Da Dangerous Waters a Sea Hunter, quando un videogioco diventa realtà.

Ogni giorno si fa sempre più concreta la possibilità di trasformare la guerra in un gioco da tavolo, in un gioco da poter controllare rimanendo comodamente seduti sulle poltrone. Nel continuare le ricerche sul piano “automatizzazione della guerra”, gli Usa sono senza dubbio al comando della lista e proprio in questi giorni hanno battezzato il loro Sea Hunter. Si tratta della prima piattaforma automatizzata, progettata per rilevare i sottomarini in navigazione nell’oceano. A detta del Pentagono: la Sea Hunter rappresenta l’alba di una nuova era nella tattica navale e nel campo dell’automatizzazione.

sea hunter

Il drone Sea Hunter, va a posizionarsi nel grande programma ACTUV (Anti-submarine Warfare Continuous Trail Unmanned Vessel) rispettando il concetto del “dislocamento indipendente globale”. Capace di navigare a circa 27 nodi e restare in mare per un tempo approssimativo di 70/90 giorni (a secondo del consumo di carburante) ovviamente senza alcuna presenza umana, che rimarrà sulla propria poltrona a gestirne i controlli; il cosiddetto “remote supervisory control”. Meno perdite umane e missioni prolungate, questi sono i punti positivi indicati dal Pentagono come i cavalli di battaglia del ricognitore anti-sottomarino diesel, il quale utilizzerà dei sensori di bordo per monitorare il “traffico” nelle profondità dei mari grazie al suo radar a lungo e corto raggio. Le sue dimensioni sono relativamente ridotte a 140 tonnellate e 40 metri di lunghezza, che la rendono maneggevole e robusta, facendo scendere i costi di manutenzione fino a 20 mila dollari al giorno, contro i 700 mila dollari richiesti da un incrociatore. (briciole)

Una differenza notevole che porta il Pentagono a puntare in alto “Contiamo di avere in mare una flotta automatizzata in grado di compiere svariati compiti, entro i prossimi cinque anni.” (dovremmo cominciare a chiderci quali siano questi compiti)

Dangerous waters

Un gioiellino del genere dovrebbe poter contare su un software avanzatissimo e di tutto rispetto, ed infatti il cervello del drone è stato sviluppato sulle strategie degli utenti umani che hanno giocato alla simulazione “Dangerous Waters” sviluppato dalla Sonalysts Combat Simulations e rilasciato nel 2005. Non siete folli e avete capito bene. Si tratta proprio di un videogioco di guerra, i cui giocatori, e le loro tattiche, sono stati esaminati a fondo per dar modo alla DARPA (si sempre lei) di poter scrivere il software secondo gli approcci utilizzati nella simulazione di combattimento.

La scusante è sempre la stessa. Il timore di essere attaccati dal mondo intero (che avranno mai fatto di male, questi americani, per temere attacchi a destra e a manca). C’è da dire che il sottomarino diesel è stato ampiamente rimpiazzato da modernissime macchine atomiche e silenziose, ma il programma ACTUV nasce con l’obiettivo di monitorare proprio i sottomarini diesel che sembrano continuare a proliferare nel globo, grazie al loro basso costo di accesso. L’Iran dovrebbe averne in servizio 17, i cinesi 53. Il costo finale di ogni ACTUV sarà di venti milioni di dollari e i test in mare si concluderanno soltanto nel settembre del 2017. Tuttavia, si conosce già la data del presunto primo dislocamento indipendente globale (fatevi le giuste domande sul significato di globale) che avverrà nel 2020.

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