La fiaba popolare

Le fiabe sono state tramandate a voce di generazione in generazione per lunghi secoli, modificate, intrecciate tra loro da parte di chi le narrava con una tale capacità da dare origine a nuove fiabe. Rappresentavano la vera vita della gente povera, delle loro storie, delle loro credenze e anche delle loro paure, divertendo sia i giovani che gli adulti che si riunivano in comunità per poterle ascoltare.

il pifferaio magico
Caratterizzate da racconti medio-brevi e centrati su avvenimenti e personaggi fantastici come le fate, gli orchi, i giganti, gli eroi, e raccontate da contadini, pescatori, pastori e montanari attorno al focolare, nelle aie o nelle stalle, a scopo di divertimento ma anche con un certo scopo formativo.
Il linguaggio del narratore era molto sgrammaticato e ricco di detti popolari e, ovviamente, non mancavano gli errori.
Nonostante la tendenza a considerare la fiaba e la favola come la stessa cosa, si tratta invece di generi ben distinti: la favola è un componimento della durata di poche righe con protagonisti generalmente della specie animale o esseri inanimati in un contesto realistico; la fiaba ha invece un intento allegorico e morale molto esplicito, e possiede un elemento importante rappresentato dal fantastico e dal magico, che è una caratteristica assente nella favola. Inoltre, le fiabe raccontano alcuni aspetti del reale: “Pollicino”, “Cenerentola”, “Biancaneve”, possono essere visti come esempi della quotidianità del secolo scorso, con il loro immancabile ed infallibile lieto fine: “E vissero felici e contenti”.

Tutte le fiabe del mondo si assomigliano?
Possiamo dire con una certa sicurezza che sono molto simili nelle loro caratteristiche principali:

– L’esposizione generica di luoghi ed epoca: “C’era una volta…”, “In un paese lontano…” senza aggiungere alcun riferimento;
– La rappresentazione dell’impossibile era la regola: Molti fatti narrati possono accadere solo per magia e molti personaggi esistono solo nella fantasia popolare, di origine leggendaria, oppure concetti puramente astratti come il bisogno, il male, il dolore, ecc;
– La rappresentazione della classe di appartenenza: buoni o cattivi, furbi o stupidi, ricchi o poveri;
– La ripetizione degli elementi chiave, allo scopo di allungare la storia;
– Il lieto fine: I buoni e i coraggiosi vengono premiati, le ragazze povere diventano principesse;
– La morale: A volte espressa poco chiaramente rispetto alla favola, ma è comunque sempre presente a scopo didattico ed insegna a rispettare gli anziani e la famiglia, ad onorare le autorità, ad essere coraggiosi, ecc.

Le fiabe popolari sono sempre state tramandate oralmente finché alcuni scrittori decisero di raccoglierle per conservarle intatte e così proteggere la viva voce del popolo. Fra i trascrittori di fiabe più noti della tradizione europea si possono citare Giambattista Basile, Charles Perrault, i fratelli Grimm, Italo Calvino, William Butler Yeats e Aleksandr Afanas’ev. Mentre, fra gli inventori di fiabe più celebri ci sono: il danese Hans Christian Andersen, l’italiano Collodi (papà di Pinocchio) e il britannico James Matthew Barrie (papà di Peter Pan).

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