Il re è morto! Lunga vita al re!

E così finisce il regno di re Giorgio, non da combattente caduto sul campo, non come spirito guida di una nuova generazione che può ringraziarlo per avergli migliorato la vita, ma con un semplice colpo di penna, quella stessa penna che è stata capace di segretare molte verità scomode e che ha cancellato ogni significato alle parole futuro e democrazia. Un regno durato nove anni che le hanno dato il tempo di fare della costituzione un pezzo di carta privo di alcun valore, sputando addosso a quei valorosi che lottarono per essa e regalandoci al suo posto il decadimento di un intero paese che si è addormentato credendosi sovrano, ma risvegliandosi si è scoperto suddito e senza alcun diritto di difendere se stesso. Come in ogni occasione del genere, alcuni piangeranno per la sua scomparsa prematura, mentre altri si roderanno il fegato per non aver avuto l’opportunità di esprimerle la propria gratitudine per aver cancellato loro ogni speranza di un sereno futuro, e come loro anche lo scrivente avrebbe tante cose da dirle, forse troppe, ma non la voglio disturbare. Non le dirò addio, non le dirò mi mancherà, le dirò soltanto a mai più rivederci e che il tempo possa cancellare ogni ricordo.

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