Ti osservano, ti ascoltano, ti seguono. La leggenda della Isla de las Munecas, l’isola delle bambole.

A soli 28 km a sud di Città del Messico, tra i canali di Xochimilco (sobborgo residenziale ricco di canali navigabili, giardini galleggianti e coloratissime barche tradizionali) sorge un’isola particolarmente nota per la stranezza dei suoi abitanti. Un luogo apparentemente sospeso nel tempo che in molti cercano di evitare a causa della triste storia che la riguarda.

Il suo nome è Isla de las Munecas, l’isola delle bambole.

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Un’aria di mistero sembra avvolgere il luogo che fu teatro di una storia macabra degli anni 20, ma anche per via dell’ossessione del suo geniale guardiano, Don Julian Santana Barrera, eremita messicano sociopatico, impiantatosi sull’isola negli anni 50 con l’idea di compiere una missione.

Fu negli anni 20 che venne ritrovato il corpo di una bambina annegata a pochi passi dell’isola. La piccola fu ritrovata ancora abbracciata ad una bambola e questo diede inizio alla leggenda dell’Isla de las Munecas e le sue bambole assassine. Negli anni 50, in Julian prese piede l’idea di riempire l’isola di bambole per poter placare lo spirito irrequieto della piccola. Così, centinaia di bambole, di ogni forma e dimensione, cominciarono a spuntare da ogni anfratto. Alcune furono appese ai rami degli alberi, altre impalate sul terreno, molte delle quali sono oggi mancanti di alcune parti come testa, occhi o braccia, e rendono l’atmosfera ancora più macabra, soprattutto quando le ombre della sera percorrono quei corpicini inanimati che sembrano cambiare posizione durante la notte.

Esiste anche una seconda leggenda che riguarda la Isla de las munecas ed il suo inquilino.

Si dice che Santana si fosse rifugiato sull’isola a seguito di una delusione amorosa e che la fidanzata si fosse recata sul posto in barca e in compagnia di altre due amiche. Nel momento in cui decisero di andare via, e abbandonare Julian sull’isola, la loro barca si rovesciò e soltanto in due riuscirono a salvarsi dalle acque torbide, ma la giovane fidanzata ne finì inghiottita.

Il suo fatasma si presentò al Santana sotto le false spoglie di una strega-sirena e più volte cercò di trascinarlo negli abissi. Fu allora che Julian, spaventato a morte, cominciò ad appendere qualla miriade di bambole, con lo scopo di tenere lontano il male, ma finendo però vittima della sua stessa ossessione.

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Quasi fosse predestinato, nell’aprile del 2001, all’età di circa 86 anni, Julian morì annegato nello stesso punto in cui venne ritrovato il corpo della bambina. Da quel giorno, alimentato anche dalla fama delle bambole assassine, il luogo è meta di un massiccio turismo e sembra che le bambole non abbiano mai smesso di crescere di numero, poiché sono gli stessi turisti a portare sull’isola le bambole a cui erano più affezionati da bambini, come fossero uofferte votive, lasciate in cambio di una supplica o di buon augurio.

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