L’ho sempre detto, il mondo sta andando a puttane! Tanto vale riaprire i bordelli.

Era l’agosto 1948, quando la senatrice socialista Lina Merlin avanzò il primo disegno di legge per l’abolizione delle case chiuse in Italia. Una legge che fece discutere a lungo, passando per un iter molto travagliato. Alla fine, fu soltanto alla mezzanotte del 20 settembre 1958 che il disegno divenne legge, chiudendo per sempre le porte alla tolleranza. Chissà cosa direbbe oggi la cara Merlin, leggendo una notizia del genere: “Da avvocatessa a prostituta, la svolta di Claudia De Marchi“ qui il link all’articolo, nel quale la donna in toga dichiara di non essersi pentita per la scelta, anzi, è entusiasta del fatto di essere considerata una escort di lusso da parte di politici e uomini d’affari, e non ha torto, viste le prestazioni medie da 180 euro l’ora. La scusante: “il maschilismo ancora troppo presente nel settore“.

Quello che lascia l’amaro in bocca è proprio quel “politici”, visto che si deve a loro la chiusura delle case di tolleranza, ma sappiamo che in questo paese le cose vanno proprio in questo modo, e se qualcosa funziona deve funzionare solo per pochi eletti, per tutti gli altri scattano le manette e il pubblico disprezzo.

Ma facciamo alcuni passi indietro nel tempo e chiediamoci: cosa c’era di sbagliato?

Già al tempo dei sumeri esisteva il Kamum, tempio dedicato alla dea Ishtar, dove erano alloggiate tre categorie di donne: le più ricercate eseguivano solo specifici riti sessuali, altre si concedevano soltanto a determinati visitatori, la terza categoria, invece, era rappresentata dalla classe più bassa e viveva stabilmente nel recinto del tempio, ma le sue componenti erano anche libere di cercare clienti per le strade. Ma le “donne pubbliche” sono esistite anche nell’antica Grecia e nell’antica Roma, oltre che in India, Cina e Giappone, spesso erano schiave abbigliate in maniera da essere riconosciute e, a volte, coesistevano con la prostituzione maschile. Col sopraggiungere del cristianesimo, l’istituzione cittadina del bordello scompare per almeno un millennio. Dopo l’anno Mille, le promotrici delle case destinate alle prostitute, furono proprio le autorità delle maggiori città europee che ne assunsero spesso la gestione in proprio. La sorveglianza pubblica sul bordello significava anche controllo sociale, ordinata soddisfazione delle pulsioni sessuali dei cittadini e la possibilità di ricavarne entrate fiscali attraverso imposte specifiche, a seguito di relativa licenza e iscrizione su un registro ufficiale (solo a Roma, nel 1526, si registrarono circa 5.000 prostitute su 50.000 abitanti). Poi, con l’avvento della sifilide, i bordelli divengono case di tolleranza a finestre serrate, dove le lavoranti venivano sottoposte a due controlli mensili per attestarne le qualità igienico-sanitarie. Generalmente, nell’epoca più moderna, il bordello seguiva un ordine strutturale molto consolidato: un ampio salone, poco dopo l’ingresso, permetteva di scegliere l’accompagnatrice (spesso etiope), mentre appoggiata al muro c’era la cassa dove si riscuotevano le marchette (metà delle quali venivano trattenute dalla lavorante), infine vi erano le scale che portavano alle camere. I divani di velluto attendevano i clienti maggiorenni (a parte alcuni casi di minori accompagnati), alcuni dei quali vi passavano del tempo solo a chiacchierare, e tra la clientela prevalevano gli scapoli civili, i soldati e i marinai, ma anche artisti e letterati che ne erano assidui frequentatori, ed era più che normale e accettato. Alla fine, la prostituzione esiste dalla notte dei tempi.

Ora, siamo tutti consapevoli di vivere in un paese sottoposto al controllo psicologico e morale da parte di una chiesa cattolica che ha spesso smentito la sua peculiarità alla verginità e astinenza sessuale di ogni genere ed età, cadendo spesso nel peccato da loro definiti “mortale”, ma seguendo i loro dettami abbiamo lasciato trasformare il termine “Puttana” in “Escort”, solo per renderlo più accettabile alle orecchie degli ipotetici uomini di fede, quelli che si definisono casti e pii, ma che poi si imboscano con ragazzine e ragazzini e mi fermo qui, ma così facendo abbiamo legalizzato la prostituzione per pochi eletti e a caro prezzo, mentre altre si ghiacciano le chiappe per le strade diffondendo malattie, rischiando la vita, favorendo il prosperare della malavita, nonché lasciando che i poveracci finiscano in gattabuia per una sveltina scomoda e a basso costo. Forse è giunto il momento di fare qualche passo indietro, dare alle “Escort” il loro vero nome, legalizzare il tutto per rinpinguare le casse e assicurare un servizio pubblico controllato igienicamente, togliere dalle strade quelle poverette minacciate dai coltelli dei criminali, e che la chiesa ritorni ad occuparsi esclusivamente delle anime dei fedeli che ne fanno richiesta. Per non parlare della possibilità di eliminare il pericolo di violenza sessuale, perpetrata ai danni di donne e bambini, da parte di tutti quegli uomini soli, magari sessualmente malati, che non possono sfogare i propri istinti per paura di finire dietro le sbarre  o smerdati dalla pubblica opinione, a causa di una legge ipocrita che ci vuole tutti sposati o segaioli, a meno di non rappresentare la politica o avere tanto di quel denaro da trovare facili e accettabili sentieri.

Scusate se alcune immagini sono forti, ma sono necessarie per risvegliare le coscienze dei dormienti.

https://it.wikipedia.org/wiki/Casa_di_tolleranza

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5 pensieri su “L’ho sempre detto, il mondo sta andando a puttane! Tanto vale riaprire i bordelli.

  1. Mah…
    Che poi le donne non si lamentino, se non vengono giudicate per la loro intelligenza (discutibile, in certi soggetti): per arrivare a voler mostrare solo tette e culo, significa che non hanno altro da offrire agli uomini…

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    • Hanno soltanto scelto la via più facile per il vil denaro, ma non mi sento di giudicare una scelta di vita, quando questa è dettata dall’attuale status di un paese in decadimento globale. Come disse Banfi ne diavolo e l’acqua santa: senza punture, senza lavoro, mia moglie che può fare? La puttena! Ridiamoci su!

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      • Quella di avvocatessa non mi sembra una mansione da fame, e in più si può godere pure di prestigio e autorità.
        Certe scelte si fanno perché si preferisce una cosa sola (il sesso) a tutto il resto; non condanno nessuna, ma non mi si venga a dire che questo femminismo aiuta le donne, dal momento che è solo un maschilismo vestito di rosa.

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