La Palermo dei veleni

Palermo, 16 febbraio 1633

Dalle celle della Vicaria, una donna, torturata fino alla piena confessione, viene condotta sul patibolo innalzato in Piazza Marina, e lì viene consumata la sua sentenza di morte, di fronte agli occhi avidi di un popolo assetato di macabri spettacoli. In quel giorno si spegne una delle più famose avvelenatrici su commissione, Francesca Rapisardi, meglio nota come Francesca La Sarda. Le sue pozioni erano semplici, ma letali! Una semplice mistura di veleni e acqua, un potente intruglio dalla capacità di passare inosservato e colpire silenziosamente, in pochissimi secondi. Molte furono le vittime di tale maestria chimica, alcune esplicitamente richiesti da parte di personaggi nascosti dal mantello protettivo dei palazzi del potere, ma a pagare furono in pochi, lei per prima. Si dice che non agisse da sola, che anche altri facessero parte di un piano ben strutturato, e che lei e un certo Pietro Placido di Marco, fossero soltanto le braccia che smerciavano il veleno prodotto da una tal Thofania d’Adamo. Ma Francesca colpì duramente anche da morta, e furono le sue parole maledette a cadere come una mannaia sulla testa di chi la derise. “Ridete pure, ma molti di voi stanno per venire con me!”. Il palco costruito per l’occasione, creato per ospitare una gran parte del pubblico famelico, cadde sul suo stesso peso e mise fine a parecchie anime, dando modo a Francesca di mantenere la sua promessa.

Ma torniamo al complice e alla vera mente di quelle atroci pozioni di morte.
Rintracciato Pietro Placido di Marco, egli confessò quanto già sospettato, infine accusò Thofania d’essere la mente di quegli omicidi, confermando la deposizione de “La Sarda”. Come monito per la popolazione, nonché per quanti altri agivano nell’ombra, l’uomo venne squartato e fatto a pezzi il 21 giugno 1633, secondo l’usanza di Filippo IV di Spagna. Ma questo non fu sufficiente, poiché Filippo si scagliò contro la stessa d’Adamo, accusata d’avere anche avvelenato il suo stesso marito, e la soppresse pubblicamente il seguente 12 luglio.

La Palermo dei veleni non si conclude con quelle esecuzioni, poiché l’arte avvelenatoria è al suo massimo splendore, in quanto per molti accattivante, discreta, intrigante. La possibilità di mietere vittime senza destare sospetti nè lasciare alcuna traccia, fa gola a molti nuovi adepti delle pratiche occulte, specialmente a quelli più abili e ben nascosti nei palazzi nobiliari. Una tra questi è la cortigiana Giulia Tofana, una donna bellissima e dalla fama di fattucchiera, forse figlia d’arte della Thofania d’Adamo che la iniziò alla conoscenza dei veleni più potenti dell’epoca. Praticò assiduamente un farmacista per completare la sua formazione, e il risultato di quella frequentazione, fu la creazione dell’Aqua Tofana, conosciuta anche come “Manna di San Nicola”, un potente veleno trasparente, insapore e inodore, che la fattucchiera creo facendo bollire dell’acqua e aggiungendovi una miscela di anidride arseniosa, limatura di piombo e antimonio. Il killer silenzioso era in grado di uccidere la vittima senza che accusasse i sintomi dell’avvelenamente, purché venisse somministrato a piccole dosi. Da quel momento, chiunque manifestasse sofferenze per ragioni di cuore, uno scomodo rivale d’affari o un semplice nemico, avrebbe potuto accedere alla soluzione estrema dietro il pagamento di una piccola fortuna. Attività che le fruttò denari anche nelle città di Roma e Napoli, ma che vide la fine a seguito della sopravvivenza di una delle vittime, la quale si premurò di denunciare l’accaduto alle autorità. Rifugiatasi all’interno di un monastero, Giulia potè rimandare la sua cattura solo per breve tempo, ma cadde sotto la mannaia nel 1659 a Campo de’ fiori in quel di Roma, dove le vittime furono circa 600, insieme alla figlia Girolama Spera e altre apprendiste. Anche in punto di morte, Giulia Tofana dichiarò con fierezza d’aver aiutato molte persone, tra le quali molte donne tormentate dall’uomo sbagliato. Per quanto riguarda le vittime delle città di Napoli e Palermo, queste non vennero mai quantificate, ma le mani dei carnefici non sono mai state dimenticate. Alla prossima!

fonte

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5 pensieri su “La Palermo dei veleni

  1. Sono affascinata da storie come questa, da delitti e misteri. Sono proprio le storie vere che mi colpiscono di più, questa è davvero appassionante. Anche se ne avevo già letto qualcosa, grazie per averla raccontata. L’ho letta con molto interesse. Buona serata, Filippo. 🙂

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