C’era una volta la Conca d’Oro.

Questa non è una favoletta della buonanotte da raccontare ai nostri posteri, ma il triste decadimento di una colonna portante dell’economia siciliana, il suo fiore all’occhiello. Una storia fatta di limoni, arance e manderini, agrumi che davano il nome alla costa siciliana per il loro splendore abbagliante, per quella raggiante colorazione che a viaggiatori e conquistatori, dava l’idea d’essere approdati in un’isola baciata dal sole, un’isola che dava l’idea di una grande e abbagliante pepita d’oro, ma che oggi è costretta a leccarsi le ferite inflittegli da un sistema economico spietato, un sistema che va a caccia del denaro facile e buonanotte al secchio.

La seguente immagine la conoscete tutti?

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Per chi non la conoscesse, e ne dubito fortemente, trattasi dell’immagine di un limone cileno, che è stata condivisa sul web per mesi, ma che fa discutere ancora oggi, poiché le cose non sono migliorate, anzi, sono addirittura peggiorate. Ma facciamo un salto indietro nel tempo e cerchiamo di capire cosa accadeva all’interno dello strampalato sistema “Mercato Internazionale” proprio in quello stesso periodo.

Per spiegare l’atroce sistema, ribloggo una parte dell’articolo presente su freshplaza.it, dal titolo: “Dopo un’impennata dei prezzi, ora il mercato dei limoni si sta livellando”. (per chi non lo sapesse, freshplaza è un sito web per il commercio italiano di frutta e verdura)

-A parlare è Andrea Saturnini, grossista della Sa.Ga., operante al mercato ortofrutticolo di Verona: “Quest’anno i prezzi sono elevati, perché c’è stata una buona richiesta in contemporanea a gap di produzione, specialmente in Spagna, che nel settore rappresenta il paese leader e in grado di dettare i prezzi a tutto il resto del mercato. La stagione dei limoni italiani è conclusa! Ieri il mercato ortofrutticolo di Verona registrava ancora qualche vendita di limoni siciliani a un prezzo prevalente di 1,40 euro al chilo, ma si trattava delle ultime battute. Nello stesso giorno al mercato all’ingrosso di Siracusa si battevano limoni siciliani a 60 e 75 centesimi di euro al chilo rispettivamente per del Primofiore e del Verdello di prima categoria. Sta finendo la campagna della varietà Verna spagnola, il cui prezzo, all’atto delle vendite, è calato un po’. Per questi limoni, categoria extra, in questi giorni la quotazione oscillava tra 1,50 e 1,60 euro al chilo, mentre per la tipologia standard siamo intorno all’euro al chilo, anche 1,10 euro. Inizia a vedersi qualcosa dall’emisfero australe, da Argentina e Sudafrica, ma a prezzi alti, perché quando sono salite le quotazioni degli spagnoli, gli importatori di limoni sudafricani e argentini si sono comportati di conseguenza. All’inizio i prezzi all’importazione ci avrebbero costretti a vendere, in uscita dal mercato di Verona, a 2 euro al chilo. Oggi le quotazioni si sono ridimensionate, attestandosi su 1,70 euro al chilo per del prodotto di qualità proveniente dall’Argentina. Per i limoni sudafricani bisogna aggiungere 10 centesimi di euro al chilo, perché qualitativamente superiori rispetto a quelli argentini, che pure sono molto buoni.”-

L’occhio cade subito, e non potrebbe essere altrimenti, sul prezzo battuto per i limoni siciliani in quel di Siracusa, dove si attesta a un costo tra 0,60 – 1,10 centesimi al Kg, ma cade anche sul fatto che non si parli di limoni cileni. Dite quel che volete, ma l’Argentina non è il Cile, né tanto meno lo sono la Spagna e il Sudafrica.

Domanda: Perché diavolo dovrei essere obbligato ad acquistare un prodotto straniero a un prezzo triplicato, che mi arriva a costare anche più di un frutto importato, come ad esempio lo sono le banane, quando produciamo lo stesso prodotto a vagonate?

Per la risposta a tale quesito lascio libero sfogo ai lettori, che spero saranno in grado di illuminarmi, ma prima di farlo, suggerisco di dare uno sguardo alle seguenti immagini prelevate dal web, e ditemi se non vi sovviene l’indignazione nervosa.

Per non parlare degli aranceti

Nel frattempo, l’oro della terra siciliana è sparito dal mercato, sostituito da un anonimo prodotto che ha fatto passare anche la voglia di consumarlo, ma non solo per l’elevato prezzo di vendita (oggi siamo giunti tra 3,57 – 4,00 euro Kg – Vedi Carrefour e Auchan) ma anche per la provenienza ingiustificata, visto che nella terra dove vivo è una risorsa naturale e abbondante… o quanto meno lo era in passato. E sì, ho detto proprio in passato, in quanto, come si può leggere nell’articolo di dionidream.com, a detta della Coldiretti la realtà è preoccupante.

