Il piano dell’Europa per competere con gli Stati Uniti nel dominio di internet.

Forse il modo migliore per riuscire a capire il piano dell’UE, di creare un cosiddetto mercato unico digitale in Europa, è quello di pensare allo streaming. Gli americani danno per scontato che se un utente della California dovesse andare in vacanza a New York, il suo abbonamento Netflix funzionerà anche quando avrà raggiunto l’hotel. Ma se qualcuno dal Regno Unito andasse in vacanza, ad esempio, in Portogallo, il proprio account risulterà chiuso dalle miriadi di leggi europee sul diritto d’autore, che impongono a Netflix di dover negoziare i diritti paese per paese. Questo è il tipo di problema che i politici europei vogliono risolvere: un problema che ricopre tutto, dallo streaming alla consegna pacchi e fino alle telecomunicazioni.

L’unico modo per fare questo, sembra essere quello di abbattere le barriere digitali dei 28 Stati membri dell’UE.

Piano ufficializzato in questi giorni e che vede un target di ben 16 obiettivi da dover raggiungere, prima di poter coronare l’obiettivo finale: rendere la vita più facile ad una popolazione di 500 milioni di utenti e aumentare le prospettive delle società europee tech. Così si rende necessaria una corretta e completa analisi del “ruolo delle piattaforme online”, nella fattispecie i social media, l’e-commerce, i motori di ricerca e la raccolta dei dati sensibili dei clienti.

“Qualora volessero competere, le imprese europee dovrebbero poter accedere a più utenti”
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Per i politici europei, i vantaggi del mercato unico digitale sono chiari. La Commissione Europea ritiene che il mercato unico digitale aggiungerebbe circa 340.000.000.000 di euro al PIL europeo e potrebbe creare 3,8 milioni di posti di lavoro, grazie all’accesso ad una clientela più vasta. Rispetto agli Stati Uniti, in Europa le imprese devono divincolarsi tra i numerosi ostacoli rappresentati dalle leggi sui codici fiscali, prima di poter vendere prodotti ai propri vicini, cosa che non accade in altre parti del mondo.
digitaleterrestre
“Il mercato digitale europeo è ancora troppo frammentato.”, dice l’analista di Forrester, Thomas Husson. “La rimozione delle barriere interne dell’UE, aiuterebbe lo sviluppo le imprese europee e l’apporto di nuove aziende extra UE. Se prendiamo esempio dal settore delle telecomunicazioni,  la crescita di aziende come Vodafone, Orange e Telefonica è avvenutagrazie ai mercati al di fuori dell’UE, e lo stesso si potrebbe dire per l’e-commerce”.

Tuttavia, i critici sostengono che sbarazzarsi di questa sorta di geo-blocco, potrebbe avere effetti dannosi. Con il sistema odierno, le aziende possono scegliere dove promuovere i propri contenuti, avvalendosi dei guadagni sulla licenza (Copyright) per compensare i costi della localizzazione degli spettacoli; inoltre, questa politica riesce a tenere a bada il tentativo d’invasione straniera. Nel mese di febbraio, l’ufficio governativo francese dedicato alla UE,  ha espreso forti dubbi sulla revisione del principio di territorialità, dicendo apertamente che potrebbe portare alla decadenza della cultura europea.”

C’è da dire che le discussioni sul mercato digitale e le sue leggi, vanno avanti già da parecchi anni e non trattano soltanto di questioni prettamente economiche. Esse riguardano anche l’aspetto privacy e il trattamento dei dati dell’utenza, divenendo dei veri e propri dibattiti a sfondo politico-sociale, che portano a galla i problemi legati alla sicurezza e al potere esercitato sulla sorveglianza, che paesi come il Regno Unito e la Francia tengono a cuore. Resta comunque il fatto che il mondo digitale ha ormai intrecciato le nostre vite, e tali problemi dovranno essere affrontati con cognizione di causa.

Fonte Web

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