Emigrante che vieni, emigrante che vai (Canto popolare)

Rispetto per coloro che hanno dovuto abbandonare la propria terra d’origine, pur di ritrovare la propria dignità. Uomini e donne del sud oppressi da una bandiera massonica fin troppo pesante, che prima li ha trasformati in briganti, poi in emigranti. Un saluto a tutte le anime del sud lontane dalla propria casa.

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12 pensieri su “Emigrante che vieni, emigrante che vai (Canto popolare)

      • So mezzo siciliano o te ne sei scordato? Non ci sono migranti di serie a e migranti di serie b.
        Sono tanti perché il sistema li mette in quelle condizioni, ci fosse un sistema diverso sarebbe una situazione più rosea per tutti.
        Pensa a come sono stati trattati gli italiani all’estero (tutt’ora), non tanto diversamente da come vengono trattati gli stranieri qua.

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      • Si che mi ricordo che sei mezzo siciliano, ma dicevo che l’impatto visivo lascia pensare a situazioni ben diverse, da quelle che si possono intuire se raccontate da terzi. 🙂 Comprendo la situazione di disagio dei migranti, ma devo obiettare sul fatto che siano tutti uguali (attenzione, parlo del comportamento) o spinti dalla vera necessità di salvezza. Credo che la volontà dei “Capoccioni” di voler creare questa ondata migratoria per fini non proprio umanitari sia il problema più grande, ma nessuno riesce a trovare un rimedio che salvi capra e cavoli. Di un pensiero “spero” che sarai d’accordo con me: se si continua ad ammassare gente solo sul nostro territorio, presto ne vedremo delle belle a livello sociale. Ovviamente posso sbagliarmi.

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      • Certi italiani so peggio…credimi!
        L’Europa dovrebbe fare il suo dovere su sto fronte….dovrebbe! Ci sono troppi interessi. Quello che tanti non sanno è che là fuori è una guerra fra poveri…il sistema può solo gioire (niente ribellioni di massa). Nel 1900, sotto certe idee, i poveri spaccavano il culo ai potenti ma oggi, è diverso…ognuno pensa per se e basta. Gli interessi collettivi sono svaniti.

        Se uno è disonesto non c’entra se è straniero o meno.

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  1. Ho letto con estremo interesse ed ascoltato con partecipazione quanto hai postato e concordo sia da mamma che ha visto andare lontano un figlio per lavorare sia da storico che vede il suo amato Sud “figlio di un Dio minore”.
    L’emigrazione italiana, dolorosa ferita mai sanata in chi parte e in chi resta, ha regalato braccia e cervelli a paesi stranieri. E’ una tragedia che han subito e subiscono centinaia di migliaia di famiglie meridionali.
    Anche oggi.
    Cosa è stato fatto perchè questo potesse essere arginato?
    Quale governo ha incoraggiato agricoltura, pastorizia, artigianato a Sud?
    Erano tre settori trainanti e li han distrutti. Tutti vogliono fare i medici, gli ingegneri, gli avvocati.
    Hanno creato Università che son baronie e creano illusioni: ossia che basti una laurea , et voilà, si becca il posto fisso.
    Capisco che per molti genitori un figlio laureato è un riscatto sociale, ma così non va bene.
    D’altro canto, Filippo, come la mettiamo con l’assistenzialismo ai quale siamo stati abituati? Soldi a pioggia…
    E con il clientelismo che tutti o quasi cercano ?
    Qua la parola meritocrazia non esiste.
    Devo dare ragione almeno su un punto a Critica Comunista: “[..] oggi, è diverso…ognuno pensa per se e basta. Gli interessi collettivi sono svaniti”.
    Il bene comune con la sua tutela è una prassi che al sud non può esistere. Forse per ragioni storico.culturali.
    Ne convieni Filippo?
    So di andare in Ot, ma mi preme cercare di contestualizzare meglio perchè mi preme l’argomento.
    Parliamo di ” Familismo amorale” studiato a Sud da Banfield, ti va?
    Permettimi, da meridionale incallita e sessantenne, di copiarti e incollarti alcuni suoi passaggi.

    “Partendo dalla convinzione di Tocqueville che nei paesi democratici la scienza dell’associarsi sia madre di tutti gli altri progressi,e attraverso lo studio di Montegrano, l’autore arrivò a ipotizzare che certe comunità sarebbero arretrate soprattutto per ragioni culturali. La loro cultura presenterebbe una concezione estremizzata dei legami familiari che va a danno della capacità di associarsi e dell’interesse collettivo. Gli individui sembrerebbero agire come a seguire la regola:

    “massimizzare unicamente i vantaggi materiali di breve termine della propria famiglia nucleare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo”.

    Sarebbe dunque questa particolare etica dei rapporti familiari la causa dell’arretratezza.L’autore la denominò familismo amorale. Familismo perché l’individuo perseguirebbe solo l’interesse della propria famiglia nucleare, e mai quello della comunità che richiede cooperazione tra non consanguinei. A-morale perché seguendo la regola si applicano le categorie di bene e di male solo tra familiari, e non verso gli altri individui della comunità.

    L’amoralità non sarebbe quindi relativa ai comportamenti interni alla famiglia, ma all’assenza di ethos comunitario, all’assenza di relazioni sociali morali tra famiglie e tra individui all’esterno della famiglia”

    Chiedo venia per la lungaggine: l’argomento mi ha peso la mano !!

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    • Non devi chiedere venia, ogni parola è preziosa, specialmente se serve ad esternare il proprio pensiero. Che molta gente del sud si sia afflosciata nell’attesa che siano gli altri a risolvergli i problemi, non c’è dubbio. E nemmeno su discorso del familismo potrei dire qualcosa di diverso da quanto hai esposto, oggi siamo dediti alla ricerca del successo individuale. Oggi le cose sono cambiate in peggio, ma bisogna dire che ci hanno condotto con forza al cambiamento, trasformando l’amore e la generosità di un popolo, in avversione verso il prossimo a suon di like. buona serata 🙂

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    • Ottima lettura Marzia, anch’io studiando de Tocqueville mi sono interessato al concetto di Familismo Amorale di Banfield….
      Non pensavo fossi interessata a determinati studi sociologici.
      A presto, buonanotte

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