Tempo di promo per “Non puoi ucciderli tutti” – Scarica l’ebook gratis

Carissimi amici e lettori di passaggio, è tempo di promozione per il mio terzo romanzo thriller poliziesco “Non puoi ucciderli tutti” il prequel de “L’abbraccio dell’odio“. A partire dal 26 gennaio, più o meno intorno alle ore 10:00, e fino al 28 gennaio, vi sarà possibile scaricarlo gratuitamente nella sua versione ebook, quindi, se siete amanti del genere, non potrete farvi sfuggire l’occasione di aggiungere questo appassionante poliziesco alle vostre librerie digitali, e far conoscenza con uno dei personaggi più apprezzati del precedente capitolo “L’abbraccio..”, il Tenente Trevor McCallister. Qui lo vedremo nei panni di un semplice agente di primo pelo, inflessibile, ligio al dovere e un passato burrascoso, che si troverà alle prese con il suo primo caso importante, e con tante sorprese inattese che ne forgeranno il carattere e gli apriranno gli occhi sulla vera natura dell’essere umano, spingendolo a chiedersi di chi potrà fidarsi.

Ok, questa è la sinossi: “Sullo sfondo di una dormiente Cleveland anni 60, l’ombra di un assassino senza volto si aggira per i vicoli mietendo vittime innocenti senza lasciare alcun indizio, soltanto corpi mutilati e l’orribile ipotesi del ritorno del macellaio. La legge cerca di fare la sua parte attraverso uomini abili e arroganti, mentre l’assassino continua ad agire indisturbato fomentando il dubbio. Quando il giovane Trevor McCallister farà la sua comparsa sulla scena, portando con se rancori del passato e la voglia di vendetta, si troverà a combattere tra sentimenti personali e l’alto senso del dovere, e scegliere di chi fidarsi sarà tutt’altro che facile.”

Questa la promo!
Blank white book w/path

Vi faccio omaggio del primo capitolo, ma potrete trovare una corposa anteprima su amazon, dove potrete anche scaricare l’ebook. Basterà seguire il seguente link:

CAPITOLO 1

CLEVELAND, 10 NOVEMBRE 1954

«Fate largo, luridi ubriaconi!» urlò l’agente Potts, avanzando minaccioso e facendo roteare velocemente lo sfollagente sulla mano destra, mentre cercava di farsi largo tra i numerosi vagabondi che stazionavano sulla banchina, ammassandosi gli uni sugli altri.

Quella non era la prima volta che si trovava costretto ad interrompere la ronda notturna per fare da paciere nelle liti tra gli ubriaconi che bivaccavano lungo le sponde del fiume, ma quella sera la nebbia era scesa fitta e lattiginosa sul Cuyahoga, rendendo omaggio al caratteristico clima autunnale della città di Cleveland, e non gli era affatto facile orientarsi sotto la flebile luce delle luminarie: più volte dovette prestare attenzione a dove mettesse i piedi, affinché non cadesse dritto in acqua. Fortunatamente, l’ombra scura di quel cumulo di gente gli era quasi davanti e ben visibile, e in pochi passi li raggiunse.

«Mai una volta che si possa stare tranquilli, vero Bernard? Di chi si tratta stavolta?» chiese Potts continuando ad avanzare, mentre cercava di capire l’identità dell’uomo disteso al suolo, ma era più che certo si trattasse di quel solito attaccabrighe di Daniel: era sempre il primo a creare il malcontento tra i suoi pari col suo fare prepotente, ma era anche il primo che, solitamente, finiva sdraiato per terra.

«Stavolta hai preso un abbaglio, vecchio mio. Per sapere chi sia questo poveraccio, dovrai prima raccattarne i pezzi» gli rispose Bernard sogghignando, mentre gli metteva una mano sulla spalla per rimanere ritto in piedi.

Potts si scrollò di dosso il peso instabile di quel vecchio barcollante ed estrasse la torcia d’ordinanza dalla cintura per illuminare quel corpo immobile: le parole dell’uomo l’avevano parecchio incuriosito.

«Madre di dio!» esclamò l’agente, mentre voltava lo sguardo e si portava una mano sulla bocca.

L’uomo era disteso di schiena, sul freddo e sudicio suolo della banchina, e non gli ci volle molto a capire che fosse morto. Il suo viso era gonfio e informe, talmente martoriato da così innumerevoli colpi che sembravano essergli stati inferti col chiaro scopo di sfigurarne i lineamenti e renderlo irriconoscibile. La giacca che indossava era sudicia e strappata in più punti, così come la camicia, e sul petto nudo mostrava numerose profonde ferite da taglio. Gli fu subito chiaro che l’uomo non avesse più le mani; un accenno di sangue si riversava al suolo attraverso le maniche, indicando chiaramente che gli fossero state tagliate di netto. I pantaloni erano lerci e gli erano stati calati fin sotto alle ginocchia, mostrando l’evidente assenza degli organi genitali, anch’essi asportati di netto con maestria chirurgica.

