Permacultura: “Vivere senza distruggere, per ottenere una produzione migliore e con il minimo consumo.”

Ho spesso parlato del vivere Off-Grid (fuori dalla rete), del bisogno di tornare a vivere a stretto contatto con la natura, e di quanto questa sia importante per le sorti del genere umano. Oggi comincerò un cammino più approfondito verso il mondo dell’agricoltura permanente (Permacultura) e spero che possa essere di vostro gradimento e incuriosirvi quanto basti per indurvi a riflettere sul futuro di questo nostro amato pianeta. Essendo questo un argomento complesso, parlarne in modo riduttivo non darebbe il giusto senso nemmeno a questo post, quindi dovremo affrontarlo per gradi, piccoli assaggi per giungere poi alla sua interezza di spirito ed essere acquisito mentalmente per la sua grande importanza. Ma cominciamo con i punti fondamentali, in modo da avvicinarci dolcemente all’agricoltura permanente e alla necessità di dover ritrovare la connessione con madre natura.

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“Vivere senza distruggere, per ottenere una produzione migliore e con il minimo consumo.”

Questi sono alcuni dei  principi della Permacultura, un’imitazione quasi letterale del normale ecosistema terrestre. Principi che ci spingono a  progettare e creare insediamenti umani non devastanti, guardare il mondo con occhi differenti, trasformare i problemi in soluzioni nel pieno rispetto della natura. È proprio sull’osservazione della natura che tale cultura ambientalista basa la sua opera, sulle capacità di auto-sostenersi, di nutrirsi e creare un utilissimo riciclo delle sostanze utili alla propria autonomia, senza alcuna opera umana. Una corrente nata agli inizi degli anni settanta (ma conosciuta fin dal 1911 come agricoltura permanente) da Bill Mollison (che ci ha lasciato il settembre scorso) e da David Holmgren, i quali hanno osservato e attinto da varie aree (architettura, biologia, agricoltura, ecc) per sviluppare il metodo che oggi è diffuso in tutto il mondo, ma che ha avuto il suo periodo di sbocco negli anni ottanta.

etica

Crisi ambientale, l’essere umano, l’impatto globale, i combustibili, sono gli elementi fonte dello studio dei due uomini che hanno cercato di trovare un metodo per salvare capra e cavoli, e questo include la pianificazione e progettazione delle strutture, lo studio del territorio, la gestione di acqua ed energia per uso comunitario a impatto zero. Ma andiamo ad osservare i vari principi del movimento, nonché la sua etica:

Etica in 3 punti

1    Cura della terra, ovvero riconoscere il valore dei sistemi naturali nella loro complessità. Gli interventi umani saranno quindi volti a non danneggiare o ripristinare gli equilibri ambientali. Secondo Holmgren il miglior modo per prendersi cura della terra è ridurre i propri consumi.

2    Cura degli esseri umani, anche se rappresentano una minima parte nella totalità dei sistemi viventi. Viene valutato di fondamentale importanza soddisfare bisogni fondamentali quali cibo, abitazione, istruzione, lavoro soddisfacente e rapporti sociali senza ricorso a pratiche distruttive su larga scala.

3    Limitando il consumo ai bisogni fondamentali è possibile condividere le risorse in eccesso in modo equo con tutti.

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I 12 Principi

1    Osserva e interagisci (la bellezza è negli occhi di chi guarda) Osservare il paesaggio e i processi naturali che lo trasformano è fondamentale per ottimizzare l’efficienza di un intervento umano e minimizzare l’uso di risorse non rinnovabili e tecnologia. L’osservazione deve essere accompagnata dall’interazione personale.

2    Raccogli e conserva l’energia (prepara il fieno finché c’è il sole) Raccogliere e conservare l’energia è alla base di tutte le culture umane e non. Per energia si intende tutto ciò che può essere immagazzinato e/o mantenuto in buono stato e che è fondamentale per la sopravvivenza di una comunità/cultura. Esempi: cibo, alberi, semi.

