La Sicilia contro le multinazionali. Difendere il “Made in Italy”, riscoprendo i grani antichi.

Nel corso degli ultimi anni, abbiamo visto modificare le nostre abitudini alimentari per seguire una moda indotta sempre più dal mercato e dall’industria. Così facendo, però, abbiamo perso di vista il vero significato di qualità, barattandola con il fattore denaro, ma abbiamo anche messo da parte la nostra salute. Ci siamo abituati a nomi e numeri, come ad esempio per le farina dura, tenera, bianca, manitoba, 0, 00, ecc. , ma raramente ci chiediamo cosa contengano certi alimenti di uso quotidiano, né che effetto abbiano sul nostro organismo. La cosa che più guardiamo quando scorriamo gli scaffali dei supermercati e che più veicola i nostri acquisti, è il prezzo dei prodotti, meglio se non costino molto. Vuoi per l’aumento della richiesta, vuoi per i metodi produttivi sempre più innovativi e a basso costo, le farine che utilizziamo giornalmente sono ormai prodotte su larga scala, modificate e “migliorate” esclusivamente per favorire l’aumento della produzione, e non certo per migliorare il nostro benessere, dato che i valori nutrizionali sono molto scadenti e abbiamo notato l’incalzare di nuove patologie legate al consumo di questi prodotti, una tra queste è la celiachia (infiammazione dell’intestino tenue, dovuta all’eccessivo consumo di glutine).

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Notate la differenza tra il grano moderno (piccolo) e grano antico (nero)

Forse è giunto il momento di riscoprire i valori e le qualità dell’antica lavorazione a pietra dei cosiddétti grani antichi. Sono definiti antichi, tutti quei cereali che sono rimasti invariati nel corso del tempo, e quindi autentici, meno raffinati, in poche parole, si tratta di frumento e/o cereali non modificati da parte dell’uomo. Oggi si sente spesso parlare di Kamut, ha praticamente invaso i nostri negozi di alimentari, ma anche questo è figlio di un’imposizione bella e buona, e direi anche dal prezzo non indifferente, visto che la sola farina costa circa tre volte di più di quelle classiche sopracitate. Ma questo è il prezzo della buona tavola, il prezzo della nostra salute, poiché anche le altre farine generate da tutte le granaglie antiche hanno questa peculiarità. Il fatto strano è che la farina di kamut contiene un altissimo valore di glutine, eppure viene consigliata a chi ha problemi di celiachia perché altamente digeribile (misteri della natura) così come lo sono tutti quei grani nostrani definiti antichi, ma dal nome dimenticato. Certo, viene da pensare su come vadano le cose oggigiorno. Ciò che teoricamente ci fa più male, al contrario può giovarci. Tuttavia, il problema non è tanto il consumo di certi prodotti dal nome affascinante, ma il fatto che ci siamo ridotti ad acquistare prodotti d’oltreoceano, snobbando l’alta qualità dei prodotti nostrani, e solo per seguire una moda che cavalca l’onda di quella sofferenza indotta da chi traffica con la produzione degli alimenti per il vile denaro. Il nostro territorio ha sempre offerto prodotti di qualità superiore, ma spesso ce ne dimentichiamo! Seguiamo i consigli televisivi, le mode frivole, l’euforia del nutrizionista di turno, ma non siamo più in grado di guardare al passato per migliorare il nostro futuro. Alla fine, è proprio grazie a ciò che abbiamo creato e consumato in passato, che siamo riusciti a giungere fino al 2017. Capiamoci! Io sono siciliano e la mia bella Sicilia era un tempo considerato il “Granaio di Roma”, quindi, capirete facilmente che, la storia di dover acquistare prodotti stranieri mi faccia un po’ incazzare!


