Permacultura: la natura è la tua casa.

Riprendiamo il discorso sulla Permacultura, dell’importanza di ricollegarsi alla natura e alle sue regole, approfittando del lavoro svolto egregiamente dal sito Autosufficienza.it che vi invito a visitare, e facciamolo attraverso l’esperienza di Pat, una donna che ha trasformato la propria vita e abbracciato l’essenza del vivere fuori dagli schemi (Off-grid), e che oggi vanta una proprietà chiamata “Ourganics Evolving System” con la quale riesce a sostenersi e aiutare la comunità. Oggi vi propongo la sua video testimonianza sull’argomento, del quale vi allego la trascrizione integrale, anche se il video è comunque sottotitolato e pienamente godibile. Per alcuni potrà essere una rottura di balle, magari perché non si ha tempo disponibile nè la voglia, ma per altri il “vedere” è meglio del “raccontare”.

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Nel prossimo articolo affronteremo il tema “Come costruire un orto a spirale“, nel frattempo vi auguro buona visione, buona lettura e buona serata.

Trascrizione del video

Il nostro mondo è bellissimo, il nostro mondo dà frutti abbondanti. È anche fragile.
Ogni giorno ci sentiamo sotto accusa per i nostri consumi eccessivi e i danni che ne derivano. Come sarebbe e come ci farebbe sentire una cultura che lavora con la natura e non contro di essa?

Vivevo in una bella casa a Litton Cheney e avevo tutto ma non capivo perché mi sentissi insoddisfatta, come se mi mancasse qualcosa. Quale parte di me non era realizzata? Avevo tutto quello che, crescendo, mi avevano insegnato a desiderare ma io aspiravo a qualcosa di semplice, a qualcosa di vero, qualcosa di importante per cui nutrissi una vera passione che fosse un modo di contribuire. Ho capito che per farlo dovevo liberarmi dai beni materiali. Un giorno stavo prendendo l’acqua alla sorgente del paese come facevo sempre e dalle colline è arrivato un uomo. Si è fermato nel punto dove ero io per dare da bere ai suoi cavalli e abbiamo iniziato a conversare. Mi ha detto di avere seguito un corso di permacultura e mi ha elencato i tre valori alla base: prendersi cura delle persone, prendersi cura della terra, condividere equamente.

Dentro di me ho sentito come se un pezzo del puzzle avesse trovato il suo posto. L’etica della permacultura mi ha davvero toccata nel profondo e ho sentito il bisogno di avventura, di fare qualcosa. Non avevo soldi, avevo 48 anni ma mi sentivo abbastanza forte. Ho fatto un patto con me stessa e il campo: che tutti i nostri bisogni sarebbero stati soddisfatti, e tutto quello che ci serviva e che dovevamo fare sarebbe venuto con il tempo. Avrei ottenuto aiuto, trovato i soldi, accumulato le capacità necessarie. E assieme a tutti gli altri sarei riuscita a dare forma a quello… a quello che avevo nel cuore, che si è gradualmente evoluto ed espresso.

Ourganics è una piccola fattoria di permacultura, “off-grid”, a impatto ridotto, costruita con il fai da te. Produco cibo per la comunità. È circa due ettari, in passato era una marcita quindi il terreno è molto argilloso con un livello freatico alto. Una delle caratteristiche principali sono le serre a tunnel. Ce n’è una lunga 27 metri, con dietro una più piccola. Abbiamo due stagni, uno più grande che funge da bacino di riserva e uno ornamentale qui vicino. L’acqua con cui irrighiamo attraversa il campo e sfocia a monte nel ruscello e a valle nel fiume Bride. Abbiamo un frigorifero nel fiume, una lombricaia, un fuoco dove cuciniamo quasi tutto e dove scaldo la caldaia del bucato per lavare i panni, la cucina all’esterno dove cuciniamo tutto l’anno, una riserva di legna di cui vado molto orgogliosa, che è quasi piena e mi dà grande sicurezza. Nessuna cifra di denaro mi farebbe sentire sicura come un casotto pieno di legna. Ho un orto che probabilmente genera metà dei miei ricavi, dove coltivo quello che non deve stare in serra. E poi abbiamo la foresta giardino, dove crescono principalmente frutti, quindi raccolti redditizi, che danno buoni risultati. Poi c’è una yurta in cui si può soggiornare e anche un piccolo caravan verde sotto un tetto di terra, anche questo per accogliere ospiti.

