U Cannistru di ognissanti.

Ormai ci siamo, ancora pochi giorni e sarà tempo di preparare il nostro benvenuto per le anime dei defunti che nella notte di ognissanti vagheranno di casa in casa in cerca di conforto. Nella tradizione popolare siciliana, a fare gli onori di casa sarà “U Cannistru”, un cesto colmo di prelibatezze che è amato sia dai grandi che dai piccini. Ma come va preparato questo dolce benvenuto?

Iniziamo dal supporto: un tempo veniva utilizzato un cesto di vimini di forma rotonda, abbastanza ampio da contenere tutto l’occorrente. Oggi può essere utilizzato anche un comunissimo piatto della dimensione e forma che più ci aggrada.

pupo1
La Pupaccena (il pupo di zucchero): originariamente era la raffigurazione di un paladino di francia, ed era posto al centro del piatto con la sua aria tronfia, mentre si ergeva sul suo destriero circondato da bontà e dolcezze. Oggi si utilizzano le raffigurazioni più disparate, come i personaggi dei cartoon del momento, ma anche zucche, animali ecc. ecc.

U Scacciù e la frutta secca: “ù scacciù” è un miscuglio di differenti tipi di semi e frutta secca, composto prevalentemente dalla Calia (ceci tostati), dalla Simienza (semi di zucca secchi, con o senza sale), Nuciddi (nocciole tostate), arachidi, pistacchi, Cruzziteddi (castagne secche), noci, mandorle, carrubbe e fave tostate. Ma nel cannestro non devono mai mancare anche i fichi secchi, i datteri e i melograni. Alcuni amano aggiungere la bacca del mirto nero “a Murtidda”, una pianta con la quale si consacrava la Venere romana, ma che aveva anche il significato di amore spirituale per i cari defunti.

I biscotti: in primis i Tetù (o tatù) biscotti tipici della cultura palermitana che caratterizzano il giorno dei defunti per la loro originale rassomiglianza alle tibie e ossa umane (oggi hanno una forma sgraziata e quasi rettangolare). Sono i biscotti “uno tira l’altro” da qui il nome “Tetù e Teio” (Tieni tu e tieni io) fino a quando non sono finiti del tutto. A questi vanno aggiunti altri capolavori della maestria pasticcera delle monache palermitane, quali i Taralli, le Reginelle, i quaresimali, gli amaretti, e varie paste all’anice e al miele (mustaccioli).

frutta-martorana
La Frutta di Martorana: la regina della pasticceria palermitana e dolce tipico della festa di ognissanti ad opera delle suore Benedettine che ne fecero omaggio, nel 1308, all’allora Papa Clemente V, venuto in visita nella omonima Chiesa della Martorana (fatta realizzare da Giorgio di Antiochia, ammiraglio di Ruggero II, è un edificio risalente al periodo normanno, intorno al 1143).  È un dolce famoso nel mondo, sia per la sua facile preparazione, sia per la perfetta imitazione di frutti, ortaggi o pesci. Realizzata con con farina di mandorle, zucchero e un po’ di vaniglia, ed infine dipinta ad arte da sembrare identica a quella reale: nespole, castagne, pesche, fichidindia, banane, albicocche, mele, fragole, caki, ciliegie, arance, pomodori, pannocchie, fave, uva, e tanti altri… praticamente ogni tipo di frutta o ortaggio esistente.

Caramelle e cioccolatini: u Cannistru non si può definire completato,  se prima non si finisce di ornare con un pugno di cioccolatini e caramelle, specialmente di quelle alla cannella o all’anice, ma altri tipi andranno bene ugualmente.

Allora, siete pronti a preparare il vostro Cannistru?
Ma non dimenticate la Muffoletta del 2 novembre 😉

4 pensieri su “U Cannistru di ognissanti.

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