3    Assicurati un raccolto (non si può lavorare a stomaco vuoto) Assicurarsi che ogni elemento del progetto porti una ricompensa utile.

4    Applica l’autoregolazione e accetta il feedback (i peccati dei padri ricadono sui figli fino alla settima generazione) Applicare l’autoregolazione per evitare che controllori di livello superiore siano costretti ad intervenire per riequilibrare una crescita incontrollata. Impara a riconoscere e accettare il feedback fornito dalla comunità o, più in generale, dalla natura.

5    Usa e valorizza risorse e servizi rinnovabili (lascia che la natura faccia il suo corso) Gestire le risorse che si rinnovano e rigenerano in modo continuo senza un apporto esterno in modo che assicurino una continua resa. Allo stesso modo valorizzare i cosiddetti servizi rinnovabili, ovvero i servizi apportati da piante, animali, suolo e acqua senza che questi siano consumati nel processo.

6    Non produrre rifiuti (Il risparmio è il miglior guadagno) (Un punto in tempo ne salva cento) Assicurarsi che i sistemi presenti nel progetto non producano niente che non sia utilizzabile e utile ad un altro sistema.

7    Progetta dal modello al dettaglio (gli alberi non sono la foresta) Bisogna imparare a dare uno sguardo d’insieme prima d’immergersi nel dettaglio. Utilizzare soluzioni progettuali derivate da modelli osservati in natura.

8    Integra invece di separare (molte mani rendono il lavoro più leggero) Integrare ogni elemento progettuale all’interno del sistema in modo che si sostenga a vicenda con gli altri elementi.

9    Piccolo e lento è bello (più sono grandi e più fanno rumore cadendo) Sistemi piccoli e lenti sono più facili da mantenere di quelli grossi e veloci, fanno un miglior uso delle risorse e producono in maniera più sostenibile.

10    Usa e valorizza la diversità (non mettere tutte le uova in una sola cesta) Valorizzare la diversità animale e vegetale. La diversità riduce i rischi derivanti dalla gran parte delle minacce: l’ammalarsi di una specie di pianta non è la fine del raccolto. Inoltre la diversità aiuta a beneficiare dell’unicità di ogni territorio.

11    Usa e valorizza il margine (non pensare di essere sulla giusta traccia solo perché è un sentiero molto battuto) Progettare le forme delle zone di confine in modo da sfruttarne il più possibile le caratteristiche: il limite tra due sistemi diversi è il posto dove accadono le cose più interessanti. Queste zone sono spesso le più produttive in quanto possono utilizzare le caratteristiche di sistemi diversi. Un esempio dello sfruttamento dei margini è rappresentato dal sistema di canali argini “chinampa”, utilizzato tradizionalmente in Messico e Thailandia.

12    Reagisci ai cambiamenti e usali in modo creativo (bisogna vedere le cose non solo per come sono ma anche per come saranno) Sfruttare i cambiamenti a proprio favore; questo presuppone l’osservare attentamente i segni che li precedono e intervenire in tempo.

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La Permacultura è praticata in tutto il mondo, ed oggi esistono parchi, orti, quartieri riprogettati secondo i suoi principi, e funziona perché restituisce alla gente la possibilità di riprendere in mano il proprio futuro e progettarlo secondo il proprio volere, invece che accettare i progetti imposti da altri. Ma in seguito affronteremo il “come” avvicinarsi alle strategie che ci permetteranno di introdurci alla Permacultura col sorriso sulle labbra, e questi includono la produzione di acqua calda, il riscaldamento, il riciclo ed il risparmio, nonché tutto ciò che ci serve sapere per avviare le coltivazioni, e infine parleremo delle aziende che ne hanno sposato il metodo con ottimi risultati. Vi allego alcune immagini per stuzzicare la vostra curiosità. Alla prossima.

fonti e immagini dal web
wikipedia
autosufficienza.it

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