandi famiglie di banchieri, i Rockefeller, i Warburg e gli Harriman, sostennero finanziariamente le ricerche eugenetiche. Gli istituti, diretti dallo psichiatra fascista Ernst Rudin, sostennero l’idea che alcune persone erano geneticamente “nocive” perché inferiori oppure portatrici di “tare ereditarie”, e per questo andavano sterilizzate oppure uccise. Rudin diventò capo della Società di Igiene Razziale e poté creare uno staff per stilare leggi a protezione della razza. Nel 1933 creò una legge sulla sterilizzazione dei soggetti “inferiori”. La legge venne considerata importante e pubblicata con la firma di Hitler sulla rivista americana “Eugenical News”, del settembre 1933. Il centro degli studi eugenetici era a New York. Nel 1932, si tenne a New York il Congresso Internazionale di eugenetica, in cui si affrontò il problema su come “eliminare le stirpi peggiori”, cioè i neri, i gialli e gli ebrei.

La legge elaborata da Rudin nella Germania nazista traeva ispirazione dalle precedenti leggi americane, e si reggeva sull’idea centrale che alcuni gruppi genetici fossero da sterminare. Si trattava di attuare genocidi, con l’idea di dover “purificare la razza”.

Dopo la Prima guerra mondiale, la Germania , sconfitta e sull’orlo del collasso, si rivolse alle banche americane. Wall Street si attivò preparando due piani per rimetterla in piedi. I due piani vennero chiamati “piano Dawes” (1924) e “piano Young” (1928), e furono messi a punto da comitati di esperti americani, come Charles Dawes e Owen Young della General Eletric, Thomas W. Lamont rappresentante della J. P. Morgan e T. N. Perkins banchiere legato ai Morgan. Secondo lo studioso Antony Sutton si trattò di un aiuto fortemente interessato da parte degli Usa: “Nient’altro che la creazione di un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private capace di dominare il sistema politico di ogni paese e l’economia globale del mondo”. Vennero attivati gli stessi istituti di credito che avevano finanziato la rivoluzione russa. L’American International Corporation (cioè la Fed ) e il Fondo di garanzia Morgan si occuparono della ricostruzione economica della Germania e, occultamente, anche del suo futuro politico. Nel 1919, la Commissione Overman del Senato statunitense rivelò che la Germania stava ricevendo prestiti dai Rothschild e dalla Chase National Bank di Morgan. Il denaro giungeva in Germania attraverso il Sudamerica…

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, il 95% della produzione di esplosivi proveniva dalla I.G. Farben e dalla Vereinigte Stahlwerke. Tale produzione era stata possibile grazie ai prestiti e all’assistenza tecnologica americana. La I.G. Farben avrebbe permesso a Hitler la preparazione alla guerra, e avrebbe anche sfruttato la manodopera dei prigionieri nei campi di concentramento, fino alla morte. Il 14 giugno 1940, la Standard Oil e la I.G. Farben istituirono il campo di concentramento di Auschwitz, col preciso intento di avere manodopera schiavile. La società I.G. Farben era controllata dai Rothschild, che utilizzavano uomini di facciata per nascondersi, come fanno a tutt’oggi. La I.G. Farben avrebbe permesso di rendere la guerra così lunga, come afferma un rapporto del Ministero della Guerra americano: “Senza le immense possibilità produttive della I. G., le sue notevoli ricerche, i suoi estesi legami internazionali, la prosecuzione della guerra da parte della Germania sarebbe stata impensabile e impossibile. La Farben non solo indirizzò le sue energie verso il riarmo della Germania, ma si adoperò per indebolire le sue vittime designate, e questo duplice tentativo di espandere il potenziale industriale tedesco e di ridurre quello del resto del mondo non fu concepito ed eseguito “nel normale corso degli affari”. Ci sono prove schiaccianti che i funzionari della I. G. Farben conoscessero perfettamente il progetto tedesco di conquista del mondo e ogni specifico atto d’aggressione successivamente intrapreso”.

Esistono molte prove documentali a sostegno della subordinazione di  Hitler al potere delle Corporation presenti sul territorio tedesco. Hitler riceveva richieste e ordini dalle imprese presenti in Germania, molte delle quali avevano azionisti americani e inglesi.
Ad esempio, in una lettera dell’11 gennaio 1942, il dittatore rispose positivamente alla richiesta da parte della Volkswagen di ricevere altri lavoratori schiavi nei campi di concentramento. Negli ultimi anni di guerra, i nazisti cercarono di deportare quante più persone possibile, per soddisfare le richieste di manodopera coatta da parte delle Corporation.

Anche gli inglesi parteciparono generosamente al “progetto Hitler“. Nel 1934 il governatore della banca d’Inghilterra Montagu Norman andò a  Berlino in visita speciale. Lo scopo era quello di stabilire accordi precisi riguardo alla politica finanziaria del Reich. Si offrirono al regime nazista prestiti assai generosi, anche dopo l’invasione della Cecoslovacchia. Norman dette a Hitler 6 milioni di oro cecoslovacco che prima si trovava a Londra. Anche il Primo Ministro inglese Neville Chamberlain era al corrente e approvava. La Shell Oil , che è controllata dalla Corona inglese, finanziò l’ascesa di Hitler con accordi fra il suo amministratore delegato Henri Deterding e Montagu Norman.  Nel 1938, Chamberlain, firmò l’accordo di Monaco, e si vantò di aver sigillato una pace duratura con la Germania , mentre in realtà sapeva benissimo che Hitler si stava preparando alla guerra. Dal 1936, Hitler era in grado di poter iniziare la guerra, essendosi reso indipendente dalle importazioni estere di petrolio. L’élite anglo-americana, a tempo debito, avrebbe additato il “mostro”, per apparire come i “liberatori dei popoli”. La propaganda antitedesca iniziò qualche anno prima dello scoppio della guerra. I media inglesi, dal 1938, iniziarono ad esagerare il pericolo dell’invasione tedesca e attuarono “esercitazioni” con maschere antigas, per spaventare la popolazione e convincerla che sarebbe stata necessaria una grande guerra per “fermare il mostro“…

Gli Usa sapevano che se avessero mantenuto il ritmo di produzione della benzina sintetica, Hitler avrebbe avuto possibilità di vittoria. L’élite americana poteva vincere la guerra perché sapeva dove si trovavano i centri di produzione della benzina sintetica. Quindi, le truppe americane dopo lo sbarco in Europa, per prima cosa occuparono gli stabilimenti del settore chimico, meccanico e industriale, sequestrarono molti archivi, materiali di laboratorio, e si impadronirono di un’ampia documentazione. Il 16 luglio del 1945, alla Conferenza di Potsdam, gli Alleati vietarono ai tedeschi la produzione di benzina sintetica. Nell’aprile del 1949 gli alleati smantellarono tutti gli impianti, che furono trasformati in raffinerie di petrolio…

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