Il sangue della gente del sud, sulle mani dei piemontesi. Il falso mito dell’unità d’Italia che costa ancora caro al meridione.

Sogno il giorno in cui verrà finalmente detta la verità sull’unità d’Italia. Il giorno in cui i tanti anni di torture, stupri, violenze, furti, fucilazioni senza processo, deportazioni, verranno rivelati nella pubblica piazza, per far si che ogni singolo cittadino di questo stato, possa sapere cosa è davvero successo e perché il sud Italia sia stato segregato nel suo ruolo di peso morto. Tante cose avrei da dire, soprattutto sul modo in cui la verità è stata pilotata per oltre cento anni, o sulle motivazioni che spinsero i governanti a boicottare, e poi ritirare dalle sale cinematografiche, un film ritenuto molto scomodo “Li chiamarono briganti” di Pasquale Squitieri nel 1999, ma lascerò l’incombenza ad un passo tratto dal libro Terroni di Pino Aprile, Tutto quello che è stato fatto affinché gli italiani del Sud diventassero meridionali. Mi permetto di aggiungere alcune foto per meglio intendere ciò che gli uomini del nord furono capaci di fare agli uomini e alle donne del sud, quando presero il sangue dei loro fratelli nel nome del Risorgimento. (scusate la crudezza delle immagini)

Da Terroni di Pino Aprile

Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto.

Ma tante volte, per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni “anti-terrorismo”, come i marines in Iraq. Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe francesi, in Ciociaria, nell’invasione, da Sud, per redimere l’Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno ci rimette qualcosa). Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli d’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma. E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile.

Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila». Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l’Europa potrebbe inorridire». E Garibaldi parlò di «cose da cloaca». Né che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza processo e senza condanna, come è accaduto con gl’islamici a Guantànamo. Lì qualche centinaio, terroristi per definizione, perché musulmani; da noi centinaia di migliaia, briganti per definizione, perché meridionali. E, se bambini, briganti precoci; se donne, brigantesse o mogli, figlie, di briganti; o consanguinei di briganti (sino al terzo grado di parentela); o persino solo paesani o sospetti tali. Tutto a norma di legge, si capisce, come in Sudafrica, con l’apartheid.

Io credevo che i briganti fossero proprio briganti, non anche ex soldati borbonici e patrioti alla guerriglia per difendere il proprio paese invaso. Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia. Non volevo credere che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia, forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano nella calce), come nell’Unione Sovietica di Stalin.

Ignoravo che il ministero degli Esteri dell’Italia unita cercò per anni «una landa desolata», fra Patagonia, Borneo e altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli lontano da occhi indiscreti. Né sapevo che i fratelli d’Italia arrivati dal Nord svuotarono le ricche banche meridionali, regge, musei, case private (rubando persino le posate), per pagare i debiti del Piemonte e costituire immensi patrimoni privati.

E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tutti avanzi di galera.

Non sapevo che, a Italia così unificata, imposero una tassa aggiuntiva ai meridionali, per pagare le spese della guerra di conquista del Sud, fatta senza nemmeno dichiararla. Ignoravo che l’occupazione del Regno delle Due Sicilie fosse stata decisa, progettata, protetta da Inghilterra e Francia, e parzialmente finanziata dalla massoneria (detto da Garibaldi, sino al gran maestro Armando Corona, nel 1988). Né sapevo che il Regno delle Due Sicilie fosse, fino al momento dell’aggressione, uno dei paesi più industrializzati del mondo (terzo, dopo Inghilterra e Francia, prima di essere invaso). E non c’era la “burocrazia borbonica”, intesa quale caotica e inefficiente: lo specialista inviato da Cavour nelle Due Sicilie, per rimettervi ordine, riferì di un «mirabile organismo finanziario» e propose di copiarla, in una relazione che è «una lode sincera e continua». Mentre «il modello che presiede alla nostra amministrazione», dal 1861 «è quello franco-napoleonico, la cui versione sabauda è stata modulata dall’unità in avanti in adesione a una miriade di pressioni localistiche e corporative» (Marco Meriggi Breve storia dell’Italia settentrionale).

