Privacy: la polizia potrà accedere ai pc degli italiani

Grazie al decreto anti-terrorismo, varato lo scorso febbraio, la polizia potrà accedere ai dati dei pc degli italiani. Tramite tale decreto, qualora dovesse essere definitivamente approvato, la polizia avrà la possibilità di collegarsi in remoto ai pc dei cittadini, avvalendosi anche dell’intercettazione preventiva, e conservare i relativi dati per 24 mesi.
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Discordanti sono state le dichiarazioni del garante della privacy Antonello Soro, che ha dichiarato: «E’ una stretta alle libertà fondamentali», da quelle del ministro Angelino Alfano: «E’ un passo avanti per garantire la sicurezza collettiva», su una norma che farà certamente discutere.

Il decreto darà la possibilità di utilizzare programmi occulti per quella che è in effetti un’operazione di puro hackeraggio ai danni dei cittadini, i quali si vedranno ridurre drasticamente il proprio diritto alla privacy, attraverso la scusa terroristica che pare creata ad hoc per completare il quadro di controllo globale.

Il Garante della privacy è contro il decreto legge: «L’equilibrio tra protezione dati ed esigenze investigative sembra sbilanciato verso queste ultime, che probabilmente non vengono neppure realmente garantite da strumenti investigativi privi della necessaria selettività. Questa è una misura che va nel senso esattamente opposto a quello indicato alla direttiva europea sulla “data retention” in ragione della natura indiscriminata della misura (applicabile a ciascun cittadino, senza distinzione tra i vari reati e le varie tipologie di comunicazioni tracciate). In quella sede, la Corte ha ribadito la centralità del principio di stretta proporzionalità tra privacy e sicurezza».
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Il decreto, a detta loro, servirà a dare una stretta sulla propaganda jihadista poiché, da una parte rifinanzia le missioni militari all’estero e dall’altra introduce norme per contrastare le nuove forme di terrorismo come le pene severe per quelle persone che non commettono reati sul suolo italiano. Il carcere scatterà anche per i reclutatori, per chi fa propaganda, per chi addestra e servirà a scoraggiare i viaggi in aree a rischio, una norma chiamata «Anti Greta e Vanessa». A detta del Ministro degli Esteri: «Chi intraprenderà viaggi in zone pericolose, avrà l’esclusiva responsabilità sulle conseguenze».

Fonte: lastampa

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