La pericolosissima arma del voto dall’estero.

I temi che tengono banco da diversi giorni, sono il valore e le modalità del voto referendario degli italiani all’estero. Non è un mistero che l’attuale governo (volutamente in minuscolo) che è attualmente e abusivamente in carica, abbia giocato le sue (si spera) ultime carte sporche per portare acqua la mulino del si, come non è un mistero che ci sia la grave possibilità, che questo metodo di voto possa essere l’ulteriore magagna studiata ad arte per fotterci tutti. Si parla dell’invio di schede non vidimate, con la certezza che queste confluiranno nel calderone del si, ma non è difficile comprendere quale metodo potrebbe essere utilizzato per sostituire il voto degli ignari residenti all’estero, poiché in assenza di un sistema di controllo certificato, chiunque potrebbe inviare pacchi di schede contraffatte.

Il fatto è che tale sistema è previsto dal regolamento dello stato, quindi, in poche parole: dobbiamo attaccarci al c….!

Siamo tutti consapevoli che il voto estero possa essere un’arma pericolosissima, soprattutto per via di un sistema all’apparenza molto semplice, ma che viene gestito dai consolati con  leggerezza, come dimostra la seguente immagine d’esempio:

voto-dallestero

Poi, una volta giunti in Italia, i plichi vengono scrutinati e i voti vidimati a posteriori.
Che geni! Pensate a quanto sia difficile sostituire un intero sacco di corrispondenza non controllabile.

Avrebbero potuto utilizzare dei metodi più semplici e onesti? Certamente! Ma dobbiamo chiederci come (i governanti di turno) avrebbero potuto attuare i loro piani criminosi ai danni dei cittadini.

Abbiamo una tipografia dello stato che avrebbe potuto stampare delle schede numerate meccanicamente, nel numero esatto dei residenti all’estero, e dal colore diverso da quelle che saranno presentate ai cittadini residenti. Alternativamente, si sarebbe potuto utilizzare un semplice codice a barre, poiché un referendum popolare non dovrebbe permettere il voto segreto, ma nominativo, in quanto ogni cittadino dovrebbe prendersi la responsabilità di un voto che tenderà a cambiare le sorti dell’intero paese, e tutto questo senza nascondere la propria mano.

Ma queste potrebbero essere solo alcune delle possibilità utilizzabili per dare un senso alle preferenze di quei cittadini che vivono in Italia, ma sono “momentaneamente” assenti dal paese per motivi di lavoro. (Non voglio nemmeno considerare quei cittadini che se ne sono lavate le mani a priori, organizzandosi la loro bella vacanza proprio in una data importantissima, pur sapendo di essere decisivi per le sorti del paese.) Ma cosa ben diversa, è il continuare a considerare validi i voti di quei cittadini che vivono all’estero, ma che risultando ancora parte integrante di questo paese, e che continuano ad essere chiamati in causa per porre le loro preferenze su qualcosa che è lontano dal loro mondo. E mi riferisco a quei cittadini che tengono due piedi in due realtà diverse, in attesa di una preziosa carta verde che gli dia la possibilità di mollarci al nostro destino ma, intanto, il loro voto può fare danni incalcolabili, destinandoci a vivere periodi molto bui.

Diciamocelo chiaramente! Non vivi in Italia e non condividi le nostre sofferenze, perché dovrei farti votare per un futuro che non è il tuo, e con il rischio che quel voto possa essere sostituito?

Il sistema può e deve essere modificato secondo i criteri dell’onestà, in modo che il cittadino residente possa sempre vantare la sua sovranità, senza sentirsi raggirato da metodi furbeschi. Capisco che il mio disappunto potrebbe eliminare preferenze condivisibili, ma lasciatemi esternare il dubbio su un sistema di voto incontrollabile, e che è facilmente sostituibile con un semplice trucchetto da prestigiatore.

Tanto per essere chiari, la mia preferenza di voto sarà la seguente:

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