Ignoravo che lo stato unitario tassò ferocemente i milioni di disperati meridionali che emigravano in America, per assistere economicamente gli armatori delle navi che li trasportavano e i settentrionali che andavano a “fai la stagione”, per qualche mese in Svizzera. Non potevo immaginare che l’Italia unita facesse pagare più tasse a chi stentava e moriva di malaria nelle caverne dei Sassi di Matera, rispetto ai proprietari delle ville sul lago di Como. Avevo già esperienza delle ferrovie peggiori al Sud che al Nord, ma non che, alle soglie del 2000, col resto d’Italia percorso da treni ad alta velocità, il Mezzogiorno avesse quasi mille chilometri di ferrovia in meno che prima della Seconda guerra mondiale (7.958 contro 8.871), quasi sempre ancora a binario unico e con gran parte della rete non elettrificata. Come potevo immaginare che stessimo così male, nell’inferno dei Borbone, che per obbligarci a entrare nel paradiso portatoci dai piemontesi ci vollero orribili rappresaglie, stragi, una dozzina di anni di combattimenti, leggi speciali, stati d’assedio, lager?

E che, quando riuscirono a farci smettere di preferire la morte al loro paradiso, scegliemmo piuttosto di emigrare a milioni (e non era mai successo)?

Ignoravo che avrei dovuto studiare il francese, per apprendere di essere italiano: «Le Royaume d’Italie est aujourd’hui un fait» annunciò Cavour al Senato. «Le Roi notre auguste Souverain prend pour lui-mème et pour ses succes-seurs le titre de Roi d’Italie.»

Credevo al Giosuè Carducci delle Letture del Risorgimento italiano: «Né mai unità di nazione fu fatta per aspirazione di più grandi e pure intelligenze, né con sacrifici di più nobili e sante anime, né con maggior libero consentimento di tutte le parti sane del popolo». Affermazione riportata in apertura del libro (Il Risorgimento italiano) distribuito gratuitamente dai Centri di Lettura e Informazione a cura del ministero della Pubblica Istruzione Direzione Generale per l’Educazione Popolare, dal 1964. Il curatore, Alberto M. Ghisalberti, avverte che, «a un secolo di distanza (…), la revisione critica operata dagli storici possa suggerire interpretazioni diversamente meditate (…) della più complessa realtà del “libero consentimento” al quale si riferisce il poeta». Chi sa, capisce; chi non sa, continua a non capire. Scoprirò poi che Carducci, privatamente, scriveva: «A Lei pare una bella cosa questa Italia?»; tanto che, per lui, evitare di parlarne «può anche essere opera di carità». (Storia d’Italia, Einaudi).

Io avevo sempre creduto ai libri di storia, alla leggenda di Garibaldi.

perchiunquehacompreso

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27 pensieri su “Il sangue della gente del sud, sulle mani dei piemontesi. Il falso mito dell’unità d’Italia che costa ancora caro al meridione.

  1. caro Fabio, ben fatto…
    lessi il libro appena prima di essere dato ufficialmente alle stampe, dono di un amico dell’autore… una parte di verità la conoscevo già, ma molti altri particolari no…. e benché la sostanza non cambiasse, aumentò il mio inorridimento e malostare… rileggo spesso passi del libro, e penso con sempre maggiore frequenza che l’orrore più grande è quello perpetrato ogni giorno da tutti coloro, italiani di merda in primis, che ignorano o negano prove inoppugnabili… allora la mia domanda diventa: che avanzi di popolo siamo?
    perdonami se non riesco ad essere più educata e partecipativa, ma è un dolore immenso il mio…
    grazie Fabio, di cuore…

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    • Grazie Andrea. Condivido il tuo pensiero e mi pongo spesso le tue stesse domande, chiedendomi anche il perché si sia scelta la via dell’oblio. Ma capisco che il coraggio non è in vendita dal primo ambulante dietro l’angolo e che in molti credano che il tempo cancelli tutte le ferite. Ma la storia è storia e il tempo ci insegna che la verità, prima o poi, viene sempre a galla, spesso portando con se molto dolore. Ti auguro una felice giornata e grazie per il tuo pensiero. 😀

