La Piritera, quando anche il peto voleva la sua parte.

La grande ingordigia che caratterizza l’uomo, lo ha sempre portato ad avere problemi gastrici e intestinali con conseguenze problematiche e a volte imbarazzanti. Nonostante questo, l’uomo ha sempre cercato di porre rimedio al problema attraverso la creazione di strumenti adatti allo scopo e, tra questi, il più famoso è senza dubbio la “Piritera“.
piritera

I primi ad utilizzare la Piritera furono i Borboni che nel 1600 la introdussero nel napoletano prendendo l’idea dalla “Vanvera” creata dai veneziani, ma prima di questi veniva utilizzato il “Prallo“, già in voga nell’antico Impero Romano.

Ma andiamo con ordine.

Il “Prallo” era uno strumento molto utilizzato dai Faraoni e Imperatori Romani che lo introducevano nel proprio ano durante i lauti pranzi. Aveva la forma di un uovo, di ceramica o di legno, dotato di due fori comunicanti e al cui interno venivano introdotte erbe e spezie profumate per attutire le flautolenze, evitando di disturbare gli altri commensali, e che emetteva una nota musicale simile ad un fischietto o una trombetta.
prallo

La “Vanvera Veneziana”aveva anch’essa le fattezze di un uovo, ma a questo era collegato ad una sorta d’imbuto che poteva essere allacciato in vita e trasportato comodamente, anche dalla gente comune e soprattutto dalle donne, durante una normale passeggiata o durante una serata di gala. Era costituito da quattro parti e costruito in pelle per potersi adattare ad ogni esigenza e misura di deretano. La sua parte inferiore consisteva in un tubicino che veniva chiuso da uno spago che poteva essere sciolto al momento più opportuno e lontano da sguardi e nasi indiscreti. Creata nel ‘600, è rimasta in voga fino a tutto il ‘700 per scomparire in seguito alla creazione del cappotto. La Vanveva ha dato origine al detto “Parlare a Vanvera”, che nell’espressione più cruda significa: “Parlare con il culo“.

La “Piritera” era inizialmente uno strumento simile ad un piffero e utilizzato fino agli inizi del 1900. Forgiato in ceramica e nella forma di uccello, col beccuccio in oro e corpo smaltato, veniva introdotto nell’ano allo scopo di trasformare i rumori molesti in un canto d’uccello. In quell’epoca erano molto ricercate e molto famose le Piritere di Capo di Monte.
Secondo fonti storiche, sembra che il Principe di Borbone amasse mettersi disteso nella sua portantina, con “piritera” alla mano, ed emettere flautolenze, facendola suonare come un flauto, direttamente in faccia alla gente, mentre questa continuava a gridare ”Lunga vita al Principe“ o “Salute al Principe”.

Nell’ Ottocento nasce la “Piritera di palazzo”o “Piritera da Alcova” che non era altro che una sorta d’imbuto, che veniva posto al di sotto delle coperte e tra gli sposi, collegato ad un tubo che veniva posto al di fuori dalla finestra per espellere le flatulenze.

utilizzoAnche questa scomparirà agli inizi del ‘900 dopo aver visto nascere altre forme e tipologie di strumenti aventi il medesimo scopo.

purcidduzzu ri mari

Purcidduzzu ri mari

Interessante è il fatto che alcuni uomini hanno mantenuto in vita la Piritera dedicandola esclusivamente alla produzione di musica.

piritera musicalePer i più curiosi o per chi ha voglia di farsi due risate, nel seguente video è spiegata la funzionalità del suddetto strumento. Buona visione.

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