Ma torniamo alle qualità dei grani antichi.
Sono meno raffinati (molitura a pietra);
Il rapporto tra amidi e gutine è alquanto equilibrato;
Mantengono più a lungo i valori nutrizionali;
Contengono meno glutine;
Potenziano le difese immunitarie (antitumorali naturali);
Sono più leggeri e più digeribili;
Non portano a intolleranze alimentari;
Sono adatti ad ogni tipo di preparazione;
Fanno parte della filiera corta, quindi aiutano i piccoli produttori (quei poveracci che non possono competere con la fredda e metallica egemonia industriale);
Sono qualitativamente superiori e ricchi di sapori;
Sono definiti pregiati e fanno parte del nostro patrimonio storico e culturale.

“Tumminia (Antico Timilia), Russello, Nerisi, Garofalo, Frassineto, Serena, Saragolla, Verna, Rieti, Senatore Cappelli, Gentil rosso, Grano Monococco, sono alcuni dei grani antichi prodotti in questo territorio italiano martoriato dalle campagne pubblicitarie scellerate, e sono prodotti di gran lunga superiori ai tanto decantati Kamut e simili. CERCATELI!”

Fortunatamente i siciliani, e non solo loro, non sono certo rimasti a guardare, anzi, hanno proprio sfidato le multinazionali e lo fanno tuttora a testa alta tramite l’associazione “Simenza”, della quale fanno già parte settanta produttori. Difendere il “made in Italy” è la parola chiave, ma anche il paesaggio è tornato a sorridere. Oggi sono circa un migliaio, gli ettari utilizzati per i grani antichi. Le piante sono esteticamente più belle e alte circa un metro e cinquanta. Essendo queste più alte del normale, controllano meglio le infestanti che, rimanendo senza luce, non possono raggiungere l’altezza del grano che, quindi, rimane intatto nella sua purezza.

Ma la legge italiana rema controvento, E TI PAREVA.

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Semola Tumminia

Dall’articolo apparso nel Giornale.it – “C’è un grosso problema che riguarda le varietà antiche. Per la legge italiana si possono commercializzare i grani iscritti al registro delle varietà. Ma tra queste non ci sono quelle antiche cadute in disuso. Gli agricoltori si sono scambiati il seme compiendo di fatto un illecito: è come se fossimo contrabbandieri. Perché da un punto di vista commerciale si può riseminare il grano già prodotto, ma i semi non si possono vendere ad altri perché siano riseminati. Questi grani erano stati quasi dimenticati perché non iscritti al registro nazionale delle varietà di grano dell’Ense (Ente nazionale sementi elette). Ora in Sicilia si sta lavorando per un registro delle varietà di grani antichi, che dovrebbe essere tenuto dall’Istituto del vino e degli oli, per rimettere in modo legale sul mercato questa varietà riapparsa e che ha bisogno di un’ovvia regolamentazione. Parliamo di massima qualità e sicurezza alimentare. È un grano che fa bene, estremamente salubre con il giusto tenore di proteine e glutine. Il chicco è di un rosso cristallino, vitreo senza nessuna bianconatura con qualità che sono apprezzate dal mercato. Rispetto al grano più comune ha un prezzo più alto anche se la produzione è inferiore. I pastifici, per le esigenze delle grandi aziende, chiedevano un grano con un contenuto di glutine più alto perché è più elastico e quindi più idoneo da pastificare. Le ditte sementiere e non solo, hanno così creato in laboratorio un grano ad hoc aumentando il glutine o altre caratteristiche, e per questo oggi ci sono così tante intolleranze. Inoltre, l’oncologo milanese Berrino sostiene che la farina “00” sia un veleno autorizzato. Nell’intestino fa l’effetto colla ed è un’infiammazione costante che il corpo riceve. Meglio la farina integrale. Maggiore quantità di glutine non permette al corpo umano di assorbire il cibo e digerire in modo sano.”

Ok, il prezzo può risultare più altino dei prodotti industriali ai quali siamo abituati, ma sarebbe un peccato non pensare alla propria salute, soltanto per risparmiare pochi centesimi. Combattiamo insieme! Cercate e consumate gli antichi prodotti della nostra terra.

Altre Fonti interessanti
Greenme – grani antichi e vantaggi

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