Come Seabiscuit

Nel 1938, nell’elenco dei personaggi più famosi dell’anno, al secondo posto c’era Franklin Delano Roosevelt e al terzo Adolf Hitler. In testa alla classifica non c’era un uomo, ma un cavallo grasso, zoppo e testardo, guidato da un fantino sfortunato e cieco da un occhio. Il suo nome era Seabiscuit.

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Il suo inizio sfortunato nel mondo delle corse, lasciò il posto ad una nuova e inaspettata rivincita, cosicché il cavallo divenne un improbabile campione e un simbolo di combattività, dando speranza al popolo americano che in quel periodo della storia era molto provato a causa della Grande depressione. La sua storia è stata raccontata in maniera romanzata in un film del 1949 con Shirley Temple, The Story of Seabiscuit, in un libro nel 2001 di Laura Hillenbrand e in un film biografico del 2003 Seabiscuit – Un mito senza tempo, con Tobey Maguire, nominato nel 2004 per il premio Oscar al miglior film.

Nella classifica dei 100 migliori cavalli da corsa americani del XX secolo è posizionato al n. 25

La storia in sintesi
Seabiscuit era un cavallo piccolino per gli standard da corsa, sovrappeso e piuttosto pigro. Il fatto d’esser nato da una coppia di purosangue, faceva ben sperare sulle sue abilità, ma il suo temperamento mite ed un piccolo difetto alla zampa anteriore, lo misero duramente alla prova. Più volte tentarono di addestrarlo, utilizzando spesso la frusta, ma questo portò il cavallo a cambiare atteggiamento e non portò alcun beneficio. Motivo per cui, nonostante alcune vittorie, venne rispedito al pascolo e fu utilizzato come motivatore; gli facevano perdere le corse per dare fiducia agli altri cavalli. Destinato ad una vita da dimenticato ed eterno secondo, un giorno la sua proprietaria, Gladys Mills Phipps d’accordo con l’addestratore Sunny Jim Fitzsimmons, decise di venderlo per soli 8.000 $ (circa 65.000€). Il fato volle che nei dintorni passasse un tale Charles S. Howard, il quale cercava un cavallo da far diventare un campione, che su indicazione di Tom Smith (uomo con un buon sesto senso nel trattare con i cavalli) decise di acquistarlo e dargli una seconda occasione. Smith rivelò in seguito che la prima volta che vide Seabiscuit giurò che “il cavallo gli fece un cenno con la testa”.

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« Mi guardava dall’alto in basso come se stesse dicendo: chi diavolo sei? Che io sia dannato se quel furfante non mi ha annuito, come se mi facesse l’onore di notarmi. – Un uomo per cui le parole erano ingrombranti, non si annotò il nome del cavallo ma lo memorizzò comunque. E gli parlò mentre lo portavano via. – Ci rivedremo. »

Seabiscuit
Un grande cuore Vs War Admiral
Intrattabile per via delle frustate ricevute, Seabiscuit trovò in Red Pollard (irlandese, cieco da un occhio e chiamato “il folletto”, a dirla tutta era anche un po’ fuori misura per essere un classico fantino) l’unico fantino capace di montarlo e con lui iniziò la sua rimonta. Il piccolino si prodigò in varie vittorie incredibili, ma anche in alcune battute d’arresto, come la sconfitta subita alla Santa Anita Handicap per un solo naso di distanza (colpa di una disattenzione di Red) che fu devastante per il morale di Howard e Smith. Nonostante tutto, Seabiscuit era il cavallo con la miglior classifica di vittorie della costa occidentale americana, ma nella costa orientale non era nemmeno tenuto in considerazione, loro avevano War Admiral, un purosangue possente, soprannominato “potente atomo” e 13° nella classifica dei 100 migliori cavalli del XX secolo. Howard tentò di stuzzicare il proprietario di War Admiral, Samuel D. Riddle, ma questo non aveva nessuna intenzione di “sprecare” le energie del suo campione di razza per farlo gareggiare al fianco del cavallo che lui considerava un ronzino. Seguirono vari tentativi di iscrivere Seabiscuit in ogni gara nella quale fosse presente anche War Admiral, ma ogni volta quest’ultimo veniva ritirato dalla corsa. Alla fine Samuel D.Riddle accettò la proposta di una corsa a 2, un testa a testa all’ultimo sangue, a patto che si corresse in casa propria e senza l’uso di gabbie di partenza, cosa a cui Seabiscuit non era affatto abituato. Howard accettò comunque le pretese dell’antagonista e preparò l’America ad assistere al “Duello del secolo”, disputatosi il 1° novembre 1938, nel Pimlico Grade a Baltimora, in Maryland, che sarebbe servito a decretare il cavallo più veloce del Mondo.

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Woolf prende il posto di Pollard
Intanto Pollard recuperò bene dalla sconfitta del Santa Anita e il 23 giugno del 1938 si recò alle scuderie dove gli era stato richiesto di provare in pista un nuovo puledro di nome Modern Youth. Durante il giro di pista il cavallo si spaventò, probabilmente a causa di un rumore improvviso, e si diresse imbizzarrito verso le stalle con Pollard in sella. Nell’infilarsi in una strettoia tra le stalle, Pollard fu scaraventato tra alcune impalcature e si ruppe la gamba in più punti. La sua carriera di fantino, secondo il medico che lo ebbe in cura, era decisamente finita e questo gettò Pollard in un grande sconforto; non avrebbe potuto condurre Seabiscuit contro War Admiral. Al suo posto viene chiamato “L’uomo di ghiaccio” George Woolf, grande amico di Red Pollard, il quale inizia una serie di lunghe sedute d’addestramento “segrete”, sul percorso prescelto per la gara, per prendere confidenza con il cavallo e abituarlo al suono della campana.

