Frank Vincent Serpico, il grande coraggio di un piccolo uomo.

Quando vidi per la prima volta il film che narrava le sue vicende, decisi subito che sarebbe diventato il mio mentore. Il coraggio, l’incorruttibilità e quei sani principi di onestà che trasudavano dalla celluloide, hanno segnato il mio cammino, spingendomi a perseverare nella lotta quotidiana contro il marcio di questa nostra società. Certamente, ciò che si vede nei film non è solitamente paragonabile alla vita reale, eccetto che in rari casi come quello della storia di Frank Serpico. Oggi voglio elogiare questo mio maestro di vita, condividendo con voi la sua storia, le sue vicissitudini, la sua lotta contro una corruzione che ha tentato più volte di piegarlo al suo volere, ma che non ha fatto altro che ingigantire le sue gesta, rendendo immortale il grande coraggio di un piccolo uomo che mi pregio di annoverare tra i miei connazionali, le cui radici nascono nel meridione di questo nostro Paese.

Frank Serpico

Frank Vincent Serpico

In questo articolo mi limiterò a riportare quanto di lui è già conosciuto a molti, nella speranza che la sua storia possa invogliare chi ignora la sua esistenza, a voler conoscere il personaggio che si cela dietro i panni cinematografici del grande Al Pacino, che lo ha interpretato magistralmente nel film a lui ispirato.

Francesco Vincent Serpico, meglio noto come Frank Serpico è un ex poliziotto statunitense, noto per il suo impegno nel denunciare un grosso caso di corruzione all’interno della polizia nel 1971. Nato a Brooklyn il 14 aprile 1936 da Vincenzo e Maria Giovanna Serpico, due emigrati italiani provenienti da Marigliano un comune dell’entroterra napoletano, Serpico si arruola diciottenne nell’esercito statunitense, prestando per due anni servizio in Corea. Al suo rientro in patria, inizia a lavorare come investigatore privato a tempo parziale e, nel frattempo, riesce a completare gli studi al college.

Al Pacino nei panni di Frank Serpico

Al Pacino nei panni di Frank Serpico

Nel 1959, all’età di ventitré anni, entra nel dipartimento di polizia di New York (dove presterà servizio per dodici anni) e viene subito assegnato all’ottantunesimo distretto dove inizia a rendersi conto di una diffusa negligenza e propensione alla corruzione da parte dei suoi colleghi. Due anni dopo viene trasferito al BCI (Bureau of Criminal Identification), dove lavorerà fino al 1965 con la mansione di catalogazione delle impronte digitali. Questo veniva erroneamente considerato un percorso obbligato per chi, come Serpico, voleva intraprendere la carriera di detective. Nel 1965 viene trasferito al settantesimo distretto, e successivamente al novantesimo.

In seguito di una sua personalissima richiesta, Serpico ottiene di lavorare in borghese per meglio confondersi con la massa e, nel frattempo, impara a parlare lo spagnolo (lingua molto diffusa nell’ambiente malavitoso), ma la consapevolezza e il disgusto causati dal riscontro quotidiano con una corruzione così organizzata all’interno del distretto, lo portano a chiedere consiglio al comandante di polizia Cornelius J. Behan, il quale lo fa trasferire immediatamente alla settima divisione, assicurandogli l’assolutamente trasparenza e pulizia del distretto. Tuttavia, contrariamente a quanto prospettato, Serpico si rende conto di una situazione addirittura peggiore delle precedenti, dove la quasi totalità delle operazioni sono volte al mantenimento di un equilibrio tra le forze di polizia e gli scommettitori locali. Alcuni agenti smettevano addirittura di fare il proprio dovere, dedicandosi esclusivamente al ritiro del denaro dei malfattori che pagavano una quota mensile per ottenere il permesso di delinquere senza alcun rischio.

Numerosi sono i tentativi di Serpico di denunciare la situazione ai suoi superiori, dal commissario John F. Walsh fino all’allora sindaco di New York John Lindsay. Nonostante l’appoggio di un altro agente, David Durk, nessuno di essi va a buon fine. Al rientro da un viaggio in Europa, il pesante interrogatorio a cui viene sottoposto da parte della polizia doganale di New York lo convince a rivolgersi al New York Times, che rende pubbliche le informazioni sulla corruzione nel dipartimento di polizia, suscitando un notevole scalpore, tanto che John Lindsay è costretto a incaricare il giudice Whittmann Knapp di presiedere un’apposita commissione d’inchiesta con conseguente trasferimento di Serpico presso il dipartimento antidroga (chiaramente una punizione per non aver taciuto).
Serpico frankLa notte del 3 febbraio 1971, durante un’operazione antidroga al numero 778 di Driggs Avenue, nel quartiere newyorkese di Williamsburg, Frank Serpico fu mandato in avanscoperta da parte dei suoi colleghi anziani, in quanto capace di parlare lo spagnolo, e qui rimane incastrato nella porta di casa dello spacciatore e colpito al volto da un colpo di pistola sparato a bruciapelo senza che i colleghi avessero fatto qualcosa per aiutarlo.(In un’intervista del luglio 2013, Frank smentì l’episodio, sostenendo che questa era la dinamica rappresentata nel film a lui ispirato, mentre quella sera in realtà non ebbe le mani incastrate nella porta, ma fu lui a sparare allo spacciatore, il quale a sua volta gli esplose un colpo di pistola in faccia).

