Il parassita donato dagli dei

I Druidi Celti lo cercavano sulle quercie per poter compiere i sacrifici, e ne tagliavano i rami con dei falcetti d’oro, raccogliendoli poi su teli bianchi, prima che potessero toccare la nuda terra. I re, gli sciamani, i generali e i sacerdoti, venivano raffigurati con un ramo tra le mani, quale fonte di potere ed elemento sacro, in quanto ritenuto un dono degli dei che lo avevano sparso sugli alberi. Clinicamente apprezzato nel trattamento di ferite dolorose, emorragie, nella cura e prevenzione dei tumori, ma è talmente pericoloso da dover essere usato con cautela. Appartenente alla famiglia delle Loranthaceae, viene raccolta solo due volte l’anno. Il suo nome è Viscum album o meglio noto come Vischio.

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Maggiormente diffuso nei boschi, dalla Scandinavia all’Iran e fino alla Sicilia, il suo seme è trasportato dagli uccelli che se ne cibano, per poi impiantarsi come un parassita sull’albero ospite, dal quale sugge la linfa vitale. In alcuni racconti della mitologia nordica è visto come un’arma potente, ma letale. Francia e Giappone lo ritengono il simbolo della fertilità, motivo per cui le spose lo inseriscono nei loro bouquet. Altre popolazioni credono che sia la cura contro gli incendi, i lampi ed il demonio, tanto da creare rosari e crocifissi con il suo legno.

Questa pianta-parassita ha realmente notevoli proprietà medicali (utilizzata fin dal 1926), tanto da essere utilizzata come una droga nella cura degli squilibri mentali, ma è utilizzata anche sottoforma di unguento per la cura dei reumatismi, vertigini, artrite, post radiazioni, ipertensione, grazie anche all’alto contenuto di viscotossine, mucillagini e lectine contenute nelle sue bacche. Ma le sue proprietà consentono anche la cura delle affezioni respiratorie (tosse e asma), problemi gastrointestinali e, soprattutto, è un valido agente immunoterapico contro il cancro, in particolare riguardo a polmoni, pancreas, ghiandole mammarie, cervicale e colon-retto.

È importante sapere che le bacche sono altamente tossiche e non vanno assunte con leggerezza, poiché possono indurre a ipersensibilità, vomito, diarrea, reazioni allergiche e shock cardiovascolare, quindi prestate cautela e informatevi prima dell’assunzione. Le usanze relative a questa pianta hanno origini remote, ma sono tuttora osservate e praticate con la forte convinzione che siano di buon augurio. Una tra queste è l’usanza di baciare ogni donna che si trovi sotto il vischio, un’altra è quella di appendere un ramo di vischio ad una porta nel periodo di Natale. Niente male per essere una pianta-parassita.

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