Melinda, la mela conservata nel cuore della montagna.

Scavare 90.000 mq di Dolomia (roccia sedimentaria costituita da Carbonato doppio di calcio e Magnesio) per realizzarvi 12 celle ipogee per la conservazione delle mele. Melinda ha pensato di sfruttare la miniera di dolomia, ammasso roccioso Rio Maggiore in Val di Non e già utilizzata dalla Tassullo Materiali, per conservare 10.000 tonnellate di mele prodotte dalle numerose cooperative che ne fanno parte. I magazzini ipogei, così vengono chiamati, sono in grado di conservare il cibo in un ambiente ad atmosfera controllata, presentando (a loro dire) numerosi vantaggi e garantendo spazio abbondante ad una sempre più crescente produzione. Il tutto ad una profondità di 275 metri sotto il suolo terrestre.

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L’idea nasce nel 2010, da una collaborazione tra il Consorzio Melinda e l’azienda Tassullo, e prende forma nell’ottobre 2014. Un’operazione da 7 milioni e mezzo di euro, metà a carico di Melinda (non ci è dato a sapere chi abbia sborsato la restante parte). Gli amministratori della Melinda ci tengono a precisare che credono molto in questo progetto e che hanno intenzione di sviluppare il magazzino, fino ad una capacità di 50 mila tonnellate di stoccaggio. Tra l’altro ci fanno sapere di aver già iniziato un’importante attività commerciale con la Gdo inglese Asda, la quale acquisterà e venderà nel Regno Unito, mele Golden immagazzinate nella struttura ipogea.

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Quali sono questi vantaggi?

Energia: Sembra che l’impianto possa garantire un minor consumo energetico ed anche idrico, dovuto al fatto di poter sfruttare la geotermia per raffreddare i compressori, evitando le così costose, ingombranti e inquinanti costruzioni esterne. Il magazzino naturale è costituito da materiali isolanti che assicurano proprietà termiche ottimali alla conservazione del cibo che, rispetto alle celle frigorifere meccaniche, rimarranno invariate nel tempo, garantendo un minor utilizzo di risorse energetiche. Sembra, infatti, che il consumo di energia elettrica sia inferiore del 70% rispetto agli impianti realizzati in superficie. La temperatura naturale costante negli spazi sotterranei è di 10°C.

Territorio: Melinda ci tiene a precisare che tale magazzino contribuisce anche ad eliminare il consumo di territorio a vantaggio del tutto paesaggistico. All’esterno del complesso rimarranno esclusivamente le strutture strettamente necessarie al carico e scarico merce, mentre il resto dell’impianto è all’interno della montagna.

Acqua: I bacini ipogei sotterranei, utilizzati per accumulare l’acqua proveniente dal suolo della montagna, sono stati integrati al ciclo frigorifero necessario alla conservazione della frutta. La condensazione dovuta allo sbalzo termico, la bassa temperatura dell’acqua che si scontra con il calore degli impianti, aumenta il rendimento dello stesso impianto refrigerante, eliminandone i consumi.

Ambiente: I dati riportati da Melinda, indicano che le qualità coibentanti naturali della roccia dolomitica, abbiano evitato l’utilizzo di isolanti artificiali (materiali che andrebbero smaltiti a fine vita con costi elevati, sia di denaro che ambientali).

Tutto sembra essere stato studiato nei minimi particolari e l’impianto frigorifero semi-naturale, sembrerebbe garantire la conservazione della merce (in questo caso si tratta di mele) in maniera efficiente e controllata.
Eppure, non tutti sono d’accordo con questa pratica e ci sono dissenzi addirittura all’interno della stessa Melinda.
Alcuni gridano al fallimento del progetto (con costi superiori ai 30 milioni di euro) e che l’opera sia stata creata solamente per salvare l’azienda Tassullo (vedi articolo sul Consigliere leghista Maurizio Fugatti).
Certo la trovata sembra essere rivoluzionaria. Dico sembra, poiché tale esperimento è stato già adottato a Svalbard per la conservazione delle sementi, anche se in un ambiente creato artificialmente e non del tutto naturale. Melinda ha ricevuto due premi per l’innovazione: il Good Energy Award di Bernoni Grand Thornton e il Sodalitas Social Award, a riconoscimento degli “sforzi” fatti nel campo ambientale.

Progresso o ideologia del Vault? Staremo a vedere!

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4 pensieri su “Melinda, la mela conservata nel cuore della montagna.

  1. A livello ingegneristico e biologico sembra un buon progetto. Mi chiedo, però, se è giusto svuotare una montagna per scopi industriali privati e quali potranno essere nel tempo le conseguenze al territorio. Comunque, io sono felice di possedere un pezzettino di bosco (etneo) e di consumare mele ottime e maturate al sole, col vento e con la pioggia. Le conservo qualche mese in una cascina del bosco e quando finiscono o si guastano, semplicemente mangio altra frutta di stagione, che per fortuna esiste.

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    • Ti capisco! Vedrai che col tempo verrà fuori la vera motivazione del progetto. Comunque, per essere precisi, la montagna era già stata svuotata dall’azienda Tassullo (lavorano la Dolomia). Melinda è subentrata per salvare capra e cavoli. 🙂

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