Serpico viene trasportato al Greenpoint Hospital da una pattuglia di polizia chiamata, non dai colleghi, bensì da un signore spagnolo della zona. Il proiettile era penetrato nella guancia sinistra e uno dei frammenti si era fermato a mezzo centimetro dall’arteria carotide, lasciandolo sordo all’orecchio sinistro. Molti ritennero che l’incidente fosse un tentativo da parte della polizia stessa di ridurre Serpico al silenzio. Qualche mese dopo Serpico testimonia di fronte alla Commissione Knapp, rivelando tutti i suoi tentativi falliti di denunciare la corruzione presso le più alte cariche della polizia e lo stato di connivenza e omertà riscontrati. Numerosi furono i testimoni chiamati a deporre e gli agenti incriminati e condannati dalla commissione per corruzione e tangenti. La commissione diede poi vita a una serie di iniziative di “pulizia” del dipartimento di polizia.
Frank Vincent SerpicoAl termine della vicenda, Frank Serpico, dopo aver ottenuto il distintivo da detective (la placca d’oro) e una medaglia d’onore, lascia la polizia nel giugno 1972 e si trasferisce dapprima in Svizzera, ed in seguito comincia a viaggiare e studiare per l’Europa, trascorrendovi un decennio. All’inizio degli anni ottanta ritorna negli Stati Uniti, tenendo conferenze presso università e scuole di polizia e fornendo sostegno ad altri poliziotti coinvolti nella lotta alla corruzione interna. Nel 1997 promosse presso il New York City Council una proposta legislativa per istituire una commissione indipendente per la sorveglianza e il controllo sulla corruzione e sull’abuso di violenza della polizia di New York, nella speranza di poter fornire uno strumento di sostegno ai poliziotti onesti per poter denunciare in totale sicurezza gli episodi di cui erano stati testimoni. Negli ultimi anni ha fondato una casa di produzione impegnata in progetti mirati a promuovere e diffondere principi etici più rigorosi nell’ambito delle forze dell’ordine.

Il 27 giugno 2013 gli viene assegnato il Premio San Michele Arcangelo dalla sezione USA dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato, un riconoscimento ufficiale della stessa Polizia di Stato, con il patrocinio del Ministero dell’Interno. Durante la cerimonia, gli viene consegnato il Passaporto Italiano, dopo un lungo accertamento del presidente dell’ANPS USA, Ispettore Capo Sergio Cirelli, a stabilirne la cittadinanza per iure sanguinis.

Con lo sguardo lucido, barba grigia e un modo di parlare a scatti che ricorda la sveltezza fisica di un tempo, Serpico vive oggi ad Harlemville, con la sua compagna francese Elle, in una casa di legno che si è costruito con le sue stesse mani negli anni ottanta. Alleva polli e coltiva l’orto perché gli piace mangiare solo sani cibi organici e godersi una dimensione bucolica che prima o poi cercherà anche in Italia, dove vuol tornare e dove vivono i suoi parenti.
Serpico
«Nella vita ho preso le mie responsabilità molto seriamente. Questa, secondo loro, è la mia colpa. Il problema è che molti cercano ancora di distruggere l’onore di quanto ho fatto. Personalmente mi interessa poco, ma non posso lasciare che i giovani crescano pensando che chi fa il proprio dovere, chi denuncia la corruzione, è un traditore malfattore.» Serpico al Daily News.

Curiosità:
Serpico sta scrivendo da decenni un libro che forse non finirà mai, con cui vorrebbe chiarire tutti i punti oscuri della sua storia. Nel frattempo, si limita a dire che «Mi piacerebbe sapere perché i miei colleghi non lanciarono l’allarme, quando gli spacciatori mi spararono in faccia. Non l’ho mai scoperto». A questo punto non cerca più gloria, soldi, o riconoscimenti, però gli dispiace che la corruzione sia ancora ovunque tra i poliziotti, e prima di andarsene vorrebbe vedere qualche segnale che il Dipartimento fa sul serio per combatterla. A quel punto toglierebbe volentieri il disturbo, con l’anima in pace: «Non voglio necrologi sui giornali o elogi. Mi basta una pietra sulla mia tomba, con un buco scavato dentro. Un buco dove si raccolga l’acqua, così che gli uccelli possano venire a bere».

Fonte web

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