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      • ..già…. ma vedi, la stragrande maggioranza dei tedeschi, non nega l’orrore nazista… la stragrande maggioranza degli iugoslavi, piange ai bordi delle fosse comuni… sono solo esempi, se ne potrebbero fare purtroppo altre decine, ma gli italiani no…. in questo siamo peggio degli yankees, neghiamo l’evidenza dell’evidenza… che brutta gente che siamo diventati, ho vergogna di dire che sono italiana da molti anni, ed ogni giorno è sempre peggio….
        grazie a te carissimo Fabio, ricambio di vero cuore, e mi auguro che se venisse ufficialmente autorizzata la clonazione, tu ti proponessi, sei un ottimo cittadino… a presto 😉

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  2. Io non ci ho mai creduto a Garibaldi.
    Nè alle favole che spacciano per storia..
    Però, Filippo, in queste settimane, ripensando alla grande lezione di Gramsci, forte di un lavoro su RAI STORIA ad opera di storici, ho approfondito: la “questione meridionale” non si aprì con il 1860.
    Le sue radici son assai più profonde.
    Facciamocene una ragione.

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    • Garibaldi è una figura contorta. Per i più, si trattava di un mercenario, sanguinario, truffaldino (cosa che gli costò le orecchie), ma anche lui, a quanto pare, si rese conto d’esser stato tradito e capì d’aver fatto una grande boiata (tra l’altro non fece tutto da solo). Tu dici che la questione meridionale non si aprì con l’unità d’Italia, anche se tale locuzione fu utilizzata nel 1873 da parte di un deputato lombardo, e che risale a tempi precedenti. Io sono siciliano, palermitano per l’esattezza, e so per certo che la mia terra è stata conquistata, depredata e colonizzata più volte, da quando i suoi monti spuntarono dalle acque. Eppure il granaio di Roma, che io definisco “ombellico del mondo”, ha fatto sempre gola ai vari popoli per la sua posizione strategica e per le ricchezze storicamente note, e non ha caso scelse di muovere la propria economia sul fronte marittimo, snobbando altre soluzioni. La seconda potenza economica d’Europa e fiore all’occhiello della cultura mondiale, d’un tratto diventa il monnezzaio del mondo, una palla al piede per l’economia dello stato italiano (volutamente minuscolo), ma non per mano dello straniero, bensì per mano dei fratelli d’Italia. La Sicilia ha combattuto le proprie guerre, così come il Regno delle due Sicilie, difendendo il territorio con il sangue e insorgendo contro lo straniero ogni volta che se ne fosse presentata l’occasione (vespri compresi). Avevamo molto da offrire e ci è stato tolto con l’inganno e la forza, costringendo molti padri e figli a emigrare lontano dalla terra natia, in cambio della salvezza della propria vita. La realtà mi dice che la questione meridionale è figlia di una classe politica acquiescente che con il benestare degli uomini del malaffare locale, ha cercato di convogliare al nord ogni sorta di risorsa nazionale. Il brutto è che continua a farlo, accampando scuse e cercando di convincere la gente che la realtà sia ben diversa. Difficile farsene una ragione. Un abbraccio sincero.

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      • Sì, concordo sull’innesco della questione meridionale per risolvere la quale nessuno governo potrà metterci mano nè tanto meno ha la volontà di farlo.
        Ci vogliono ottusi e acquiscenti.
        Omologati.
        Il Peppino rifugiatosi a Caprera s’era reso conto della stronzata commessa.
        Quoto tutto ciò che hai scritto.
        Io mi sento filoborbonica, pensa te.
        Spero un giorno di poter visitare la tua bella città dove vive una delle bloggher più care che ho, conosciuta su un’altra piattaforma.

        Ricambio l’abbraccio

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  3. Grazie per questo articolo! Finalmente qualcuno che ne parla. Io sapevo che prima dell’unità il meridione non se la passava poi tanto male e che, al contrario, la situazione è precipitata proprio ad unità
    (Lo scrivo apposta in minuscolo) avvenuta.
    Ma questa non è che una piccolissima parte della storia che è stata stravolta dai più forti. O meglio, dato che la storia è scritta dai vincitori ho dubbio su tante altre favolette che hanno cominciato a raccontarci dalle elementari.
    E la cosa peggiore è che chi ha il coraggio di andare contro tendenza viene isolato…
    Buonanotte e grazie ancora.
    Vorrei ribloggarlo ma il mio blog tratta di arte. Lo farò sulla pagina fb 🙂 http://www.facebook.com/lartbox

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