Non avevo mai coltivato prima, quindi non lo sapevo fare. Sono andata al vivaio della zona e ho scelto tutto quello che mi sembrava buono da mangiare e ho iniziato a costruire una quarantina di aiuole all’esterno. Così ho capito che non mi bastava un piccolo orto, ma che stavo diventando una coltivatrice di lavoro. Così mi sono procurata un catalogo per agricoltori di Kings e ho ordinato una confezione di mizuna, un’insalata orientale. Era da un chilo, e sapevo che erano molti ma ho pensato che tanto li avrei usati tutti. Mi è durato quattro anni, erano davvero tantissimi semi! Ho imparato subito dove ordinare le sementi, quali tipi crescevano bene e quali no. Credo che il risultato più grande che ho raggiunto finora, in 64 anni di vita, è che sono qui da 16 anni e adoro ancora questo posto, ci sto ancora benissimo, continuo a superare nuove sfide, e ogni anno sono più soddisfatta. Penso di essere entrata in sintonia con i ritmi della terra, dei campi, del clima, del lavoro, di tutto. Penso che saremmo quasi tutti in grado di farlo, non penso di avere nulla di speciale. Secondo me, se si ha la possibilità di vivere con la terra i passi successivi vengono naturali. Ad esempio è ovvio che se piove non ha senso accendere il fuoco per cucinare.

È sempre questione di adattarsi alla situazione, del contesto ai bisogni delle piante e degli animali, ai lavori che ci sono da fare. C’è da fare il pane, pulire il pollaio. Si procede così tutto il giorno senza interruzioni, passando da un lavoro all’altro, con un ritmo sempre costante. Mi chiedono spesso cos’è la permacultura e fatta la domanda molti già smettono di ascoltare. Ma rispondo: “tu sei un permacultore” e catturo la loro attenzione. E questo mi dà la convinzione che siamo tutti permacultori, che vogliamo tutti le stesse cose: un riparo, una famiglia, una casa, abbiamo bisogno di cibo e acqua, di una comunità, di non litigare mai, idealmente. Quindi questo è prendersi cura delle persone. Chi non si prende cura del prossimo non è in grado di prendersi cura della terra, è un valore che deriva dal senso di comunità. E se lavoriamo la terra e viviamo con lei e con gli altri in armonia c’è un’abbondanza tale che possiamo condividerla con chiunque.

Prima facevo una vita molto convenzionale, una tipica vita privilegiata occidentale, e quando vengono qui persone che provengono da un contesto simile al mio considerano questo posto un’eccezione assoluta. Ma in realtà non lo è, è normalissimo, è molto semplice. Io riconosco i privilegi di cui ho goduto in passato, e li riconoscevo anche allora, ma anche questo per me è un privilegio, anche se di tipo diverso. Richiede fatica fisica, duro lavoro, ti occupa 24 ore su 24, non lavoro dalle 9 alle 5. E non mi manca davvero niente, non c’è assolutamente nulla di cui senta la mancanza. Qui ho il mio svago, il mio lavoro, la mia vita, il mio amore, tutto nello stesso posto.

Fonti
http://www.autosufficienza.it
http://www.viviconsapevole.it
http://www.permaculture.co.uk

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3 pensieri su “Permacultura: la natura è la tua casa.

  1. Un’esperienza meravigliosa, sono convinta che se avessi scelto un tipo di vita come questa, probabilmente adesso non avrei tutti i problemi di salute che mi ritrovo! Ma, ormai, ho perso il treno, non avrei la forza fisica per affrontarla … ci penserò per la prossima! 😀 😀 😀

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