Entro il 2020 ci saranno più disoccupati grazie ai robot.

Riposto l’articolo uscito sul corriere della sera a cura di Michela Rovelli.

I robot ci ruberanno il lavoro? Le professioni minacciate dall’intelligenza artificiale

Sfrecciano tra i tavoli per servire i clienti, dipingono quadri, preparano cocktail, scrivono racconti. Non solo nelle fabbriche: i primi esperimenti di robot che sostituiscono l’uomo.

L’intelligenza artificiale somiglia sempre più a quella umana. E trova lavoro. I robot stanno pian piano sostituendo l’uomo in molte delle occupazioni più tradizionali. Con la soddisfazione dei capi – risparmiano sugli stipendi e non devono fare i conti con le ansie dei dipendenti – ma con l’inquietudine di chi si accorge che una macchina è capace di cavarsela in mansioni che una volta erano considerate una prerogativa dell’uomo. Con lo stesso grado di creatività.

Uno studio realizzato dall’Oxford Martin Programme dell’Università di Oxford condanna il 47% delle professioni all’automatizzazione. E l’avanzata della tecnologia non si traduce in nuove opportunità per la – ormai vecchia – specie umana. Dal 2000, solo lo 0,5% della forza lavoro statunitense si è spostato verso l’industria 2.0. Futuri disoccupati? Forse sì: secondo uno studio del Forum economico mondiale entro il 2020 saranno 5 milioni i posti di lavoro che dovremo cedere ai robot. Ma se l’automatizzazione nelle industrie e nelle fabbriche è una dato di fatto incontrovertibile – o quasi: il caso Mercedes dice il contrario – , ci sono anche alcuni esperimenti di successo in professioni in genere considerate impossibili da sostituire con una macchina. Dal camionista al pittore.

Il camionista

I primi convogli di camion automatizzati sono arrivati a destinazione il 6 aprile. I carichi, provenienti da diverse parti dell’Europa – dal sud della Svezia alla Germania meridionale – hanno attraversato i confini di molti stati e sono stati tutti consegnati. La meta finale era la stessa: il porto di Rotterdam, in Olanda. Ogni plotone era formato da due o tre mezzi collegati via wireless al primo della fila, che definiva velocità e percorso.

Sempre di esperimento si tratta: per ogni mezzo è ancora necessaria la presenza di un autista, nonostante sia in grado di muoversi in modo autonomo. I camion appartengono ad alcuni dei più grandi produttori di autoveicoli europei, tra cui DAF, Daimler, Iveco, MAC, Scania e Volvo.

Il pittore

Ha analizzato tecnica e stile delle opere del grande pittore olandese Rembrandt e poi ne ha creata una ex novo. Che sembra dipinta dalla stessa mano dell’artista, ma che invece è il prodotto di una macchina. Perché avesse la stessa consistenza di un olio su tela, il quadro è stato riprodotto con una stampante 3D.

Il team di informatici ha lavorato per due anni su un algoritmo di machine learning, a cui poi è stato chiesto di creare un ritratto di un uomo caucasico tra i 30 e i 40 anni, con alcune altre direttive sull’abbigliamento e la posizione del viso. Il resto, ossia gusto e stile della resa finale, lo ha deciso il computer. Al progetto “The Next Rembrandt” hanno partecipato, tra gli altri, anche Microsoft e i due musei olandesi Mauritshuis e Rembrandthuis.

Il giornalista e lo scrittore

Le belle arti sono quelle che fanno più gola all’intelligenza artificiale perché sfondano l’attitudine tutta umana alla creatività. Non manca il dono della scrittura. In Giappone il racconto creato da una macchina ha partecipato a un premio letterario superando le prime selezioni. Il romanziere automatizzato arriva dopo un lungo elenco di aspiranti giornalisti robot. La società Automated Insights in un anno ha prodotto un miliardo di articoli per i suoi clienti, tra cui figurano anche Yahoo e Associated Press.

Un’altra società specializzata nella produzione di computer che apprendono le tecniche giornalistiche è la Narrative Science. I settori preferiti dei redattori automatizzati – funzionano con un sistema chiamato Quill – sono lo sport e l’economia. E i lettori non sembrano disprezzare la novità. In un sondaggio condotto dal professore svedese Christer Clerwall gli articoli prodotti da mano umana sono risultati più piacevoli, ma quelli di polso robotico sono stati definiti più affidabili. L’ottimistica speranza della Narrative Science è l’assegnazione del premio Pulitzer a una macchina entro 5 anni. Fanno anche un’inquietante premonizione: il 90% del giornalismo sarà automatizzato prima del 2030.

Il musicista

Le macchine hanno talento anche nella musica. Le sperimentazioni in questo campo partono negli anni ’80 quando viene creato il primo pianista robot in grado di leggere gli spartiti e riprodurli. L’ultimo prodotto non ha neanche bisogno di un automa per produrre musica. È un pianoforte – produrlo è costato 9.000 sterline – che suona da solo. Basta scegliere la propria composizione preferita sull’iPod collegato e i tasti cominceranno a muoversi su e giù. La prima uscita pubblica si è tenuta fuori dall’università di Cambridge.

Anni fa, poco dopo l’entrata del nuovo millennio, sono state sperimentate alcune band interamente composte da robot. La Toyota ha creato un’intera schiera di musicisti automatizzati: trombettista, batterista, ma anche il DJ. L’università di Tokyo invece, ha inciso un disco con le canzoni del gruppo musicale Z-Machines. Ovviamente, nessun essere umano. E lo stesso è successo in Germania: il nome del complesso è Compressorhead.

E così via per il barista, il tassista, il cameriere, l’infermiere ecc. ecc., ma il resto dell’articolo lo trovate qui www.corriere.it

4 pensieri su “Entro il 2020 ci saranno più disoccupati grazie ai robot.

  1. sono della linea non allarmista, nel senso che la questione potrebbe essere quella di considerare il robot non tanto come sostituzione dell’umano quanto creatura proteica dell’umano stesso, o della natura, se vogliamo. Il problema della sostituzione esiste, ma c’è anche da considerare l’interazione tra robot e uomo e…
    non so, lascio queste riflessioni molto libere, molto a spunto. Ogni cosa è come la si gestisce. Il vero problema resta sempre il modo in cui si sfruttano le ‘potenzialità’, i modi in cui si governeranno le cose…
    un buon fine settimana
    un bel da riflettere…

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: Tecnologia: dopo gli scrittori, anche per i pittori si prospettano tempi duri. | Liberi di Essere

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