-“La realtà dei fatti – commenta Coldiretti – è che, dati alla mano, oltre il 25 per cento dei limoni consumati in Italia è di importazione. Se nel 1995 l’Italia importava 17,8 milioni di chilogrammi di limoni, oggi le importazioni sono arrivate a superare i 103 milioni di chilogrammi. La produzione nazionale, nello stesso periodo, da poco meno di 700 milioni di chilogrammi è crollata a poco più di 300 milioni di chilogrammi, sotto i colpi di prezzi troppo bassi e delle importazioni.“-

LA MAGAGNA VERGOGNOSA

E le aziende siciliane, dove in Italia ci sono i limoni, muoiono: fra il 2000 e il 2010 ha chiuso i battenti più del 40% delle aziende agricole in Sicilia, che produce l’85% dei limoni italiani. La “riviera dei Limoni”, che attraversa Aci Castello, Acitrezza, Giarre e Roccalumera non fa eccezione: dai 6mila ettari e 135mila tonnellate del 2009 ai 5mila ettari e 120 mila tonnellate del 2011.

“Qui in Sicilia i limoni restano sugli alberi e poi marciscono, non li raccolgono nemmeno, perché li vogliono pagare pochissimo, e i contadini non recuperano neanche le spese. Però poi li importiamo per fare arricchire le altre nazioni. Bravi!”

Faccio una piccola sospensione per invitare il lettore a dare uno sguardo all’interessante progetto NaturalMente Contadini (vedi foto sotto), che potrete trovare alla pagina facebook oppure conoscere attraverso l’articolo di Giallo Zafferano: “Arance rosse di Sicilia NaturalMente Contadini”.

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L’articolo riprende 🙂

Come riportato sulla Repubblica (ed Palermo): “Limoni a 7 centesimi al chilo, i produttori li lasciano sugli alberi. Settanta chilometri di distese di limoneti disegnano la costa tra Catania e Messina. Hanno creato nell’immaginario collettivo l’iconografia della Sicilia, ma tra pochi anni di quegli alberi potrebbe non restare traccia. Ai contadini che producono nel tratto di terra che attraversa Aci Castello, Acitrezza e Giarre, fino a Roccalumera, non conviene più coltivare i limoni, perché i costi per produrli sono arrivati a superare i ricavi della vendita: sette centesimi per un chilo, contro i tredici che costa raccoglierli. E così migliaia di tonnellate di frutti rimangono a marcire sui rami. E si preferisce rincarare e guadagnare su quelli stranieri che importiamo a basso costo.”-

Considerate che ad oggi sono spariti il 50% dei terreni coltivati a limone, un buon 20% dei terreni coltivati a mandarino, e circa il 30% degli aranceti, e ditemi se non si tratta di un dato sconfortante. Ma io voglio poter tornare a sentire il profumo della zagara trasporta dal vento, a farmi illuminare il viso dallo splendido riflesso del sole sui vasti ettari coltivati ad agrumi, a gustare il sapore della mia terra, che ha reso grande e rinomato anche questo paese per la pregevole fattura dei suoi frutti, e invece devo vergognarmi nell’assistere inerme allo scempio, e raccontarmi la favoletta: C’era una volta la Conca d’Oro.

CARO GOVERNO ITALIANO, A CHE GIOCO STIAMO GIOCANDO?

Fonti
freshplaza
dionidream
amnotizie

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5 pensieri su “C’era una volta la Conca d’Oro.

  1. E’ tragico..
    Nei decenni passati si è lasciato morire sia l’agricoltura sia l’artigianato italiano senza che nulla sia stato fatto..
    No, non accetto che si parli al passato di un Mito come la Conca d’orto..qualcosa si deve pur fare..
    Intanto vado alla pagina Fb che indichi, Filippo.

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    • È il sistema, cara Marzia. Un sistema creato ad hoc per distogliere l’attenzione della massa dai problemi sociali, e tale sistema si chiama tecnologia moderna. Siamo spinti all’utilizzo di carabattole moderne che occupano la nostra giornata in sciocchezze, e nel frattempo i capoccioni fanno quel che vogliono. Se va avanti in questo modo, molto presto ci sarà un risveglio amaro, e non bisognerà nemmeno cercare il colpevole… lo siamo un po’ tutti 😦
      La speranza rimane ancorata al cuore, ma si potrà vivere sempre di speranza?
      Ti abbraccio.

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      • Lo so, ma ognuno nel suo piccolo può fare qualcosa..
        In questo caso son discorsi puramente accademici, mi rendo conto, ma leggerti è stata una coltellata per me.
        Son andata nella pagin Fb e mi piace molto quanto quegli agricoltori stano realizzando, a prezzo di sacrifici.
        Ma sai che qui ( ormai vivo in campagna da 6 anni) avrei voluto mettere su una piccola impresa …??
        Se solo la salute me lo avesse consentito, Filippo!!
        Un abbraccio

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  2. Peggiorerà ancora … Per decenni i nostri ministeri dell’agricoltura non si sono impegnati per difendere in Europa i nostri prodotti agricoli. Hanno lasciato che Spagna Grecia ed altri impiantassero nuove coltivazioni di ulivi ed agrumi, oltre ad altro. Ora che la produzione è quantitativamente tabellzzata, ci troviamo ad avere surplus produttivi da distruggere, e, al contempo, dobbiamo importare per normativa, lo stesso prodotto.
    Regole assurde, non solo del mercato che, ovviamente cerca la soluzione più arricchente dei grossi monopoli, ma anche di una politica miope, espressa da incapaci.
    Ciao

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