Casa passiva: Che cos’è, e quanto si risparmia!

Il concetto di “Casa passiva” o Passivhaus (il suo nome originale tedesco), nasce nell’anno 1988 dal lavoro congiunto di due studiosi nordeuropei: Wolfgang Feist e Bo Adamson. I due ricercatori decisero che era giunto il momento di concepire una nuova generazione di abitazioni, le quali, sfruttando la qualità dei materiali e l’esposizione ai raggi solari, fossero in grado di ridurre al minimo il fabbisogno energetico per il riscaldamento interno dell’edificio.
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Inutile dire che il risultato di quella collaborazione fu sorprendente!

I due uomini scoprirono che con il corretto coordinamento dei vari dispositivi, si potevano creare edifici che non avevano quasi bisogno di essere riscaldati, perfino nel clima freddo dei paesi del nord! Una scoperta che rappresenta uno dei più preziosi contributi offerti allo sviluppo di un’edilizia sostenibile.

Interessante è il fatto che i materiali, e i dispositivi utilizzati, non fossero il risultato di nuove scoperte, ma di un sapiente e ragionato riutilizzo. Coibentazione delle pareti, infissi termici, posizionamento dell’edificio (per migliorare l’esposizione solare), impianto di ventilazione (per recuperare calore durante la necessaria circolazione dell’aria tra interno ed esterno).

Da quel momento le case passive si diffusero a grandi passi, ed oggi possiamo notarle nei paesi dell’Europa centro-settentrionale, Germania, Svezia, Austria, Olanda, Svizzera, Francia, ed anche negli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’Italia, il progetto è ancora in fase di studio per via del clima mediterraneo.

Anche se l’argomento è stato già trattato in uno dei post precedenti, useremo questo articolo per approfondire alcuni concetti.
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Come funziona una casa passiva?

Dal punto di vista tecnico, deve la sua efficienza alla combinazione di una serie di accorgimenti essenziali: isolamento termico, calore interno, finestre termiche, forma ed esposizione e ventilazione. Ma vediamoli da vicino.

Isolamento termico:

E’ ottenuto non solo grazie all’aumento dello spessore del materiale isolante (circa 30 centimetri contro gli 8-10 centimetri delle case tradizionali) ma anche e soprattutto collocando l’isolante nello strato più esterno della parete, anziché nel lato interno come normalmente avviene. L’isolante è disposto su tutte le pareti esterne dell’edificio nella loro interezza, senza tralasciare la corretta coibentazione del tetto.

Calore interno:

Grazie al perfetto isolamento termico, l’edificio riesce a riscaldarsi grazie a fonti di calore che si trovano i tutte le case ma che di solito passano inosservate: gli elettrodomestici attivi, l’illuminazione, il sole che entra dalle finestre, la cucina, l’acqua calda che scorre nel bagno, gli stessi esseri umani che vi abitano. Benché minima, la quantità di calore prodotta da queste fonti risulta niente affatto trascurabile quando viene adeguatamente preservata.
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Finestre termiche:

Un punto debole nell’isolamento degli edifici è generalmente costituito dalle finestre. In una casa passiva il vetro delle finestre è triplo anziché doppio. La superficie vetrata diventa in questo modo più isolante della cornice stessa dell’infisso, motivo per cui si tende a progettare poche grandi finestre invece che tante finestre piccole: le finestre grandi aumentano la luminosità e il calore prodotto dai raggi del sole, mentre diminuisco le perdite di calore attraverso la struttura dell’infisso.

Forma ed esposizione:

L’isolamento termico è ottenuto anche grazie allo studio della forma dell’edificio: edifici di volume compatto mantengono meglio il calore rispetto a edifici dal volume spezzettato o distribuito. E’ inoltre importante prevedere una corretta esposizione dell’edificio rispetto al sole, in modo che le pareti più soleggiate siano capaci di assorbire il calore, per esempio attraverso superfici vetrate, mentre le pareti più fredde e meno soleggiate siano perfettamente coibentate. Nei climi temperati occorre prevedere, al tempo stesso, una sufficiente ombreggiatura delle pareti rivolte verso il sole, in modo da mantenere la casa fresca nei mesi estivi.

Ventilazione:

La circolazione dell’aria tra interno ed esterno è necessaria in tutti gli edifici ma in genere provoca forti perdite di calore. Nella casa passiva il problema è aggirato grazie a una ventilazione controllata, che attraverso un motore ad alta efficienza energetica e un apposito dispositivo per lo scambio di calore, permette all’aria in entrata di assorbire fino all’80-90% del calore dell’aria in uscita, prima di circolare all’interno.

La ventilazione controllata serve anche a uniformare la temperatura delle diverse stanze dell’edificio, recuperando il calore dalle stanze dove se ne produce di più (come il bagno, la cucina, e gli ambiente più affollati), per cederlo alle stanze più fredde come le camere da letto e il soggiorno, e al contempo ricambiare l’aria viziata.

Molti sono i progetti e tante le soluzioni adattate alle diverse necessità. Alcune case sfruttano ad esempio la geotermia, il calore naturale del terreno, attraverso tubature interrate nel giardino che si diramano nell’edificio. In alcuni casi lo studio dell’esposizione solare è abbinato all’uso di moderne tecnologie fotovoltaiche, mentre l’ombreggiatura può essere fatta sia con elementi architettonici, sia grazie alla piantumazione di specie vegetali adeguate, lasciando passare i raggi del sole quando sono più necessari. Per i materiali da utilizzare le possibilità sono ampie: legno, mattoni, o cemento ad impatto ecologico ridotto.

I difetti di una Casa passiva: I costi e il clima.
Per il primo difetto, (il costo), è importante sapere che le risorse da investire sulla costruzione di una casa passiva, sono molte e ammortizzabili in un tempo molto lungo. I costi elevati sono dovuti all’alta qualità dei materiali, al lavoro dei professionisti del settore e alla necessità di utilizzare tecnologie d’avanguardia. Ovviamente senza dimenticare i costi delle pratiche burocratiche, il costo del terreno e, immancabili come sempre, le relative tasse.

Per il secondo difetto possiamo porre l’esempio dell’Italia, ricordandoci che le case passive sono state ideate per poter vivere nel freddo clima dell’Europa continentale, e che i progetti iniziali non saranno sufficienti a sopperire alla diversità climatica. In molte regioni italiane il sole e l’afa estivi costituiscono un problema molto maggiore rispetto ai rigori dell’inverno, e questo deve essere tenuto di conto al momento della progettazione.
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Nonostante tutto, con la casa passiva il risparmio c’è!
Una casa passiva (efficiente) necessita soltanto di 1,5 litri di carburante (equivalenti a circa 15 Kwh) per metro quadrato di superficie abitativa, contro i 10-12 litri consumati da una casa tradizionale per il solo riscaldamento: siamo a un risparmio del 90%! La prima casa passiva costruita in Italia (precisamente in Lombardia), in un anno ha consumato energia per riscaldamento e raffreddamento, per un valore totale di 100 euro, e stiamo parlando di una villetta di tre piani con una superficie complessiva di circa 600 metri quadrati.

Auguriamoci che le case passive possano diventare al più presto uno standard abitativo anche qui in Italia.

Fonte Web

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2 pensieri su “Casa passiva: Che cos’è, e quanto si risparmia!

  1. Le risorse necessarie sono ingenti; tuttavia, il primo problema è la località: se devi vivere in città, è impossibile edificare una casa passiva. In montagna o al mare, magari come seconda casa, tasse a parte!, se il regolamento del comune lo permette, è un’ottima soluzione 😀
    Ciao
    Sid

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