Lascialo decollare
La sera prima di correre la gara del secolo, Woolf si recò al capezzale di Pollard per chiedere consigli sul da farsi. Pollard disse all’amico di frenare Seabiscuit, di farsi raggiungere da War Admiral e fare in modo che Seabiscuit potesse guardarlo negli occhi, poi avrebbe dovuto lasciarlo andare a briglie sciolte, perché Seabiscuit “non sopportava di arrivare secondo”. Pollard ne era certo!
«Seabiscuit è il cavallo più coraggioso e combattivo. Lo so. Una volta che War Admiral avrà provocato Seabiscuit, lascialo decollare.»

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Treni carichi di spettatori che si riversarono all’esterno dell’ippodromo arrivarono da ogni parte del paese. La stima delle persone presenti fu di 40.000 all’interno della struttura e circa 40 milioni di ascoltatori radio. Quando la campana suonò, i due cavalli partirono a forte velocità. Woolf e Seabiscuit erano in vantaggio dopo appena 20 secondi, ma War Admiral li raggiunse senza problemi. I due gareggiarono tenendosi gradualmente in vantaggio, prima l’uno e poi l’altro. Woolf, seguendo il consiglio di Pollard, rallentò Seabiscuit fino al punto in cui il cavallo vide avvicinarsi War Admiral. Appena Seabiscuit vide il suo rivale, allungò il galoppo e a duecento metri dall’arrivo staccò War Admiral di 4 lunghezze, vincendo la gara ed entrando da quel momento nella leggenda.

In seguito, Seabiscuit partecipò e vinse ad altre gare, ma non la maledetta Santa Anita. In una delle gare che seguirono il “duello del secolo”, il cavallo subì lo strappo dei legamenti della zampa anteriore sinistra, decretando così la fine della sua carriera e il sogno di Howard di vincere la Santa Anita con Seabiscuit. Sia Pollard che Seabiscuit si ritrovarono con il medesimo problema ed entrambi rimasero nel ranch di Howard dove vennero accuditi. Poi ci fu la svolta. Con l’ausilio di un tutore creato ad arte, Pollard riuscì a rimontare Seabiscuit ed insieme ricominciarono una lenta guarigione fino a riuscire a tornare in pista, tra lo stupore della gente.

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Una leggenda

Il 2 marzo 1940 Howard decise di ritentare per la terza volta a partecipare alla Santa Anita Handicap con Seabiscuit e con Kayak II (altro cavallo di Howard) per poter essere sicuro di vincere il montepremio di 121.000 dollari, ma senza Red Pollard; non voleva che rischiasse di nuovo la sua gamba. Pollard insistette, rispondendo che tra lui e il suo cavallo, in tutto c’erano quattro gambe che funzionavano perfettamente e questo bastava per una corsa. Ben 78.000 furono gli spettatori presenti, la maggior parte erano presenti per sostenere il rientro del cavallo e il suo fantino nel mondo delle corse. La partenza non fu delle più facili e Pollard rimase bloccato fin dall’inizio. Kayak II si mise subito in prima posizione. Pollard decise di provare una rimonta dall’esterno e rimase intrappolato alle spalle di Whichcee, che a sua volta era dietro a Wedding Call, secondo. Pollard lasciò accelerare il cavallo fidandosi del suo istinto di non sopportare di perdere e Seabiscuit accelerò, approfittò di un’esitazione di Whichcee e di Wedding Call e si diresse al fianco di Kayak II, superandolo al traguardo di una lunghezza e mezza e vincendo la corsa. Seabiscuit si portò a casa il montepremi della Santa Anita Handicap e dopo questa gara divenne il più grande vincitore di premi in denaro nel mondo delle corse ippiche.

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Il 10 aprile 1940, Seabiscuit fu ritirato definitivamente dalle corse e pensionato al Ridgewood Ranch vicino a Willits in California.

« Howard precedette Seabiscuit al Ridgewood e convinse i giornalisti ad attendere il ritorno a casa del cavallo. Smith non venne per partecipare ai festeggiamenti. Preferì dargli il suo addio all’ippodromo. Fece scivolare le sue dita sulla capezza di Seabiscuit e lo portò sotto il portico. Un gruppo di giornalisti rattristati, uomini di cavalli e spettatori cedette loro il passo in silenzio. Seabiscuit si fermò e guardò verso la pista, e lo sguardo di Smith si rannuvolò. »

Una storia da leggere con passione
Un film che andrebbe visto almeno una volta

Quanti sono i Seabiscuit di questo mondo?
In quanti potrebbero dare il 200% se finissero nelle mani di chi crede davvero nelle loro capacità?

Il mondo è pieno di Seabiscuit, ma gli uomini che sanno scegliere con saggezza per chi valga la pena dare una seconda occasione, sono ben pochi. Una pacca sulle spalle vale più di mille parole, ma se a questo ci aggiungi la passione di chi crede in te, allora potrai star certo che anche un piccolo uomo potrà arrivare a fare cose incredibili, perché a volte la vera forza non risiede nelle gambe e nemmeno nelle braccia, la vera forza è nel cuore. Proprio come Seabiscuit.

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