A quel punto, Potts non riuscì più a trattenersi. Si alzò di scatto e corse verso il bordo della banchina per dare di stomaco, suscitando le risate di scherno di chi assistette a quella scena. I vagabondi erano forti della loro esperienza, e il fatto di dare di stomaco a causa della grande quantità di alcol trangugiato giornalmente, rappresentava una prassi talmente consolidata, che anche la vista di quel corpo martoriato li aveva lasciati indifferenti. Ma quello era un caso diverso, e assistere alla manifesta debolezza di un tutore dell’ordine era qualcosa che non si vedeva tutti i giorni. L’agente era palesemente sconvolto e il colore cereo del suo viso ne era la prova: pattugliare le strade solitarie non era certo un divertimento, ma quella era la prima volta che si scontrava con tanta violenta crudeltà ed era piuttosto impreparato sul come comportarsi in casi del genere.

Si asciugò velocemente la bocca sulla manica dell’uniforme e illuminò il volto dei presenti per fissarseli bene nella mente. Poi, con voce tremolante e cercando di recuperare la propria autorità, disse: «Restate dove siete e che nessuno tocchi nulla, o vedrete il sole a scacchi per parecchio tempo!» detto questo si precipitò sulla strada principale per raggiungere l’Old Rogue (Il Vecchio Furfante), una delle tante bettole che circondavano le rive del fiume, in cerca di un telefono con il quale chiamare la centrale: avrebbe voluto utilizzare il telefono di servizio posto sulla strada, ma questo era già stato oggetto di divertimento dei soliti vandali e reso ormai inservibile.

«Fred, mi serve subito il telefono! Si tratta di un’emergenza!» disse Potts rivolgendosi al barista con un tono allarmato, ma col fare di chi si conosce da molto tempo.

«Non ti ho mai visto così agitato!» rispose l’uomo dall’aspetto corpulento. «Passa dietro il bancone e serviti pure! Deve trattarsi di qualcosa di veramente serio.» Aprì la porticina del bancone per consentire all’agente di passare. Poi, parecchio incuriosito, gli stette vicino per cercare di capire di cosa si trattasse.

«Pronto, Centrale? Sono l’agente Potts! Ѐ avvenuto un omicidio sulla banchina che fiancheggia il Center Street Bridge. Avvisate il Capitano e inviate rinforzi. Sì, signore! Farò in modo che nessuno alteri la scena» ripose la cornetta del telefono e tirò il fiato scrollandosi le spalle.

Accortosi che Fred lo guardava con interesse, con la chiara espressione di chi vorrebbe saperne di più, gli disse: «Notte terribile, amico mio! Un uomo è stato ucciso in una maniera orribile, ma non posso dirti oltre e non voglio rovinarti la serata descrivendoti ciò che ho appena visto!»

«Cavolo, Potts! Erano parecchi anni che non succedeva niente di simile in questa zona della città, tanto che sembrava essere diventata addirittura noiosa. Amico mio, hai la faccia così bianca che sembri un cadavere tu stesso. Posso offrirti un cicchetto per ridarti colore?» con un rapido movimento riempì uno shot del miglior whisky a sua disposizione e lo allungò verso l’agente.

«Ti ringrazio Fred, ma devo rifiutare. Sono in servizio ma, se non ti dispiace, prenderei volentieri un caffè, prima di ritornare sulla scena del delitto» oltrepassò il bancone, intanto che l’uomo gli riempiva una tazza di caffè ancora fumante, e lo consumò in silenzio, mentre il liquido caldo gli scuoteva lentamente le viscere.

«Ѐ un peccato sprecare del buon whisky» disse Fred, avvicinando lo shot alla bocca. «Alla memoria di quel povero bastardo, chiunque egli fosse!» e tirò giù quel fuoco ambrato in un sol colpo.

Potts annuì con un gesto del capo. Poi, una volta terminato di bere il suo caffè, salutò l’amico, tirò su il bavero dell’uniforme, e si incamminò a testa bassa per tornare al suo dovere, con la consapevolezza che quella sarebbe stata una lunga notte.

-fine cap.1-

Questo è tutto, almeno per il momento! 😛
Che altro aggiungere?
Beh, vi auguro buona lettura e, qualora doveste leggere il libro, vi invito a lasciare un eventuale recensione o commenti (buoni o cattivi che siano). Ad ogni modo, vi ringrazio in anticipo per il vostro tempo.
W i libri!!!

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6 pensieri su “Tempo di promo per “Non puoi ucciderli tutti” – Scarica l’ebook gratis

  1. Pingback: Non puoi ucciderli tutti – Grazie a voi si comincia bene. | Liberi di Essere

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