Zucchero: pensi di saperne abbastanza?

In origine è una pianta dalla quale si estrae un succo ambrato, poi, dopo una serie di lavorazioni e l’aggiunta di prodotti chimici/organici, diviene il prodotto più utilizzato nelle nostre giornate, specialmente nel suo candido colore bianco.

Di che parliamo? Ma di zucchero, ovviamente!
Pensi di saperne abbastanza? No? Allora seguimi!

La storia di questo prodotto è alquanto lunga e costellata di episodi che sono difficili da dimenticare, come ad esempio l’uso degli schiavi nei campi di raccolta, delle tante morti durante il processo di produzione artigianale, o degli atti di commercializzazione non proprio all’acqua di rose, ma in questo post tratterò solo del processo produttivo moderno e di ciò che si dice di questo dolcificante.

Non tutti sanno, che lo zucchero che portiamo in tavola è il risultato di varie e lunghe lavorazioni meccaniche, di bolliture e di raffreddamenti; né sanno dell’aggiunta di numerosi prodotti che serviranno allo sbiancamento e alla raccolta dei cristalli, come ad esempio il latte di calce, il carbone attivo, l’anidride carbonica e l’acido solforoso. Si dice che tali sostanze non rimangono intrappolate nel prodotto finale e che possiamo consumarlo tranquillamente. Ma l’intensa lavorazione dello zucchero, che per alcuni è causa di varie forme di tumori, lo priva anche di alcune sostanze organiche, enzimi e proteine che, sempre secondo alcuni pareri, il nostro corpo dovrà ricostruire suggendole dal corpo stesso, al fine di poterlo digerire. Bisogna dire che la pianta produce il prodotto grezzo grazie alla fotosintesi di acqua e anidride carbonica, cosa che la renderebbe adatta alla produzione di energia, ma non siamo poi così lontani dalla realtà, poiché la Bagasse (il residuo legnoso della lavorazione di frantumazione della canna) viene poi utilizzata come combustibile base per lo stesso impianto di bollitura. Il sugo zuccherino derivante dalla prima fase di lavaggio, frantumazione e sminuzzatura (poltiglia), viene poi filtrato e trattato con Idrossido di calcio (latte di calcio) in modo da neutralizzare gli acidi organici. Quando il calcio viene aggiunto al sugo, e questi sono portati a 95° e successivamente centrifugati, si forma una sorta di fanghiglia priva di impurità e residui (o come loro dicono, viene chiarificato), perdendo fibre, proteine, amminoacidi, glucosio e fruttosio. Ma non è ancora finita, poiché il prodotto deve ancora essere nuovamente (e varie volte) riscaldato e centrifugato, in modo da far evaporare l’acqua residua e perdere la melassa, filtrato con il carbone attivo e, finalmente, ottenere quel cristallo bianco che tutti noi conosciamo. Ma questo processo riguarda in buona parte la canna da zucchero, poiché la barbabietola subisce sì un processo similare, ma con l’aggiunta di ulteriori prodotti che elimineranno le numerose impurità e le sostanze nocive (acidi, saponine, betaine, pectine, proteine, acido glutammico, fenoli, enzimi), e porteranno il sugo marrone/nero ottenuto, fino ai classici cristalli bianchi. Potrete notare alcune delle fasi di lavorazione, nelle immagini provenienti dal sito fxcuisine. (vi invito a visitarlo)

Arriviamo al dunque!
Alcuni demonizzano l’utilizzo dello zucchero, poiché ritenuto portatore di malattie, obesità, danni al cervello, ecc. ecc., mentre altri si schierano a favore del suo utilizzo senza alcun limite, inneggiando al lato genuino e salutistico del prodotto. Anche per lo zucchero di canna ci sono pareri discordi, e intendo quello ambrato che dicono sia meno lavorato, ma contiene un po’ di melassa, e sembra che la minor lavorazione non lo renda meno nocivo di quello raffinato. Tuttavia, i medici dicono che gli zuccheri sono necessari al nostro organismo, ma chissà perché poi siamo costretti a curarci con i farmaci per il diabete, colesterolo, iperglicemia, ecc.

Allora, a chi dare ascolto?
È meglio consumarlo grezzo o raffinato?

Che i procedimenti siano eccessivi, soprattuto nel consumo di acqua, e utilizzino prodotti poco salutari ci sta tutta, ma la legge li consente e si interessa solamente del fatto che certi valori non siano superati. Però non si parla quasi mai, o se ne parla poco, dei danni da accumulo di sostanze o di quei casi di intolleranza particolari, se non scaricandone la colpa sull’abuso, che per inteso fa sempre male, ma come si fa oggi a trovare un solo prodotto che non ne contenga almeno un po’? A giusto, ci sono quei prodotti dichiarati light, ma qualcosa mi dice che non siano proprio privi di dolcificanti.  Ad ogni modo, ciò che dovremmo tenere in grande considerazione, è il fatto che la pianta originaria contenga appena il 14% (canna) 17% (barbabietola) di zucchero, e che per riuscire a produrne in grande quantità, è necessario aggiungere vari prodotti (dichiarati organici) che proprio bene non fanno, o diciamo che, personalmente, non ci metterei la mano sul fuoco. Addolciamoci la vita, ma stiamo attenti agli abusi, anche se è una cosa “Ahimè” non facile nel periodo delle feste.

Allego un video della lunga lavorazione.
Dura appena 9 miseri minuti che vi invito a spendere.

Le immagini del post sono prelevate dal web.

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2 pensieri su “Zucchero: pensi di saperne abbastanza?

  1. Da quando ho optato per uno stile di vita a basso tenore di zuccheri raffinati mi si è aperto un mondo. Mi rendo conto solo ora di quanto fossi dipendente dallo zucchero. Ho scritto sul mio blog le mie alternative e devo dirti che ora sto molto meglio. Non vado più in scimmia come prima. Laura

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